Un orso su Mac, intervista ai creatori italiani di Bear

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Un piccolo team di giovani sviluppatori di Parma ha creato Bear l’app per gestire note, adorata dagli utenti e anche dal team App Store di Apple. Ecco l’intervista di Macity

Se vi parliamo di shinyfrog.net è probabile che pochi di voi lo riconoscano: però è da questo piccolo studio, nato e residente a Parma, che sono nate alcune App molto conosciute dagli utenti della Mela, partendo da Image2Icon, Pixa ma soprattutto per quello che riguarda Bear disponibile gratis con acquisti in app per iPhone, iPad e anche su Mac App Store per Mac.

Quest’ultima, inserita nella ambita sezione “Nuove App che adoriamo” all’interno dell’App Store per iOS, sta diventando un caso d’elite a livello mondiale, proprio nel momento in cui uno dei giganti del settore, Evernote, sembra attraversare una crisi di identità. Ne abbiamo approfittato subito, contattando gli sviluppatori di Bear per fare quattro chiacchere tra utenti Mac e iOS, cercando di capire come nasce una realtà come Shinyfrog e quali sono le regole che portano una piccola app nata in Italia al successo di livello mondiale.

L’interfaccia di Bear, qui su un elenco di Note

Bear, una App in amicizia

Danilo Bonardi, uno dei tre fondatori di Shinyfrog assieme a Matteo Rattotti e Konstantin Erokhin, non appare per quello che ci immaginavamo: più che l’aria classica trasandata degli sviluppatori visti al cinema oppure quella da manager rampante, Danilo ha l’aria di un ragazzo semplice, anche per come parla e per come racconta la loro storia.

Un classico sviluppatore della porta accanto, che puoi incontrare al supermercato come in coda alle poste, anche se il suo nome, e quello dei colleghi, circola non solo nell’ambiente dello sviluppo nostrano e internazionale, ma anche nei Mac di mezzo mondo, dato che l’App è tra le più scaricate per Mac e iOS.

Danilo, raccontaci chi siete e come avete cominciato

Ci siamo conosciuti all’università una decina d’anni fa, e abbiamo iniziato sviluppando App per Mac. Image2Icon, nella sua prima versione era addirittura a linea di comando e poi abbiamo continuato lo sviluppo sino ad arrivare alla sua versione attuale.

Abbiamo lavorato su progetti nostri ma anche per conto terzi su App per Mac e iOS ma anche web (come ad esempio ai portali Multiplayer e Movieplayer). All’interno della realtà siamo in tre, io e Matteo che siamo italiani e Konstantin che è di origini russe ma è oramai italianizzato, e utilizziamo qua e la anche delle risorse esterne.

Siamo tutti e tre utenti Mac e ci siamo approcciati a questa realtà perché ce ne siamo innamorati sin dall’inizio, per quanto mi riguarda le App per Mac mi hanno sempre dato l’impressione come di far sembrare gli utenti più intelligenti di quello che sono (ride).

Tra di voi chi fa cosa

Siamo tutti intercambiabili, ognuno di noi fa codice e design (io un po’ meno design). Ci dividiamo anche la burocrazia, un po’ come si dividerebbe la pulizia dei bagni, perché nessuno vuole farla. Per fortuna gran parte delle cose le fa il commercialista, noi siamo uomini di codice, non sappiamo granché delle legge italiane sull’economia e sulle tasse.

Parlami di Bear in modo veloce

Bear è una App per raccogliere le note, che abbraccia la filosofia markdown, per cui un formato di testo aperto. Noi volevamo una App per il markdown adatta a pubblicare progetti importanti come libri e documenti ma che fosse contraddistinta dall’immediatezza di una interfaccia molto semplice.

Abbiamo dato molta importanza all’interscambio, dando all’utente la possibilità di importare e esportare le note in quasi tutti i formati aperti che ci sono venuti in mente (e ne aggiungeremo degli altri nelle prossime versioni). Abbiamo posto molta attenzione soprattutto all’aspetto tipografico (Steve Jobs ne sarebbe stato contento, ndr) curando molto font, interlinea e spaziature, tutto per una migliore leggibilità.

