Il Brasile sceglie l'open source
di Redazione | 26-11-2003
Troppo costoso il software proprietario per un paese in via sviluppo e che cerca l'informatizzazione. Così il Brasile sceglie l'open source, spinto dalle politiche sociali di Lula e dalla visione di un ex professore di economia che stravede per Linux.
Troppi 34 milioni di dollari all’anno in licenze per il Brasile, un paese ancora in via di sviluppo e che ha urgenze gravissime in campo sociale ed economico. Investire quei soldi in altri campi non è una scelta ma una necessità. E’ sulla scorta di queste considerazioni che il governo del paese sudamericano condotto dal presidente Luiz Inacio Lula da Silva ha lanciato un progetto per abbracciare Linux.
La decisione di favorire l’open source non giunge inattesa. Lula aveva infatti reclutato per studiare le problematiche connesse all’informatizzazione Sergio Amadeu, un ex professore di economia che ha sviluppato teorie radicalmente a favore dell’open source partendo dal presupposto che lo sviluppo dell’informatica potrà solo produrre un ulteriore gap tra paesi ricchi e paesi poveri. Un libro dello stesso Amadeu (“L’esclusione digitale: miseria nell’era dell’informazione”) svolge la teoria che il consulente di Lula applica nella vita di tutti i giorni usando nel suo lavoro un laptop con Linux.
Proprio sulla scorta dei consigli di Amadeu è stato elaborato un progetto che dovrebbe incrementare l’utilizzo dell’open source nell’ambito dei progetti e degli uffici del governo brasiliano. Il primo passo concreto è stata la firma nei giorni scorsi di una lettera d’intenti in base alla quale IBM fornirà un contributo per l’implementazione di sistemi Linux in ambito amministrativo; tra i primi impieghi l’utilizzo nelle macchine per la votazione elettronica, 400.000 computer di cui il 20% utilizza al momento una variante di Windows.
Proprio Microsoft potrebbe essere la prima società a pagare per la scelta open source del Brasile. Attualmente tra il 6 e il 10% del fatturato annuo di Redmond nel paese sudamericano, il più grande e il più ricco del continente, deriva da vendite al Governo. Ma anche nel settore privato la ricaduta potrebbe essere pesante. Molte società, anch’esse pressate dai costi del software proprietario, stanno scegliendo l’open source e la scelta del governo potrebbe dare grande impulso a Linux. E dal Brasile il contagio per l’open source potrebbe estendersi anche ad altri paesi dell’America Latina, tutti alla ricerca di un sistema per incrementare l’informatizzazione senza incidere sul bilancio statale e quello misero dei loro cittadini.
Forse anche in vista di questo rischio che Microsof, nonostante il governo brasiliano non abbia alcuna intenzione di imporre per legge Linux nei sistemi governativi, lancia un allarme paventando il rischio “di un’isola tecnologica imposta dall’alto in tutto il Brasile” e appellandosi alla necessità che sia il mercato a decidere.
Categorie: Voci dalla Rete, Think Linux
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