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Perché Apple non può sganciarsi facilmente da TSMC

La domanda di chip per l’intelligenza artificiale e per i dispositivi di nuova generazione satura le linee di produzione mondiali, ma TSMC smorza le speranze di aziende concorrenti che sperano di poter sfruttare il momento propizio per accaparrarsi clienti importanti.

Il sito francese Macg spiega che in occasione dell’annuncio dei risultati finanziari del secondo trimestre del 2026, l’azienda taiwanese ha ricordato che non si cambia fornitore di chip dall’oggi al domani, come se niente fosse): lo ha sottolineato il CEO di TSMC, C.C. Wei,  in risposta agli analisti che lo interrogavano sulla minaccia commerciale rappresentata da Intel e Samsung.

Per evidenziare la complessità delle relazioni tra un progettista di chip (come Apple, Nvidia o AMD) e la fonderia, C.C. Wei ha fatto un esempio semplice: “Scegliere una tecnologia e avviare la produzione non è come andare a comprare il latte al 7-Eleven (catena di minimarket diffusa principalmente in Asia e in Nord America). Non è che se oggi trovate il latte migliore da un’altra parte, potete semplicemente cambiare negozio”.

L’amministratore delegato alla guida del più grande produttore indipendente di semiconduttori al mondo ricorda che non esistono scorciatoie in questo settore. Tra la scelta iniziale del nodo produttivo, le fasi di test sui prototipi di chip, la prenotazione della capacità industriale e la transizione progressiva verso la produzione di massa, il processo che porta alla creazione dei chip si estende generalmente su un arco di tempo che va dai cinque ai sette anni.

Il “muro della pianificazione”: perché cambiare fornitore richiede anni e miliardi

Queste tempistiche spiegano perché Apple è ancora così fedelmente legata a TSMC. I futuri nodi produttivi, d’altra parte, sono già pianificati a lunghissimo termine: la produzione di massa con tecnologia “A14” (generazione a 1,4 nm) prenderà il via nel 2028, mentre i processi ancora più avanzati A13 e A12 sono programmati per il 2029. Intel e Samsung, che cercano di sedurre i clienti di TSMC con strategie commerciali aggressive (fatte di sconti e sussidi), si scontrano, tra le altre cose, proprio contro il muro della pianificazione messa in atto dai taiwanesi, una macchina oleata che non si può semplicemente ignorare, tenendo conto che sono in ballo – tra le altre cose – contratti blindati ad anni di distanza, linee produttive già prenotate e macchine già pensate per future tecnologie. Spostarsi da altri produttori potrebbe implicare la necessità di ridisegnare da capo alcuni chip, un lavoro che richiede anni e miliardi di dollari.

Sul campo, questa strategia si traduce in un calendario industriale particolarmente fitto. Anziché limitarsi al suo feudo storico, il produttore di chip sta estendendo la sua impronta globale. Negli Stati Uniti, il sito in Arizona beneficia di uno stanziamento colossale che porterà l’investimento totale a 265 miliardi di dollari, con la costruzione prevista di quattro nuovi stabilimenti avanzati in grado di produrre a 2 nanometri. Parallelamente, TSMC consolida la sua base con il dispiegamento di tredici fabbriche all’avanguardia a Taiwan nei prossimi anni, moltiplicando al contempo le linee dedicate al richiestissimo processo a 3 nm “in casa” ma anche negli Stati Uniti e il Giappone.

La trappola del monopolio di fatto per Apple e il settore tech

Questa egemonia industriale finisce per porre un problema strategico di primo piano all’intero settore tecnologico, a cominciare da Apple. Se da un lato la casa di Cupertino gode dello status di cliente privilegiato — assicurandosi regolarmente l’esclusiva sui primi lotti dei nuovi nodi di processo più avanzati —, dall’altro rimane comunque prigioniera di un monopolio di fatto. Nvidia, l’altro gigante insaziabile del momento, si trova esattamente nella stessa situazione.

Dall’altro lato, Samsung e Intel restano molto indietro rispetto a TSMC su diversi processi avanzati e in termini di rendimenti produttivi (yield). L’azienda sudcoreana accusa un forte ritardo sui nodi di processo più avanzati, mentre Intel sta progressivamente raddrizzando la barra, pur mantenendo un equilibrio fragile e capacità industriali che richiederanno anni prima di raggiungere una produzione di massa. In queste condizioni, per Apple è difficile diversificare la propria catena di approvvigionamento, a maggior ragione ora che Nvidia pesa sempre di più nel portafoglio ordini di TSMC.

Una sottile fetta di materiale semiconduttore (wafer) sulla quale vengono realizzati i chip. Foto: TSMC
Una sottile fetta di materiale semiconduttore (wafer) sulla quale vengono realizzati i chip. Foto: TSMC

La mancanza di alternative davvero affidabili rende vulnerabili i progettisti di chip. Se TSMC decidesse di aumentare i prezzi, come già accaduto negli ultimi anni a causa dell’aumento dei costi di produzione, Apple non avrebbe altra scelta se non quella di pagare il conto, a rischio di dover erodere i propri margini o aumentare il prezzo dei suoi prodotti. D’altra parte il ritmo dell’innovazione dei futuri Mac e iPhone oggi è dettato unicamente dalla tabella di marcia del produttore taiwanese. Se TSMC dovesse inciampare nello sviluppo del processo a 1,4 nm, l’intero calendario dei prodotti Apple subirebbe un ritardo.

Nonostante il dominio indiscutibile, che ha portato un utile netto record di quasi 22 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre (in crescita di oltre il 77% su base annua), C.C. Wei ha riferito con una punta di cinismo di essere ancora “geloso” dei profitti di Samsung. Si tratta ovviamente di semplice ironia: con un margine lordo che sfiora il 67% e concorrenti che faticano a tenere il passo tecnologico, TSMC sa perfettamente che i suoi clienti sono condannati a ricorrere ai suoi servizi ancora per lunghi anni.

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