The Zen of Steve Jobs: in un fumetto la filosofia mistica del fondatore Apple
di Andrea Gilardoni | 08-9-2011
In arrivo da Forbes una graphic novel che racconta per immagini gli anni della cacciata di Jobs da Apple, la fondazione di Next, ma soprattutto dell’incontro col prete zen Otogawa, per scoprire quando della filosofia orientale c’è nelle innovazioni e nei prodotti creati da Steve Jobs. E per capire meglio perché, come disse agli studenti di Stanford, «non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere».
«Per alcuni mesi non ho saputo davvero cosa fare. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me; come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley». Così Steve Jobs, nel famosissimo discorso agli studenti dell’università di Stanford, racconta il momento del distacco da Apple, quando da enfant prodige dell’informatica, l’inventore del personal computer celebrato in tutto il mondo si trovò di fronte a quello che aveva tutti i contorni di un fallimento umano e imprenditoriale. Eppure, Jobs seppe rialzarsi fondando Next la cui tecnologia «è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple» e aprendo la strada ad oltre un decennio di altre fondamentali rivoluzioni: i film di animazione digitale, l’iPod, l’iPhone e i tablet.
Adesso su quegli anni bui che però furono fondamentali per la maturazione di Jobs come informatico, imprenditore e soprattutto uomo, sta per arrivare una graphic novel curata dalla rivista Forbes con l’azienda specializzata in visual storytelling Jess3, dal titolo The Zen of Steve Jobs.
Il fumetto si concentra proprio sul periodo della seconda metà degli anni ’80, quando Jobs, che stava avviando il progetto di Next, incontrò Kobun Chino Otogawa un prete buddista zen che era immigrato negli Stati Uniti dal Giappone. Personalità forte, propenso ad avere uno sguardo nuovo e assolutamente originale sulle cose, oltre che appassionato di arte e di design trovò subito un’affinità elettiva col giovane Steve e – è la tesi di fondo degli autori – ebbe un ruolo fondamentale nell’accompagnare Jobs sulla strada che farà di lui uno dei più grandi innovatori degli ultimi 50 anni.
L’opera – si legge nel sito di Forbes – è frutto di mesi di ricerche, approfondimenti, scritture e riscritture ed è costruita con una serie di flash back e flash forward, che accompagneranno il lettore avanti e indietro nel tempo, cercando le radici nella filosofia Zen di tutte le idee rivoluzionarie avute da Jobs sino al suo rientro a Cupertino, per capire davvero perché egli stesso – sempre drante il discorso a Stanford, disse «Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere».
Forbes annuncia la pubblicazione dell’opera, ovviamente in inglese, a fine autunno in edizione e-book.

Categorie: Apple Museum, Protagonisti, Voci dalla Rete
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