E riguardo alla sincronizzazione?

Bear è gratuito, ma abbiamo deciso di inserire alcune opzioni avanzate, come la sincronizzazione tra client via cloud e altre funzioni tramite una sottoscrizione, che abilita la funzionalità Pro. Abbiamo deciso di fare così perché nell’ambiente iOS tirava una brutta aria: Vesper per iOS, ad esempio, che era un nostro concorrente più di Evernote dato che era costruito da un team indipendente come il nostro, è stato dismesso e ci ha fatto pensare a quali fossero i rischi del caso.

Se avessimo messo Bear ad un costo fisso, per rientrare dei costi avremmo dovuto metterlo a circa 40 dollari, e per una App di Note, vista anche la concorrenza, non ci è sembrato il caso. Il modello a sottoscrizione invece ci è sembrato più interessante, considerato che abbiamo un costo mensile che è circa la metà, giusto per fare un esempio, a quello di Evernote Plus (Bear Pro costa 1,49 euro al mese oppure 15,99 euro all’anno mentre Evernote Plus costa 29,99 euro all’anno e Evernote Premium addirittura 59,99 euro all’anno).

Per la sincronizzazione poi abbiamo optato per un sistema che non sincronizza il singolo file, ma una sincronizzazione db-based tramite CloudKit, il che ci dà molti vantaggi, come ad esempio la possibilità di sincronizzare anche metadati come i tag. Inoltre, usanto CloudKit noi sviluppatori non abbiamo nessuna possibilità di vedere il contenuto sincronizzato (ne tantomeno abbiamo l’accesso ai nomi di chi usa l’App) e questo ci piace tantissimo perché ci toglie un sacco di problemi (soprattutto dopo lo scandalo sulla privacy di qualche mese fa legato a Evernote).

La scelta di CloudKit ha dei pro e dei contro, ovviamente: lo sviluppo è limitato a iOS e Mac, quindi l’App di Android non sappiamo quando arriverà ma non a breve, però ci consentirà in futuro di abilitare funzioni come note condivise tra gli utenti e note pubbliche, da condividere liberamente in Internet.

La sottoscrizione era una strada un po’ rischiosa all’inizio, ma l’abbiamo abbracciata per dare un futuro a questo progetto: adesso questo rischio non c’è più perché abbiamo avuto molto più successo di quanto ci aspettavamo, sin dalla beta pubblica che ha avuto 20.000 utenti. In futuro poi la sottoscrizione ci aiuterà quando introdurremmo le novità delle note condivise, che per noi significa avere dei costi vivi che adesso ancora non abbiamo.

Com’è andata con il posizionamento tra le App consigliate di Apple? Com’è cambiata la quotidianità?

La prima cosa è che abbiamo dovuto esternalizzare la questione delle mail di supporto, perché se lo facevo io non riuscivo a fare nient’altro, e per noi è stato un grande cambiamento perché eravamo abituati a gestire tutto noi tre. L’altra cosa è che adesso abbiamo iniziato a fare una programmazione più fitta, che prima non facevamo. Utilizziamo delle risorse esterne anche per lo sviluppo che stiamo facendo della parte web, perché le cose da fare sono troppe e da soli chiaramente non ce la facciamo. Abbiamo iniziato a dividerci i compiti, e anche questo è un grosso cambiamento per noi.

Con il successo sono arrivate auto sportive?

No (ride), nessuno qui è un appassionato di macchine sportive, semmai siamo appassionati di Mac. Cerchiamo di reinvestire molto di quello che arriva: recentemente abbiamo acquistato un MacBook Pro con Touchbar perché vogliamo aggiungerne il supporto a Bear e un iPad con Apple Pencil per lo stesso motivo. Ogni tanto però acquistiamo qualche cosa non solo per lavoro, l’ultimo arrivato qui è il Nintendo Switch.

