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Meta, alcuni dipendenti in rivolta: «L’IA ci ha licenziati»

In una casa intentata da 26 dipendenti contro Meta si sostiene che quest’ultima azienda abbia utilizzato sistemi di monitoraggio e valutazione basati sull’intelligenza artificiale per selezionare i lavoratori da licenziare, prendendo di mira in modo sproporzionato dipendenti con disabilità o quanti avevano usufruito di congedi protetti per motivi medici, familiari, di gravidanza o genitoriali.

«Meta non ha creato la lista di persone da licenziare attraverso la valutazione ponderata di manager che conoscevano il lavoro svolto. Al contrario, Meta ha utilizzato una costellazione di sistemi interni di intelligenza artificiale — tra cui un sistema chiamato internamente “Metamate”, agenti “second-brain” addestrati dai dipendenti, dati di monitoraggio delle battute sulla tastiera e delle attività, dashboard sull’uso dei token AI e calibrazione e classificazione delle prestazioni assistite da algoritmi — per valutare, classificare e selezionare i dipendenti da inserire nell’elenco», si legge nei documenti portati in tribunale (PDF).

Dalla classificazione “AI Native” al tracciamento dei token

Secondo le accuse, i dipendenti venivano valutati, tra le altre cose, in base a quanto utilizzassero gli strumenti di intelligenza artificiale interni di Meta. «Le dashboard interne di Meta classificavano i dipendenti in base al loro livello di adozione di strumenti IA, utilizzando categorie come “AI Native”, “AI First” e “AI Enabled”», si legge nella causa.

Secondo quanto riportato da Reuters, l’azione legale è apparentemente «la prima contro una grande azienda statunitense che contesta il presunto utilizzo dell’intelligenza artificiale per l’esecuzione di licenziamenti».

Meta cattura click e movimenti del mouse dei dipendenti per addestrare AI - macitynet.it

Nella denuncia si sostiene che gli strumenti di Meta per il monitoraggio dei dipendenti non hanno tenuto conto delle differenze causate da disabilità e congedi protetti. «Tali strumenti si basano su dati di input — valutazioni delle prestazioni, punteggi di calibrazione, metriche di produttività e rendimento, valutazioni di “nativo dell’IA” e consumo di token IA — che, per loro stessa natura, non possono essere accumulati da un dipendente che si trova in congedo medico o familiare protetto, o il cui rendimento è ridotto da una disabilità», si legge nella causa.

L’impatto sui congedi protetti e la replica di Meta

Nella citazione in giudizio si sostiene inoltre che il management di Meta non abbia adottato misure per correggere i punteggi dei dipendenti che avevano usufruito di un congedo o che avevano richiesto tutele e adattamenti ragionevoli per via di una disabilità. «Meta non ha neutralizzato tali dati di input per chi era in congedo protetto; non ha escluso dal gruppo di selezione coloro che avevano usufruito di congedi protetti o che avevano richiesto tutele; e non ha sospeso il sistema per effettuare quella valutazione individualizzata, neutrale rispetto a congedi e tutele, che la legge richiede», si legge nella denuncia. «Il risultato è stato che i dipendenti che hanno usufruito di congedi protetti sono stati selezionati per il licenziamento in modo sproporzionato, sulla base di una valutazione che non solo non ha tenuto conto dei loro congedi protetti, ma che di fatto ha penalizzato i dipendenti per aver esercitato il proprio diritto legale a tali congedi». I 26 querelanti avevano richiesto congedi o tutele per disabilità nei 24 mesi precedenti alla selezione per i licenziamenti. I licenziamenti non sono ancora stati finalizzati, ma la perdita dei posto di lavoro in questione è prevista a partire dal 22 luglio.

«Queste affermazioni sono prive di fondamento e non si basano sui fatti», ha dichiarato Meta in una nota. «La gestione della forza lavoro e le decisioni organizzative sono state e sono tuttora prese dalle persone, non dall’IA».

Tutte le notizie e gli approfondimenti sull’intelligenza artificiale sono disponibili nella sezione dedicata di macitynet.

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