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Dire no a Unix fidandosi di Unix

Microsoft ha lanciato da qualche tempo una campagna anti-Unix. L’obbiettivo è quello di far migrare verso i propri sistemi operativi grandi e medie aziende che fondano le loro reti sul sistema concorrente. A tal fine Redmond, in abbinamento a Unisys, lanciato una campagna di marketing sul mercato USA per un valore di diversi milioni di dollari (la sola Unisys ne spende 25) e programmato diversi eventi dimostrativi. Lo scopo è dimostrare che tutto quello che si può fare con Unix si può fare anche con Windows.
Peccato, però, che in tutto questo sforzo qualcuno si sia dimenticato di avvertire chi ha lanciato la campagna che non è bene che il sito ufficiale dal significativo titolo “We have the way out”, noi abbiamo la via d’uscita”, giri su un dialetto di Unix, FreeBSD. E ad aggiungere la beffa al danno che il web server sia Apache, spesso criticato da Microsoft quando si trattava di far paragoni con il proprio sistema operativo e i propri sistemi per i servizi di rete.
Alla luce di tutto ciò, dunque, suona come ironico il proclama di una parte della campagna che annuncia “Unix ti fa sentire in trappola. Ti lega ad un sistema che non è flessibile. Ti chiede di pagare costose consulenze. Ti costringe a combattere giornamente con un sistema di server che è il più complesso tra quelli immaginabili”.
E’ probabile che presto sia Unisys che Microsoft presto corrano ai ripari e che, se non altro, carichino il sito su server Windows. Ma il danno appare ormai fatto…

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