Qualche volta gli ha “baciato le chiappe” e lui così gli ha risolto, totalmente gratis, diversi grossi problemi. Ma alla fine Tim Cook resta, per Donald Trump, un manager straordinario destinato ad avere successo ovunque andrà.
Se ci fossero stati dubbi sulla passione del presidente degli Stati Uniti per i social e per l’istintivo bisogno di cavalcare l’onda, dovrebbero essere fugati dal messaggio che ha pubblicato pochi minuti fa su Truth.
Nel post, che arriva mentre il mondo guarda alle tensioni tra Iran e USA, con lo stretto di Hormuz chiuso e il prezzo del petrolio ai massimi degli ultimi anni, il “commander in chief” sceglie però di parlare di sé. E lo fa raccontando il suo rapporto con Apple.
Meglio di Steve Jobs
Nel post sul suo social personale, Trump alterna elogi e autocelebrazione, costruendo il racconto attraverso una serie di passaggi che puntano sempre nella stessa direzione. Ricorda l’inizio del rapporto con Cook parlando di “un problema piuttosto grande che solo io, come Presidente, potevo risolvere”, rivendicando fin da subito un ruolo decisivo. Subito dopo trasforma quella telefonata in un momento quasi simbolico: “wow, è Tim Apple (Cook!) che chiama, quanto è importante?”, riprendendo con tono ironico uno degli episodi più noti del suo mandato.
Non manca neppure la riscrittura della storia di Apple quando Trump fa un confronto tra Steve Jobs e Cook. Secondo il presidente degli USA, il fondatore Apple “avrebbe fatto bene, ma neanche lontanamente così bene come ha fatto con Tim”, anche se Jobs non fosse scomparso prematuramente.
Tim mi ha chiamato per baciarmi le chiappe
Il passaggio più controverso o divertente a seconda di come lo si guarda, ma in pieno stile Trump, arriva quando racconta di aver pensato che il CEO di Apple lo stesse chiamando, come tante altre persone (dal principe saudita Salman ai capi di stato di nazioni colpite dai suoi famosi dazi), per “baciargli le chiappe”. Poi, capito il problema, sostiene di aver ritenuto Cook nel giusto e di essersene occupato “rapidamente ed efficacemente”.
Sembra di capire che da lì in avanti il rapporto sia stato costante e diretto, con un Cook interessato ad avere i consigli di Trump. “Tim mi chiamava, ma mai troppo spesso, e io lo aiutavo quando potevo”, fino ad arrivare a rivendicare “3 o 4 GRANDI AIUTI” (maiuscole nello stile Trump) nel corso del tempo, senza nulla chiedere ma intervenendo “rapidamente ed efficacemente senza chiedere un centesimo e senza bisogno di consulenti che sarebbero costati milioni”.
Solo nella parte finale il tono cambia, lasciando spazio a un elogio netto: “questo ragazzo è un manager e un leader straordinario”, fino alla chiusura ancora più enfatica in cui definisce Cook “una persona incredibile”.













