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Internet a banda larga, ma non così larga

I maggiori responsabili di questa situazione sarebbero utenti privati che negli USA utilizzano i cosiddetti modem a cavo (modem che consentono l’uso della rete cablata per la diffusione delle trasmissioni televisive) per stabilire connessioni in videoconferenza o per gestire siti Web ad altissima richiesta di banda. Questo tipo di utilizzo sarebbe proibito dai contratti ma di fatto è ormai la norma in molte città  americane nelle quali pochissimi clienti abbattono le prestazioni della rete con la richiesta della maggior parte della banda disponibile.
Ad esempio a New York sul servizio di Time Warner il 6% dei clienti utilizza il 50% della banda ma in altre città  dove sono presenti un maggior numero di utenze domestiche la situazione è ancora peggiore, il 4% dei clienti usa l’85% della banda disponibile.
A poco è servito nei mesi scorsi l’aumento dei nodi, ovvero delle centraline che sovraintendono alla distribuzione della banda. In alcune zone le centraline ora servono 500 o anche solo 50 stabili, questo quando fino a poco tempo fa la norma era una centralina ogn 10.000 o anche 20.000 case. E nonostante il costo delle centraline sia nominale, non altrettanto simbolico è il costo della loro installazione che può arrivare a 5.000 dollari. Per questo per ora solo il 50% degli americani abbonati a questo tipo di servizio è connesso a sistemi ammodernati. Tutti gli altri pagano per un servizio di cui non riescono a godere con ricadute anche sul servizio televisivo.
Nell’attesa che la situazione possa migliorare i gestori dei servizi telefonici si sono messi sulle piste di coloro che abusano delle loro connessioni. Ma in molti casi si tratta di un processo complesso e difficile. La soluzione migliore sarebbe la disconnessione progressiva e sistematica dei nodi mentre si verificano i rallentamenti. In questo modo si riuscirebbe a capire da quale zona si sta richiendo la maggior parte della banda. Ma l’operazione provocherebbe la disconnessione anche degli utenti con le conseguenti proteste. Così alcuni gestori stanno cercando di limitare i danni con procedure diverse, come la riduzione della banda in uscita ma con scarsi risultati.

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