Mozilla e Firefox: in nove mesi hanno raddoppiato

I problemi di sicurezza che piagano Internet Explorer stanno rivoluzionando il mondo della navigazione online. I browser open source nati dalle ceneri di Netscape arrivano al 14,9%, stravolgendo lo status quo. E' il frutto dello studio di un sito dedicato agli sviluppatori di pagine web e quindi rappresenta una prospettiva parziale di quello che succede in rete. Oppure no?

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Se i numeri rilevati da W3Schools sono corretti (e potrebbero non esserlo, dato che la prospettiva è quella dei visitatori del sito, seppur popolare), è in corso una rivoluzione epocale. L’onda che ha portato Internet Explorer a vincere la guerra dei browser trasformandosi nel mezzo utilizzato dalla quasi totalità  degli utenti per navigare la rete si è clamorosamente invertita. A tutto vantaggio di Mozilla e Firefox, che raddoppiano in nove mesi la propria quota di mercato e si attestano quasi al 15%.

Nel novembre del 2002 il browser di America OnLine, all’epoca indifferentemente una versione customizzata di Explorer oppure Netscape, aveva il 5,2% del mercato. Una situazione, secondo Microsoft, ideale, visto che significava aver chiuso definitivamente con il precedente competitor (Netscape), costretto a vendere tutto e finito in numeri minimi.

Già  nel novembre del 2003 le cose erano cambiate, anche se in modo poco appariscente. Ridotte quasi a niente le quote delle precedenti versioni di Netscape, Opera attestata all’1,9%, Explorer 6 al 71,2% e Explorer 5 al 13,7%, Mozilla incideva “solo” per il 7,2%. Un ottimo risultato, visto da solo, in realtà  schiacciato dal peso dei numeri di Microsoft.

L’azienda di Bill Gates stava finendo di combattere su più fronti: quello tecnologico contro Mozilla e qualunque altro concorrente, contro l’antitrust americano e quello europeo, segnando una serie di successi via l’altro. Apparentemente. Perché quello che le leggi degli stati hanno deciso di accettare, le leggi della tecnologia invece hanno messo in crisi. In particolare per quanto riguarda la sicurezza.

Era già  iniziato a fine 2003 lo stillicidio di virus, exploits e falle di sicurezza del browser, che nel 2004 sono diventate praticamente un ritornello ben conosciuto, a tal punto da far esplodere su tutti i giornali, un paio di mesi fa, un interrogativo precedentemente considerato eretico. “Bisogna trovare un’alternativa a Explorer”, hanno cominciato a scrivere un po’ tutti. Anche le riviste e i giornali più “vicini” a Microsoft. Sollevando un vero vespaio.

Dietro però c’era una pressione fortissima sia degli utenti che delle comunità  di sviluppatori di browser alternativi. I quali hanno sempre creduto nella possibilità  di creare software funzionali e potenti a sufficienza da poter rimpiazzare Explorer, senza cadere né in limitazioni tecnologiche né falle di sicurezza. Opera è stato uno di questi, anche se la sua quota di mercato, aumentata dall’1,9% al 2,3% paga meno del dovuto il suo sforzo.

Per Mozilla (che comprende anche Firefox, la sua incarnazione più “commerciale”) la strada si sta a quanto pare trasformando in una galoppata inarrestabile. La progressione, fatta erodendo punti percentuali a tutte le vecchie versioni di browser, sia Netscape che Explorer precedenti alla sei, pare inarrestabile. E viene a coincidere con la flessione, iniziata a luglio e peggiorata ad agosto, di Explorer 6.

Explorer ha perso pochi, pochissimi punti percentuali, in realtà . Passando dal 72,4 al 70,5%. Ma è un segnale di un trend, oppure semplicemente una fisiologica flessione, che presto si invertirà ? Difficile dirlo con certezza, anche se il prossimo trimestre sarà  sicuramente significativo. Se dopo gennaio, dopo cioè che a Natale saranno entrate in rete una serie di nuove macchine, la flessione continuerà , ciò significherà  che siamo di fronte a una vera inversione di marcia. E il dato potrebbe essere il primo segnale di una rivoluzione che parte dal basso.