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Le primule rosse

Microsoft non sarebbe stata in grado di tracciare con precisione il percorso degli hackers (o dell’hacker) che nei giorni scorsi e per parecchi giorni, ha vagato tra i server della società  di Redmond. Secondo alcune fonti giornalistiche i responsabili della sicurezza interna di Microsoft avrebbero provato a smascherare il pirata informatico ma con poco successo. Pressati dai dirigenti che volevano mettere fine immediatamente all’intrusione e nell’esigenza di mantenere i privilegi “rubati” ancora per qualche giorno al fine di studiare le mosse e l’identità  del pirata, è stata scelta la prima opzione. In questo modo sarebbero state ridotte, e di molto, le possibilità  di risalire alla vera identità  dell’hacker. Ora le speranze di risalire al colpevole sono affidate alle indagini dell’FBI ma negli ambienti degli esperti del settore si nutre parecchio scetticismo sul fatto che alla fine si riesca a trovare il colpevole.
Intanto Microsoft ha negato che il codice sorgente “sbirciato” dal pirata sia quello correlato a .Net, il software che dovrebbe muovere la strategia di distribuzione on line del software di Redmond. “Si tratta di un prodotto lontano dal completamento – dicono i portavoce della società  – ma non di un prodotto strategico”. Il mondo informatico teme che il pirata sia riuscito a rubare porzioni del codice sorgente di programmi vitali per l’industria, come Win2000 o il suo successore Whistler. In questo caso sarebbe possibile “guardare” alle debolezze dei sistemi dall’interno e creare virus e cavalli di troia estremamente distruttivi.

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