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Editoria digitale: tra distribuzione e pirateria

di Vincenzo Lettera | 31-5-2010

Con il lancio internazionale di iPad e di iBookstore si torna a parlare di libri e riviste digitali, buttando un occhio a quello che potrebbe essere il salvagente per l'intero settore editoriale. La transizione dal cartaceo al digitale sembra inevitabile, ma gli editori sono frenati dalla pirateria.

L’iPad è ormai nei negozi, nelle case dei geek, nelle loro mani. Apple ha promesso uno strumento in grado di cambiare il modo di fruire dei contenuti multimediali, che ci si trovi in viaggio o nel salotto di casa. Una delle tante rivoluzioni riguarda la lettura di e-book su lettori portatili, con una nuova piattaforma, l’iBookstore, che secondo molti potrebbe dare non solo una svolta alla distribuzione di contenuti ePub, ma sarebbe anche in grado di salvare l’intero settore dell’editoria dal baratro nel quale sta inesorabilmente precipitando.

Eppure negli States, dove il nuovo dispositivo Apple è già in commercio da settimane, questa rivoluzione non è ancora stata percepita: anzi, casi esemplari come la versione iPad di GQ e di molti quotidiani autorevoli hanno dimostrato che non basta un nome forte per avere successo. Appare chiaro che la transizione dal cartaceo al digitale non si può risolvere passando attraverso semplici lettori di PDF: l’utente medio di iPad pretende, giustamente, un’esperienza del tutto multimediale, che non si limiti al solo testo accompagnato da immagini statiche. 310510-wired-1.jpgCondé Nast, colosso americano nel campo dell’editoria, lo ha sperimentato sulla propria pelle. Dopo il flop di GQ per iPad, su App Store ha fatto capolino la versione digitale della nota rivista di nuove tecnologie Wired: tuttavia, l’applicazione si differenzia enormemente da quelle pubblicate in precedenza dall’editore, offrendo pagine arricchite pesantemente da contenuti multimediali: immagini tridimensionali da ruotare a piacimento, inserti sonori e video, pagine interattive e utili hyperlink. Insomma, Wired per iPad si è presentata fin da subito come una vera e conveniente alternativa alla pubblicazione cartacea, e non solo una mera replica in PDF. I frutti si sono visti: se il numero di punta di GQ ha venduto solo 365 copie su iPad, a Wired sono bastate le prime 24 ore per superare la cifra di 24.000 copie. E’ ovvio che sono molti i fattori da prendere in considerazione: Wired ha un pubblico di lettori più informatizzato ed entusiasta alle nuove tecnologie, oltre che a centinaia di migliaia di abbonati in tutto il mondo, e comunque una buona fetta di lettori ritiene che la versione per iPad sia enormemente migliorabile. Tuttavia, è altrettanto ovvio che l’interattività dell’applicazione ha molto condizionato il suo appeal, al punto che Condé Nast sembra già intenzionata a proseguire lungo questa strada, e sta pianificando un nuovo sistema di abbonamenti assieme alla redazione di Wired.

Per quanto riguarda il settore dei libri, i numeri del potenziale pubblico sono più incoraggianti: secondo gli ultimi dati Istat, le persone che leggono libri hanno superato nel 2009 i 25 milioni, mentre cresce anche il mercato trade del settore librario, che nei primi mesi del 2010 ha fatto girare una quantità di denaro pari al 3,7% in più rispetto all’anno precedente. Eppure, negli Stati Uniti ma soprattutto in Europa molte case editrici guardano ancora con diffidenza alla distribuzione digitale, intimorite dall’ombra costante della pirateria sul diritto d’autore. Se da un lato il mercato degli e-book sta crescendo sempre più, dall’altro diventa sempre più facile e frequente scaricare copie illegali di libri in versione digitale, per poi fruirne comodamente sui propri dispositivi.

Proprio e-book e pirateria sono stati i temi centrali nell’ultima edizione del Salone del Libro di Torino, svoltosi dal 13 al 17 maggio: il principale problema dei libri digitali, spiegano gli editori, sta nel fatto che i formati ePub o PDF sono estremamente semplici da duplicare e diffondere, e a poco vale l’utilizzo di DRM, dal momento che ai lettori è comunque permesso copiare il testo delle opere e incollarlo negli appunti o in una e-mail per poi condividerlo illegalmente. Una soluzione alternativa tentano di proporla gli sviluppatori del progetto Enhanced Press, finora focalizzato nella realizzazione e distribuzione su App Store di fumetti e fotoromanzi in versione digitale. Seguendo una strada che si discosta dallo standard dell’ePub, le opere realizzate con il software proprietario di Enhanced Press non permettono la selezione del testo, ma lasciano che sia l’editore a decidere quali contenuti (testo, immagini e video) saranno duplicabili negli appunti o condivisibili attraverso i social network e le e-mail. Come ammettono gli stessi sviluppatori, non si tratta di una soluzione definitiva alla pirateria, ma è comunque una protezione più efficace rispetto a quelle classiche degli e-book, che ha già attirato l’interesse di numerosi editori italiani.

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Qualunque metodo verrà utilizzato per proteggere il diritto d’autore, tuttavia, è indubbio che l’editoria digitale rappresenti il futuro di libri e riviste: la transizione dal cartaceo sarà probabilmente lenta, ma la richiesta sempre crescente nel mercato dei lettori di e-book, unita al successo di dispositivi come Kindle e iPad, lasciano intendere che tutto, dall’industria agli utenti finali, si sta muovendo in questa direzione.

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