Il controllo di internet in USA agli statunitensi: questione di sicurezza

Entro 90 giorni fuori i non statunitensi anche da alcune attività  internet.

A seguito degli attacchi terroristici dell’11 settembre, è attualmente in discussione una proposta del Dipartimento della Difesa USA per allontanare i non statunitensi da posizioni di lavoro che toccano la sicurezza.
Nuove restrizioni per i cittadini non USA che lavorano sul territorio statunitense a vario titolo (circa un terzo degli addetti federali, dalla Nasa ai vari dipartimenti: energia, agricoltura, difesa, etc.), ma concentriamoci sul settore dell’I.T., sarebbero coinvolti coloro i quali scrivono software, chi esegue manutenzione dei sistemi email e quelli con mansioni similari.
Qualcuno giudica questa proposta xenofoba per uno dei paesi più multiraziali del pianeta, altri la definiscono quantomeno protezionistica.
Si nota anche che cancellando questi posti di lavoro coperti da personale qualificato indiano, giapponese, australiano o magari anche italiano creerebbe una falla quasi incolmabile per il seppur vasto serbatoio di lavoratori USA che dovrebbero coprire tali posizioni, senza considerare un eventuale e sgradevole aumento dei costi operativi.
I contractors che offrono lavoratori alle aziende smentiscono che sia un problema dover rispettare nuovi eventuali dettami che vadano in questa direzione.
Un professore dell’Università  di Berkeley, Annalee Saxenian, calcola in una percentuale variabile tra il 10 e il 40% il numero di impiegati non USA presso aziende della Silicon Valley.
Un esperto di sicurezza, Ed Yourdon, trova che a minacciare i sistemi computerizzati sono in gran parte degli insider delle aziende stesse e non dei brufolosi teenager di Mosca.