iTunes Match distribuisce i ricavi in base agli ascolti degli utenti
di Riccardo Campaci | 08-2-2012
TuneCore svela un interessante retroscena sul modello di royalties adotatti da Apple tramite iTunes Match. Il ricavato dall'abbonanento mensile viene trattenuto per il 30% da Apple e per il 70% redistribuito in base agli ascolti degli utanti. Un efficace sistema per limitare gli effetti del download illegale.
Jeff Price di TuneCore ha oggi scritto un interessante post sul blog ufficiale spiegando il funzionamento di iTunes Match, in particolare le modalità tramite cui vengono ridistribuiti i ricavi provenienti dal servizio. iTunes Match ha un costo di 25 dollari l'anno e consente di rendere subito disponibili su iCloud i brani delle propria libreria musicale (anche i brani eventualmente scaricati illegalmente o rippati da CD di amici), senza doverli caricare sulla nuvola, a patto che facciano parte del catalogo di iTunes Music Store.
Come vengono redistribuiti questi 25 dollari? Secondo modalità bene note: il 30% va ad Apple, mentre il restante 70% va per l'88% alle etichetta discografica e il 12% all'artista. Più precisamente però questo 70% viene diviso in base al numero di volte in cui ogni utente accede ad un brano tramite iTunes Match. I brani più ascoltati determineranno quindi delle royalties più alte.
Tale meccanismo, secondo Price, dimostra chiaramente l'efficacia di iTunes Match nel dare il suo contributo contro la pirateria e non nel favorirla, come sostengono alcuni detrattori del servizio. Price lo spiega con parole chiare e dirette: "Una persona ha una canzone sul suo hard disk. Si fa clic sulla canzone e la riproduce. Nessuno viene pagato. La stessa persona paga 25 dollari per iTunes iMatch. Lei ora fa clic sullo stesso brano e lo riproduce attraverso il suo servizio iMatch. I detentori del copyright vengono pagati."
Ovviamente si tratta di cifre ridotte, ma comunque sempre meglio del nulla percepito per la pirateria. Questo spiega forse anche la facilità con cui Apple è stata in grado di chiudere accordi con tutte le case discografiche, mentre Google ed Amazon hanno avuto maggiori difficoltà, offrendo un servizio di archiviazione online completamente gratuito.

Categorie: Apple, Music & Video, Voci dalla Rete
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