L’Europa si prepara ad esaminare la chiusura del negozio alternativo di applicazioni per iPhone di MacPaw in relazione all’applicazione del Digital Markets Act e alle scelte di Apple nel definire le condizioni economiche e tecniche per i marketplace di terze parti su iOS.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, la Commissione europea sarebbe orientata a indicare proprio le politiche di Apple, già contestate dalla stessa Unione, come uno dei fattori che hanno portato allo stop di Setapp Mobile, il servizio che avrebbe dovuto rappresentare una delle principali alternative all’App Store ufficiale nell’Unione europea.
Apple si prepara a respingere le accuse, ribaltando le responsabilità sulla Commissione europea stessa, accusata di usare ritardi procedurali come strumento politico per giustificare nuove indagini e possibili sanzioni.
Il nodo Setapp e le accuse della Commissione
Nel documento che la Commissione europea si appresterebbe a rendere pubblico, Bruxelles sottolineerebbe come Apple non abbia ancora affrontato in modo sostanziale i nodi principali delle proprie condizioni commerciali, a partire dalla loro complessità.
L’Ue avrebbe trovato una conferma nella decisione di Setapp Mobile, il più promettente dei negozio di terze parti, ha già annunciato la chiusura del servizio, prevista per il mese prossimo.
MacPaw ha motivato la decisione parlando di termini economici ancora in evoluzione e difficilmente compatibili con il proprio modello di business, evitando però di attribuire in modo esplicito la responsabilità a Cupertino.
Al centro del confronto resta il modello economico imposto ai marketplace alternativi su iOS. Dopo l’entrata in vigore del Digital Markets Act, Apple è stata costretta ad aprire il sistema operativo a store di terze parti nell’Unione europea, ponendo fine all’esclusività dell’App Store.
Tuttavia, l’azienda continua a richiedere diverse commissioni, sia ai gestori dei marketplace sia alle app distribuite al loro interno. La più discussa è la fee di 50 centesimi per installazione oltre il milione di download, applicata non solo ai negozi alternativi ma anche alle app scaricate tramite questi canali.
L’Unione Europea crede che queste modalità sarebbero contrarie allo spirito del Digital Markets Act e ne minano alla base l’efficacia.
La replica di Apple e lo scontro con Bruxelles
Apple contesta questa lettura e sostiene che il problema non risieda nelle proprie politiche, ma nel quadro regolatorio ancora incerto. L’azienda afferma di essere pronta a introdurre le modifiche richieste dall’Unione europea, ma di non aver potuto procedere proprio per l’assenza di un via libera formale da parte della Commissione.
In una dichiarazione ufficiale, Apple sostiene di aver già presentato nell’ottobre scorso un piano formale di adeguamento alle richieste del Digital Markets Act, senza aver mai ricevuto una risposta da Bruxelles. Secondo l’azienda, proprio questa mancanza di riscontro avrebbe impedito l’introduzione delle modifiche richieste, comprese quelle legate alla revisione del modello di pricing per i marketplace alternativi.
Nella sua nota, Cupertino parla apertamente di tattiche di ritardo politico, accusando Bruxelles di spostare continuamente i paletti, di comunicare in modo fuorviante verso l’opinione pubblica e di colpire in modo selettivo una società statunitense con indagini e potenziali sanzioni di grande entità.
Nel corso del 2024 Apple aveva annunciato l’intenzione di rivedere questo schema, introducendo una commissione pari al 5 per cento dei ricavi, considerata più sostenibile da una parte degli sviluppatori rispetto al sistema basato sulle installazioni. Una modifica che, secondo Cupertino, non è mai entrata in vigore proprio a causa dello stallo con la Commissione europea, che non avrebbe fornito indicazioni definitive sull’adeguatezza della nuova proposta.i
Apple respinge inoltre l’idea che in Europa esista una domanda significativa per store alternativi all’App Store e contesta che la chiusura di Setapp sia riconducibile alle proprie scelte.
Resta però evidente il forte interesse economico dell’azienda nel preservare il modello attuale: l’App Store rappresenta una delle attività più redditizie del gruppo, mentre la distribuzione esterna riduce il controllo sull’ecosistema e incide sui margini.




















