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Il giudice anti-Clinton ora è contro Gates

Kenneth Starr nel gruppo degli uomini di legge che aderiscono alle richieste del Governo nel processo Microsoft. L’avvocato, noto al mondo per essere stato l’accusatore di Bill Clinton nel corso dell’ “affaire” Whitewater, ha infatti contribuito alla stesura di uno dei documenti di supporto alle richieste del DOJ presentati alla corte di appello nei giorni scorsi.
La comparsa di Starr tra coloro che credono che la separazione in due differenti entità  di Microsoft produca vantaggi per il sistema competitivo americano è stata colta dagli osservatori come un momento significativo, se non di una vera e propria svolta rispetto alle voci dei giorni scorsi. Starr è infatti un noto conservatore, molto influente presso quegli stessi ambienti che hanno contribuito alle elezioni di Bush.
“Si tratta di un forte messaggio alla corte – ha detto Bill Kovacic, esperto di anti-trust della Washington University School of Law – Starr è un severo convservatore e già  membro della stessa Corte d’Appello. La sua presenza tra i firmatari aggiunge molta credibilità  alle posizioni della DOJ”
“Per quanto mi riguarda non ho più dubbi – ha detto Starr in una intervista a C/Net – che Microsoft eserciti un monopolio nei sistemi operativi e che questo monopolio sia stato utilizzato utilizzato contro la legge. Tutto questo ha distrutto la competizione. Questo è il nocciolo del caso”. Secondo Starr ci sono documenti molto evidenti che le cose siano andate esattamente come dipinto dal Dipartimento di Giustizia: “Basta leggere le e-mail – ha detto l’accusatore di Clinton – Microsoft diceva chiaramente che l’obbiettivo era schiacciare la competizione. Questo è stato perseguito con metodo, prima attraverso contratti poi usando la scrittura del codice dei sistemi operativi”
Starr pare condividere pienamente le posizioni del Giudice Jackson, anch’egli noto per essere stato un ultraconservatore e iperliberista. “Le disposizioni di Jackson – ha detto ancora Starr – possono porre rimedio a questa situazione. Non si tratta di regolare il mercato, ma di eliminare le barriere strutturali che impediscono la libera competizione dopo che la competizione è stata schiacciata nel corso degli ultimi anni”.

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