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Microsoft salva Corel

Corel vede la salvezza e a tendergli la mano provvidenziale che potrebbe consentire alla società  di Toronto di lasciarsi dietro alle spalle le prospettive di sparizione dal mercato è, a sorpresa, l’arcirivale Microsoft.
La società  di Redmond e Corel hanno infatti annunciato ieri un investimento da parte dei produttori di Windows per 135 milioni di dollari (più o meno 300 miliardi di lire) che sulla carta consegnano più del 25% della stessa Corel nelle mani di Microsoft. In realtà  l’operazione di acquisto di azioni conferisce, sempre sulla carta, un peso non rilevante sul futuro della società  Canadese visto che non è prevista la possibilità  di voto. In base all’accordo, si specifica in alcuni comunicati stampa, Corel e Microsoft risolvono amichevolmente alcune dispute a carattere legale non meglio specificate e Redmond ottiene lo sviluppo di prodotti per la piattaforma .Net, ovvero il progetto che prevede la distribuzione e l’utilizzo di applicazioni in rete.
L’alleanza arriva decisamente a sorpresa. Per anni Corel è stata, il passato a questo punto appare d’obbligo, una delle più fiere nemiche di Microsoft accusando la società  di Gates di far pagare per i suoi prodotti prezzi troppo alti. Corel lanciò anche una sfida nel settore dei sistemi operativi puntando decisamente su Linux come concorrente di Windows.
L’investimento in Corel ricorda per per molti versi ricorda quello del luglio del 1997 tra Apple e Microsoft. Allora Gates investiva 150 milioni di dollari in Apple (circa 330 miliardi di dollari al cambio attuale) e riprendeva la produzione di Office in cambio dell’adozione di IE oltre ad un mai ufficialmente dichiarato accordo su questioni legali in sospeso. Allora molti sospettarono che Microsoft avesse teso una mano ad Apple anche per aprirsi una via di fuga in caso di un processo per monopolio illegale; la salvezza di un sistema operativo alternativo poteva essere utile a dimostrare che esiste una competizione nel settore degli OS. L’investimento in Corel, secondo alcuni analisti, va letto sotto una prospettiva più o meno similare in vista, questa volta, dell’appello che attende DOJ e Microsoft tra qualche settimana.

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