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Cina, vende il figlio per comprarsi un iPhone

In Cina non solo si muore calandosi in un pozzo nero per recuperare un cellulare, si vende un rene per un iPhone o un iPad , ma si mette anche all’asta un figlio per avere lo smartphone alla moda. È accaduto a Tong’an, una città della provincia dello Fujian in un contesto di povertà e degrado sociale e, lo si può anche dire, morale.

Protagonisti della vicenda raccontata dal Xiamen Daily, sono un giovane di 18 anni, un certo Duan e la sua fidanzata Xiao Mei (ambedue a quanto pare sono nomi di fantasia). Duan, disoccupato e abituale frequentatore di sale giochi e di Internet Cafè, e Xiao Mei, minorenne e con solo un lavoro part time si sono trovati inaspettatamente nei panni di padre e madre. Nessuno dei due, a quanto pare, aveva coscienza del ruolo e della responsabilità, specialmente il padre che una volta scoperto che poteva mettere in vendita il figlio, ha portato la trattativa a buon fine.

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Nel corso di una delle sue scorribande su Internet, sul sito QQ, un servizio di messaggistica che ha funzioni social e di scambio video e foto, Duan ha trovato un acquirente pronto ad offrire circa 3300 euro che sarebbero serviti per comprare un iPhone e una motocicletta.  Il “cliente” avrebbe comprato il bambino per regalarlo alla sorella.

I piani si sono infranti quando la polizia, che in Cina lavora quotidianamente con casi come questi (la compravendita di bambini e anche il loro rapimento sono molto frequenti specialmente in zone rurali dove le famiglie hanno ancora bisogna di braccia), ha sgominato il piano e arrestato sia Duan che Xiao Mei.

Il giudice è stato clemente “stanti le gravi difficoltà sociali ed economiche” della coppia. Al padre sono stati assegnati tre anni e mezzo di carcere, alla madre, anch’ella non figlia naturale dei genitori e proveniente da una zona dove il commercio dei bambini è faccenda quotidiana, due anni e mezzo con la libertà condizionale per assistere i genitori che sono ambedue disabili.

L’aspetto più assurdo della vicenda è però nel fatto che la donna che doveva ricevere in “regalo” il bambino dal fratello che l’aveva acquistato su Internet, continuerà a tenerlo con sé. Secondo i giudici i due genitori naturali non sono in grado di accudirlo e quindi è stato consegnato alla persona che aveva fatto una offerta economica per averlo.

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