Che rapporti avete con Apple?

Prima nessuno, adesso siamo entrati più nelle grazie. Noi abbiamo un gruppo Slack di parecchi sviluppatori italiani per Mac e lo abbiamo sottoposto all’attenzione del responsabile Europeo di Apple, che ne è stato contento. Capire che cosa succede dentro Apple è sempre un mistero: a noi ci piacerebbe una maggiore attenzione verso il Mac App Store ma da quel canale non ci sentono.

Il fatto che Bear sia stata segnalata è una iniziativa vostra o di Apple?

Hanno fatto tutto loro, che io sappia non ci sono possibilità che la cosa parta dallo sviluppatore: quello che so è che qualcuno dei responsabili di App Store contatta gli sviluppatori chiedendo i banner, ma questa richiesta non è sinonimo di pubblicazione, è solo una indicazione. Molto spesso quando ti chiedono il materiale significa che sarai selezionato ma non è una cosa certa.

Quali consigli dai a chi inizia a sviluppare?

Il primo consiglio è di iniziare da App che risolva i propri problemi, perché le App vanno utilizzate, altrimenti non crescono. Documentarsi è essenziale: anche noi seguiamo molte fonti, come ad esempio nshipster.com, che è comodo perché puoi navigare per argomenti, ma esistono anche moltissimi blog italiani di sviluppatori che si possono seguire per iniziare (tra questi citiamo Think and buildDimitri GianiNiceAPP. Ci sono anche alcuni libri, io consiglio quelli della O’Reilly.

Per quanto riguarda il mercato, per il momento Bear è focalizzato su iOS e Mac, avete pensato a Android o a Windows?

iOS è economicamente molto più interessante di Android, specialmente nel settore della produttività. Il sistema operativo di Google ha il problema della proliferazione degli schermi, che è già un deterrente per uno sviluppatore, ma la cosa più problematica è la scarsa percentuale di allineamento delle versioni. Un mese dopo l’uscita di iOS 10 gli utenti rimasti al sistema percedente erano meno del 10%, il che significa che la versione 8 è praticamente morta, e per uno sviluppatore significa minor tempo di sviluppo e minori limitazioni nelle funzioni, mentre su Android la cosa è ben diversa, perché bisogna tenere conto della versione attuale e di almeno un paio di più vecchie.

Detto fatto qui non abbiamo di certo le conoscenze per sviluppare su Android e su Windows, perlomeno allo stesso livello di quelle che abbiamo per Mac e iOS: però è ovvio che ci abbiamo pensato. Per quanto riguarda Windows molti ne copriremo grazie al supporto web che arriverà, sia via browser che attraverso una App che incapsula una pagina web. La parte web di Bear sarà gratuita ma disponibile solo per quelli che hanno una sottoscrizione.

Puoi parlarci della nuova release di Bear, appena rilasciata?
Con piacere:, la nuova release 1.1 ha tra le novità un nuovo tema gratuito (High Contrast consigliato per le persone affette da problemi di vista o dislessia), nuovi font come Georgia, Courier e Open Dyslexic (anche in questo caso consigliato per le persone affette da dislessia), meno limiti per i livelli di Tag (adesso è possibile utilizzarne un numero arbitrario), il supporto a 10 linguaggi di programmazione (Perl, Ruby, Scala, C#, Go, CoffeeScript, SCSS, Tex, R, MatLab), supporto per la TouchBar per Mac e una nuova estensione per iOS che adesso può catturare il contenuto di una pagina web.

Lasciamo Danilo e il team di Shinyfrog ai loro lavori di sviluppo attendendo le novità di Bear e ci vantiamo di avere tra le fila degli sviluppatori italiani una realtà bella e importante anche a livello mondiale, il che significa che se si ha talento, voglia e fantasia emergere non è impossibile, sia che abitiate in America, in India oppure a Parma.

Bear
La selezione “Nuove App che adoriamo” all’interno di App Store su iTunes, dove è presente Bear