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# Quindici anni senza Steve Jobs

Di[Antonio Dini](https://www.macitynet.it/author/antonio/)

5 Ott 2026

Il **4 ottobre 2011**, un martedì, Apple presentò un telefono, l’**iPhone 4S**. Il giorno dopo annunciò la morte del suo fondatore. Il 4S fu l’ultimo prodotto presentato mentre **Steve Jobs** era ancora vivo, e le due notizie, nel calendario di Cupertino, restano in qualche modo appoggiate una all’altra. Il prodotto che ha rivoluzionato il mondo, lo smartphone moderno, e la fine del suo demiurgo. La figura dell’imprenditore tech assoluto, capace di modellare la realtà sulla sua visione del futuro del mondo.

Da allora sono passati **quindici anni** e la scrivania di Jobs ha cambiato occupante due volte. Dal **1° settembre 2026**, come [annunciato in aprile](https://www.macitynet.it/tim-cook-si-e-dimesso-da-ceo-al-suo-posto-john-ternus/)
, l’amministratore delegato è **John Ternus**, fino ad agosto vicepresidente senior per l’ingegneria hardware. **Tim Cook**, che nel 2011 ricevette il comando da Jobs (e lo aveva già sostituito con degli *interim* mentre Jobs era in clinica a curarsi), è passato a presidente esecutivo del consiglio di amministrazione.

### Una malattia con una data

La storia ci ha raccontato cosa è successo a Steve Jobs ma vale la pena ricordarlo per i più giovani. Per chi era nato da pochissimo quando Jobs è morto. Nell’**ottobre 2003** un esame di controllo rivelò nel pancreas di Jobs un tumore neuroendocrino, una forma **rara** e meno aggressiva dell’adenocarcinoma che di solito si associa a quell’organo. Jobs rimandò l’operazione per **nove mesi**. Il biografo **Walter Isaacson** riferisce che non voleva essere aperto e violato in quel modo, e che in seguito se ne pentì, perché il ritardo, secondo Isaacson, gli fu “*probabilmente fatale*“, assieme alla decisione iniziale di curare il tumore con una dieta vegana. Jobs comunque fu operato nel **luglio 2004**.

Il tempo cominciò poi a mostrarsi sul corpo. Nel **giugno 2008**, sul palco della conferenza degli sviluppatori, comparve molto smagrito, e Apple parlò di un «male di stagione». A gennaio del **2009** annunciò una pausa, e a marzo ricevette un **fegato nuovo** in un ospedale di **Memphis**, nel Tennessee, perché in California non ce n’erano abbastanza. Disse poi che veniva da una persona sui venticinque anni, morta in un incidente d’auto. A giugno tornò al lavoro.

### Quarantadue giorni

La storia della morte di Steve Jobs è stata raccontata ma non di recente. C’è chi è giovane, usa da una vita i prodotti Apple, e non conosce il passaggio più drammatico del genio che ha fondato l’azienda e lo sforzo che fino all’ultimo ha voluto mettere nella sua creatura. Il **17 gennaio 2011** Jobs annunciò il terzo congedo medico, questa volta senza indicare una data di ritorno. Il **2 marzo** comparve a sorpresa sul palco dell’**iPad 2**, a San Francisco, e la sala si alzò in piedi: disse che ci lavoravano da tempo e che quel giorno non voleva perderselo. A giugno salì sul palco della conferenza degli sviluppatori. L’abito di sempre, jeans e maglione nero, gli stava addosso sempre più largo, e ogni volta se ne parlava.

Il **24 agosto** scrisse al consiglio di amministrazione una lettera di poche righe. Aveva sempre detto che sarebbe stato il primo ad avvertire, se un giorno non avesse più potuto svolgere i suoi compiti di amministratore delegato, e quel giorno era arrivato. Indicò **Cook**, allora direttore operativo, come successore, e si disse convinto che i giorni migliori e più innovativi di Apple dovessero ancora venire.

**Quarantadue giorni** più tardi, il **5 ottobre**, Jobs morì nella sua casa di Palo Alto, a **cinquantasei anni**. Il certificato indica come causa immediata un arresto respiratorio e come causa di fondo il tumore metastatico.

Il **16 ottobre**, nella chiesa commemorativa dell’università di Stanford, la scrittrice **Mona Simpson**, sorella naturale di Jobs, raccontò gli ultimi tempi. Intubato e senza voce, Jobs aveva chiesto un blocco per appunti e aveva disegnato supporti per tenere un iPad su un letto d’ospedale, nuovi monitor per i liquidi, una diversa disposizione per un reparto che giudicava poco speciale. Nelle ultime ore guardò la sorella Patty, poi a lungo i figli, poi la moglie **Laurene Powell Jobs**, poi un punto oltre le loro spalle. Disse tre volte la stessa cosa: «Oh wow. Oh wow. Oh wow.»

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Steve Jobs. Foto di Steve Jobs Archive

### Il ritorno dall’esilio

La storia di Steve Jobs in generale la conosciamo, perché è stata raccontata tante volte nelle biografie. Ma vale la pena ripercorrerla brevemente, per chi non c’era o per chi è giovane e non l’ha mai saputa. Jobs era nato il **24 febbraio 1955** a San Francisco da due giovani studenti, e l’avevano adottato. Abbandonò il **Reed College**, a Portland, dormì per un po’ sul pavimento di amici, raccolse bottiglie vuote per mettere insieme qualche spicciolo e continuò a seguire come uditore un corso di calligrafia. Nel **1976** fondò Apple con **Steve Wozniak** e Ronald Wayne (che se ne andò subito, rinunciando a una fortuna); nel **1985** ne fu allontanato. Fondò **NeXT**, e nel **1986** comprò da Lucasfilm la divisione grafica diventata **Pixar**, il cui passaggio a Disney lo rese il maggiore azionista individuale della casa di Topolino.

