Apple, Google e Microsoft verso l'estero per pagare meno tasse
di Redazione | 30-1-2012
Apple, Google e Microsoft pagano tasse minime sui ricavi generati all'estero: Big G corrisponde circa il 3%, Cupertino il 2,5% e Redmond l'8%. In corso indagini in USA, Francia e Spagna ma la tassazione super leggera è resa possibile dall'ingegneria fiscale e dalle condizioni favorevoli stabilite in Irlanda.
I tre nomi più noti dell'IT mondiale pagano tasse minime sui ricavi generati all'estero: dai report annuali emerge che Google corrisponde circa il 3% in tasse sui profitti generati all'estero, Apple il 2,5% e Microsoft l'8%. Sono in corso indagini da parte della Security and Exchange Commission in USA, altre indagini sembrano siano in corso anche in Francia e Spagna ma la tassazione super leggera per i colossi è resa possibile dall'ingegneria fiscale e dalle condizioni particolarmente favorevoli stabilite in Irlanda.
La propensione alla tassazione super leggera dei colossi IT sui ricavi esteri emerge da un articolo pubblicato da alcune testate che citano El Pais. Risulta interessante come esempio osservare l'ammontare crescente dei profitti generati da Google all'estero rispetto alle tasse corrisposte in USA e invece le somme molto più leggere versate all'estero: per il 2011 Big G ha dichiarato 7,6 miliardi di dollari di ricavi all'estero e 4,7 miliardi di ricavi in USA: l'ammontare delle tasse corrisposte è di 2,3 miliardi di dollari negli Stati Uniti e invece di soli 248 milioni per l'estero.
Oltre a ingegneri esperti e qualificati in hardware e software Apple, Google e Microsoft possono contare anche su esperti di contabilità di primo piano in grado di elaborare complesse strategie fiscali e finanziarie per rendere possibile questo consistente risparmio sulle tasse corrisposte all'estero. In ogni caso sembra che tutto sia in regola e reso possibile grazie alla condizioni favorevoli volute dall'Irlanda, paese in cui le tre multinazionali hanno stabilito le proprie sedi operative per l'Europa. Le operazioni all'estero dei colossi IT sfruttano i vantaggi possibili del regime fiscale irlandese emettendo fatture da quel paese, in più un'altra normativa locale permette di trasferire all'estero i benefici fiscali, permettendo così di evitare anche l'imposta del 12,5% a cui sono soggette le società irlandesi.
La propensione alla tassazione super leggera dei colossi IT sui ricavi esteri emerge da un articolo pubblicato da alcune testate che citano El Pais. Risulta interessante come esempio osservare l'ammontare crescente dei profitti generati da Google all'estero rispetto alle tasse corrisposte in USA e invece le somme molto più leggere versate all'estero: per il 2011 Big G ha dichiarato 7,6 miliardi di dollari di ricavi all'estero e 4,7 miliardi di ricavi in USA: l'ammontare delle tasse corrisposte è di 2,3 miliardi di dollari negli Stati Uniti e invece di soli 248 milioni per l'estero.
Oltre a ingegneri esperti e qualificati in hardware e software Apple, Google e Microsoft possono contare anche su esperti di contabilità di primo piano in grado di elaborare complesse strategie fiscali e finanziarie per rendere possibile questo consistente risparmio sulle tasse corrisposte all'estero. In ogni caso sembra che tutto sia in regola e reso possibile grazie alla condizioni favorevoli volute dall'Irlanda, paese in cui le tre multinazionali hanno stabilito le proprie sedi operative per l'Europa. Le operazioni all'estero dei colossi IT sfruttano i vantaggi possibili del regime fiscale irlandese emettendo fatture da quel paese, in più un'altra normativa locale permette di trasferire all'estero i benefici fiscali, permettendo così di evitare anche l'imposta del 12,5% a cui sono soggette le società irlandesi.
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