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Al via Gig, “l’altra Internet”, quella dei militari

Sfatiamo subito una leggenda metropolitana dura a morire: Internet non è nata per essere utilizzata dai militari. E’ stata costruita anche con i fondi dell’agenzia Arpa-Darpa (militare) ma il suo obiettivo non era quello di essere usata come strumento bellico per le comunicazioni in grado di sopravvivere a un attacco nucleare. Gig, la Global Information Grid invece sì. Da sei anni viene pensata e progettata come mezzo per rivoluzionare il modo in cui i soldati statunitensi agiranno nei conflitti difensivi od offensivi di tutto il mondo. Ecco come.

La rete Gig è stata pensata per consentire il flusso di informazioni tra – per esempio – i centri di comando, raccolta dati, analisi e imaginery e un fuoristrada dell’esercito impegnato in una missione operativa. Tutto in pochi secondi, sfruttando le flessibilità  di una rete simile ad internet ma anche la sicurezza e affidabilità  di una rete ad hoc. Insomma, un’altra Internet ottimizzata nella velocità  e sicura, tutta dedicata alle Forze Armate Usa.

Secondo Vinton Cerf, uno degli scienziati dietro alla costruzione di Internet, lo sforzo dei militari è “lodevole”, ma rischia di essere vanificato dall’eccessiva ambizione dell’obiettivo di costruire una seconda infrastruttura proprietaria, sviluppandone tutti gli elementi dai protocolli di trasmissione sino al software di router e hub (ammesso che con quella tecnologia servano i “vecchi” router e hub) per le comunicazioni digitali.

Secondo Donald Rumsfeld, segretario di stato americano alla difesa, invece, l’idea è ottima anche perché “sarà  probabilmente la più grande trasformazione del nostro esercito”. Il costo di sicuro non sarà  una cosa da poco: solo il progetto di crittografia per garantire la sicurezza fisica delle trasmissioni si aggira sui cinque miliardi di dollari, mentre lo sforzo di creare nuovi sistemi di comunicazione, radio, trasmittenti adeguate, infrastrutture e via dicendo sta tra i 25 e i 120 miliardi di dollari. Secondo il Pentagono, si potrà  arrivare facilmente a 200 miliardi di dollari per avere a disposizione uno strumento di comunicazione e intelligence di livello irraggiungibile dagli altri attori dei conflitti internazionali.

Tuttavia, secondo Robert Stevens, amministratore delegato di Lockheed Martin, il più grande contractor delle Forze Armate statunitensi, “una internet più sicura in cui le attività  di intelligence e militari si possano fondere potrebbe modellare il warfare del 21mo secolo tanto quanto l’atomica modellò la guerra fredda”. Per adesso, sembra di capire che ci vorranno quasi venti anni prima che questa rete possa diventare reale. E tanti, tantissimi soldi.

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