Piccoli grandi problemi per l'enciclopedia "libera"
di Antonio Dini | 05-12-2005
Altro piccolo "inciampo" per Wikipedia, l'enciclopedia gratuita e volontaria: chi scrive cosa? E perché? Arrivano nuove polemiche dopo che altri utenti hanno scoperto di aver scritto cose non proprio precisissime. E che altri, citati in maniera un po' leggera, si sono risentiti. L'utopia si avvicina al contatto con la dura realtà?
Guelfi e Ghibellini. Open Source e Microsoft. Ma anche Alfa e Lancia, Juve e Toro, insomma: sceglietene una, basta che sia ad un estremo. E troverete sicuramente qualcuno che sta dall'altra parte. Proprio all'opposto. La tendenza pare sia questa, del bipolarismo delle idee e dei credo. In aspetti talmente diversi della vita che alla fine l'informatica di rete, se non fosse che sta diventando sempre più importante sia da un punto di vista culturale che economico, parebbe un di più. E invece non lo è. E si polarizza come poche altre cose.
Prendiamo il dibattito "Wikipedia sì, Wikipedia no". C'è chi, per puro spirito di contraddizione forse, se può sparare contro l'enciclopedia "open" del sapere online lo fa con tutte le forze. E c'è anche chi, pur di difenderlo, negherebbe anche l'evidenza. E' il caso che probabilmente sta accadendo adesso, con le critiche che cominciano a piovere in maniera sempre più costante sul Wiki più famoso al mondo. In particolare, ArsTechnica riporta un po' di storie non propriamente edificanti che hanno tutte un unico fattore di base.
Sono legate al fatto che i contenuti anonimi o pseudo-anonimi messi online sono alle volte un po' problematici. Prendono posizioni, censurano punti di vista, scrivono cose non veritiere (ad esempio, il caso di John Seingenthaler Sr., a cui viene addirittura riferita una potenziale accusa di omicidio - nientedimeno che quello di Bobby Kennedy - ovviamente mai avvenuta), insomma, quelli di Wikipedia stanno cominciando ad avere problemi man a mano che il fenomeno esce dalla nicchia e sempre più lettori (e sempre più contributori) hanno la possibilità di partecipare.
In passato Jimmy Wales, uno dei fondatori, aveva sollevato l'ipotesi di creare versioni "stabili" degli articoli, arrivando poi a decidere effettivamente di limitare gli accessi alla scrittura per articoli giunti a maturità. Ma in realtà, rispetto anche ad altri modelli di sviluppo collaborativo come nel caso di Linux per quanto attiene alla tecnologia software, pare che invece manchi un modello di sviluppo basato su una autorità carismatica. Nel caso specifico, Linus Torvalds, ma non solo. E' probabilmente comune a molte comunità non solo la coesione ma anche il riconoscimento di una autorità morale. Vale forse la pena di leggere un interessante lavoro di ricerca su questo tema fatto da un bravo ricercatore italiano, Mattia Monga: "From bazaar to kibbutz: how freedom deals with coherence in the Debian project" (pdf, in inglese) per capire il modello di sviluppo sottostante.
Categorie: Computerlandia, In primo piano, Web Design
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