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Cento anni di progresso iniziato con le valvole

valvole

John Ambrose Fleming utilizzò nel 1904 la tecnologia delle valvole, contenitori di vetro sottovuoto con al loro interno due elettrodi in cui scorreva corrente elettrica alternata convertita in corrente continua. Erano valvole basate su diodi termoionici, utilizzate per uno scopo molto semplice, ma hanno costituito il primo passo per creare un’intera industria e – come tecnologia – non sono ancora diventate del tutto obsolete (come potranno spiegarvi gli appassionati di impianti audio ad alta qualità  “esoterici” o i musicisti che utilizzano amplificatori di quel tipo).

Certo, oggi le valvole sono state rimpiazzate dai transistor che hanno permesso di creare i circuiti integrati, ma non dimentichiamo che lo scienziato britannico John Ambrose Fleming, dell’azienda fondata da Marconi, fu in grado di lanciare un secolo fa un’intera industria partendo da una osservazione di Edison, che consentì di creare radio, televisioni, i primi computer (quelli grossi come un appartamento: Eniac, Colossus, IBM serie 700).

Inoltre, proprio perché immuni agli effetti di un impulso elettromagnetico – generabile con una esplosione nucleare – le valvole sono state per tutti gli anni cinquanta, sessanta sino ai settanta una tecnologia molto amata dai militari (soprattutto nel campo delle radiocomunicazioni) rispetto a quella dei transistor.

Al giorno d’oggi la tecnologia sta vivendo una nuova primavera, grazie all’impiego di nanotecnologie. Microscopiche valvole, praticamente invisibili all’occhio umano, sono l’obiettivo di ricerche sia nel settore della trasmissione dati senza fili che in quella degli schermi video o di satelliti e radar. Lunga vita alle valvole, allora, che proprio oggi compiono cento anni.

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