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Foxconn: non c'é nessuna città dell'iPod

di Redazione | 19-6-2006

Foxconn, accusata di praticare condizioni di lavoro miserabili negli stabilimenti dove si assembla iPod, respinge sdegnosamente le accuse che le piovono sul capo dalla stampa britannica e minaccia querele. "I nostri dipendenti sono trattati con la massima dignità e pagati secondo le leggi cinesi. Nell'articolo ci sono solo falsità".

Accuse false e notizie sbagliate. Foxconn liquida in questo modo, con alcune dichirazioni rilasciate alla stampa taiwanese, quanto riportato dal giornale britannico “Mail on Sunday” in un articolo che descriveva condizioni di lavoro degli operai che assemblano gli iPod come ben al di sotto degli standard minimi ritenuti accettabili in occidente. Foxconn, che è uno dei principali contractor di Apple, denuncia l’articolo come “ben distante dalla realtà” citando informazioni sbagliate quali quella inerente il numero degli operai che lavorano nello stabilimento a Longhua che secondo il Mail On Sunday sarebbero 200.000. “Foxconn - dice un portavoce - ha in tutto 160.000 lavoratori in tutto il mondo”. Anche lo stipendio assegnato a ciscun dipendente fissato dal giornale britannico in 50$ sarebbe sbagliato: “la nostra azienda - dice ancora la società taiwanese - rispetta le leggi cinesi che fissano in 700 Yoan (101$) il minimo per chi svolge il suo compito nella zona economica speciale di Shenzen e di 700 Youan (87$) nel resto del paese. Foxconn bolla anche come falsa l’informazione sui dormitori da 100 posti presso i quali sarebbero ospitati i suoi dipendenti: “abbiamo camerate sicure e ben equipaggiate con lavanderie gratuite, impianti sportivi, biblioteche e altre strutture di supporto”. L’articolo appare impreciso anche per quanto concerne altri dettagli, quali il presunto stabilimento che Foxconn avrebbe a Suzhou. In realtà la società cinese (conosciuta anche come Hon Hai Precison Industries) non ha alcuno stabilimento in quella città. La fabbrica citata dal Mail On Sunday potrebbe essere quella di Asustek che però nega anch’essa di applicare difficili condizioni di lavoro e di vita ai propri dipendenti. Foxconn, irritata dall’articolo, minaccia ora querele e avanza il sospetto che tutta la vicenda possa essere una manovra mirata a screditare la sua realtà produttiva.

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