Apple chiama Intel per sostituire Samsung nella produzione dei chip iOS

Torna la voce secondo la quale Apple e Intel starebbero in contatto per la produzione di futuri chip. Intel è una delle poche società al mondo ad avere strutture in grado di garantire i volumi di produzione richiesti da Apple per le CPU di iPhone e iPad. Santa Clara chiederebbe però un prezzo altissimo: mettere sue componenti sul tablet.

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Dalla banca d’investimento RBC Capital Markets, arriva un’indiscrezione non nuova: Apple e Intel sarebbero in contatto per la costruzione di chip ARM nelle fabbriche Intel; quest’ultima però chiederebbe in cambio l’uso di chip x86 in futuri dispositivi come l’iPad. Benché possa sembrare illogico e del tutto improbabile che Apple si metta a cambiare l’architettura sinora utilizzata, accordi di qualche tipo non sono da escludere essendo la capacità di produzione di Intel superiore a qualsiasi altra società che produce chip per conto terzi.

La domanda di tablet e smartphone  è superiore a quella prevista da Apple e solo Intel ha la capacità di soddisfare elevate richieste di approvvigionamento. Le due società sarebbero in contrattazione da almeno due anni: Intel è però alla ricerca di un incentivo e l’uso di una CPU Intel sui futuri iPad sarebbe un incentivo/pubblicità straordinario per la casa di Santa Clara. Benché a ottobre di quest’anno, Paul Otellini, l’ex CEO di Intel abbia stroncato ARM (“solo un altro dei tanti chip maker che hanno provato a farci concorrenza e poi sono falliti”), qualche giorno addietro la società ha comprato alcune licenze e brevetti di ZiiLABS, sussidiaria britannica della società in precedenza nota come 3DLABS e specializzata in CPU ARM.

Sempre più osservatori ritengono probabile il passaggio di Apple a TSMC al posto di Samsung per la costruzione dei processori di iPhone e iPad. La paura è però che la società taiwanese non sia in grado di soddisfare le quantità richieste da Cupertino: ogni anno Apple richiederebbe circa 200 milioni di CPU destinate a iPhone e iPad, un volume di produzione in grado di creare qualche grattacapo al costruttore a contratto. Addetti ai lavori hanno stimato che TSMC avrebbe bisogno di oltre 200mila wafer da 12 pollici solamente per soddisfare la domanda di CPU di Cupertino, rischiando di mettere in secondo piano i clienti attuali di TSMC tra cui spiccano Qualcomm, Altera e Nvidia; quest’ultimi, con l’arrivo di Apple, potrebbero vedersi ridurre i volumi di produzione assegnati. 

Intel non è ad ogni modo nuova alla produzione di chip ARM e ha già contribuito, ad esempio, alla nascita di processori per la società Netronome (ne abbiamo parlato qui).  Dal 2002 al 2006, la società ha prodotto gli XScale, famiglia di microprocessori sviluppata con licenza dalla quinta generazione di processori ARM. Dopo un iniziale interesse per il porting di questa famiglia su una piattaforma per cellulari, Intel ha invece preferito interromperne lo sviluppo, vendendo la divisione a Marvell Technology Group.

I grandi produttori hardware si affidano spesso a terze parti per la costruzione di processori. Alcuni mesi addietro AMD ha avviato la costruzione di chip strutture di IBM.  AMD produce ufficialmente le sue CPU presso Globalfoundries, una fonderia di semiconduttori indipendente che ha il suo quartier generale a Sunnyvale (California) e che è controllata da una società d’investimenti costituita dal governo di Abu Dhabi, il più grande investitore in azienda (questa fonderia produce circuiti integrati in grandi quantità per aziende come AMD, ARM, Broadcom, Nvidia, Qualcomm, STMicroelectronics e Texas Instruments).  Intel controlla, invece, direttamente cinque delle più grandi fabbriche di processori al mondo e tali strutture sono in grado di produrre chip in quantità maggiore di quanto possono fare anche IBM e Globalfoundries messe insieme.

Certo è che se Intel dovesse però insistere, come sostiene RBC Capital Markets, a chiedere in cambio il passaggio ad un processore Intel per iPad, non ci sarà capacità di output e vantaggio logistico che tenga per convincere Apple.

[A cura di Mauro Notarianni]