Il ritorno passò da un’acquisizione. Nel **1997** Apple comprò NeXT per **425 milioni di dollari** e con quella il suo fondatore, che in pochi mesi prese il posto di **Gil Amelio** come amministratore delegato *ad interim*. L’azienda era [a tre mesi dal fallimento](https://www.macitynet.it/steve-jobs-vita-di-un-uomo-che-rester-nella-storia/)
. Il valore di Borsa era sceso sotto i due miliardi di dollari e una boccata d’ossigeno da **150 milioni di dollari** arrivò dal rivale **Microsoft**. Jobs cancellò il Newton e circa il 70 per cento della gamma, e chiese a ogni prodotto rimasto di giustificare la propria esistenza.

Poi vennero i prodotti, e ciascuno ricominciò un mercato. Nel **1998** l’**iMac**, dal guscio traslucido, vendette più di **800mila** esemplari nei primi cinque mesi, e per la prima volta dal 1995 i conti tornarono in attivo. Nel **2001** arrivò l’**iPod**, poi l’iTunes Store; il **9 gennaio 2007**, a San Francisco, l’**iPhone**; nel **2010** l’**iPad**. Nell’anno fiscale chiuso a settembre 2011 il fatturato toccò i **108 miliardi di dollari**, contro i 65 dell’anno precedente, e il valore di Borsa era arrivato a circa **350 miliardi**, da meno di due.

### Il rito del palco

Una parte del mestiere di Steve Jobs avveniva in pubblico. Nei primi anni Duemila, ai [Macworld Expo](https://www.macitynet.it/steve-jobs-si-chiude-il-sipario-su-un-maestro-della-comunicazione/)
 di San Francisco e di New York, migliaia di persone facevano la fila per ore per vedere un uomo in **jeans** e **maglietta nera** annunciare un prodotto. La divisa non cambiava mai. Cambiava il volto, che anno dopo anno portava sempre più esposti **i segni della malattia**. Chi lo seguiva da cronista ricorda anche le smorfie dietro le quinte e le arrabbiature plateali, che facevano parte dello spettacolo come gli applausi.

È poi è arrivata l’ora della Apple di Cook. Una storia che si è appena conclusa ma che vale la pena ricordare, anche perché molti **sono cresciuti** con Tim Cook come unica guida di Apple, come numero uno, e non sanno cosa c’era prima. Tim Cook era entrato in Apple nel **1998**, chiamato da Jobs a rimettere in ordine la catena di fornitura, e durante i congedi aveva guidato l’azienda giorno per giorno.

Il **24 agosto 2011** ne ricevette il comando con un valore di Borsa di circa **350 miliardi di dollari**. Dopo la morte di Jobs molti osservatori prevedevano un declino lento. Il comunicato di aprile riporta invece un fatturato di oltre **416 miliardi di dollari** nell’anno fiscale 2025 e una base installata di oltre **2,5 miliardi** di dispositivi. Il **28 luglio 2026** la capitalizzazione ha toccato i **5000 miliardi**, per scendere intorno ai 4500 dopo i conti trimestrali.

In quegli anni sono arrivati l’**Apple Watch**, gli **AirPods**, il **Vision Pro**, iCloud e Apple Pay.

### Un lascito discusso

Sull’eredità i giudizi divergono. Il giornalista del *New York Times* **Tripp Mickle** sostiene in [L’eredità di Steve Jobs](https://www.macitynet.it/migliori-dieci-libri-apple-steve-jobs/)
 che l’azienda, dopo il fondatore, si sia affidata a manager che ragionano **con il bilancio più che con l’istinto**, e racconta il logoramento dei rapporti tra Cook e il designer **Jony Ive**, poi uscito da Apple, attorno all’Apple Watch. È una tesi controversa, e i numeri di Cook ne sono il controcanto.

Nel messaggio ai dipendenti del **31 agosto**, ultimo giorno da amministratore delegato, Cook ha ammesso che lasciare un lavoro amato così a fondo avrebbe lasciato un vuoto che poteva soltanto cominciare a immaginare. Secondo la stampa americana, la settimana prima Apple gli aveva dedicato ad **Apple Park** una cena di addio, con ore di tributi di Ternus, di Laurene Powell Jobs e di altri dirigenti, e un’esibizione dal vivo degli **OneRepublic**, tra i gruppi preferiti da Cook.

Ternus era entrato in Apple nel **2001**, quando l’amministratore delegato era ancora Jobs. Annunciando la successione ha detto di aver avuto la fortuna di **lavorare sotto Jobs** e di **avere Cook come mentore**, e ha promesso di guidare l’azienda con i valori e la visione che da mezzo secolo la definiscono.

### Una mail di notte

Nel settembre del **2022** Laurene Powell Jobs, Cook e Ive hanno presentato [Steve Jobs Archive](https://www.macitynet.it/steve-jobs-archive-sito-ufficiale-dedicato-al-fondatore-di-apple/)
, un sito che si apre con una mail scritta da Jobs alle **23.08** del **2 settembre 2010**, un giovedì, e con l’indicazione «**Sent from my iPad**». Il testo è breve e parla di ammirazione per gli esseri umani e del debito che si ha verso chi è venuto prima. L’unico destinatario della sua mail era lui stesso. Essere Steve Jobs deve essere stato incredibile.

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