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Rcs: «iPad è un ponte verso il futuro, con nell’€™anima i valori dell’€™editoria tradizionale»

«I tablet? Sono un ponte verso il futuro che richiede di ripensare daccapo certe dinamiche, ma che insieme, però, permette di conservare l’anima ed i valori fondamentali che da sempre sono propri dell’editoria tradizionale». Insomma. una rivoluzione radicale per riuscire a non perdere la propria identità. 

E’ l’ossimoro disegnato da Marcello Miradoli, capo delle digital operations per Rcs Periodici, mentre descrive quella che a tutti gli effetti è una vera e propria era di mezzo per il mondo dell’editoria e dell’informazione: un tempo di transizione che, ancora una volta, ha avuto come catalizzatore una creatura di Apple, l’iPad. E protagonista in Italia di questa epoca di rivoluzione è proprio Rcs Periodici, già presente su iPad con tutte le sue testate e prima nel nostro Paese ad offrire per  le edizioni native di Dove, Max, Brava Casa, Abitare e A, gli abbonamenti In App.

«L’iPad è una risorsa straordinaria ed assolutamente originale rispetto al web, l’altra forma di comunicazione digitale che lo ha preceduto di diversi anni  – dice Miradoli -. Vede, una rivista ha una sua struttura, un ritmo, una storia del tutto peculiare. iPad permette di mantenere queste caratteristiche, pur passando dall’inchiostro al video. Anzi, un’altra similitudine è proprio dovuta all’assoluta qualità degli schermi multi-touch del tablet Apple, che offrono al lettore un’esperienza visiva paragonabile, se non superiore, a quella della carta patinata». Insomma, se il web fa della propria forza la sua ipertestualità, il suo non essere un percorso stabilito, ma un’esperienza estemporanea sempre diversa da sé stessa, con iPad il prodotto editoriale (pur aprendosi alla multimedialità) ritrova la sua unicità, la sua coerenza strutturale interna, che lo identifica chiaramente come “oggetto comunicativo” differente da tutti gli altri.

Questo dato semiologico, per Miradoli, permette anche una valorizzazione economica del prodotto simile a quella delle riviste tradizionali. «Il lettore che utilizza iPad riconosce il prodotto e il suo valore. E di conseguenza è disposto a pagare per averlo, al contrario di quanto avviene sul web. Così è garantito un altro caposaldo del mondo dell’editoria: il contenuto, se di qualità, è a pagamento. E se è possibile venderlo, è anche possibile aumentare la qualità».

Attenzione, però, Miradoli non ci sta a mettersi in contrapposizione con il mondo dei blogger e “dell’informazione democratica”. «Esistono blog che hanno una’altissima professionalità e qualità di contenuti. Semplicemente iPad mette a disposizione una nuova strada per gli editori, tenendo anche conto del fatto rende disponibile una base assolutamente interessante per la promozione di servizi e prodotti».

Eppure, non sono pochi quelli che hanno contestato questo modello economico, soprattutto in merito alle regole scelte da Apple per gli editori ed ai rapporti con quest’ultimi.
 Per Miradoli la questione non può risolversi in un giudizio semplicistico. «Non credo si possa parlare in maniera univoca di rapporti con Apple. Si tratta di una grande azienda e come tutte le grandi aziende è fatta di molte persone. Credo che dal punto di vista umano e dell’assistenza tecnica non posiamo dirci che soddisfatti. Per quanto riguarda le scelte commerciali e strategiche di App Store, posso dire che da parte nostra siamo sempre vigili e attenti a valutare gli orientamenti di quella che in questo momento è una multinazionale con una posizione dominante sul mercato, e che dunque può porre problemi di alternative. Detto questo, comunque, noi sullo Store ci siamo e siamo arrivati per primi. Non ha senso criticare stando alla finestra. Credo sia importante precorrere i tempi ed essere presenti nel mercato. Per imparare dai propri errori e, perché no, anche per cercare di orientarlo».

Il dirigente di Rcs, però su un punto è chiaro: «Siamo molto soddisfatti del mondo iOs, ma non possiamo che avere una posizione “agnostica”, guardandoci intorno e pensando allo sviluppo anche su altre piattaforme». Un appunto, però, Miradoli lo rivolge a Cupertino. «Il fatto che Apple non rilasci alcuna informazione sulla quantità e sulla tipologia degli utilizzatori di iPad non può che mettere in difficoltà un editore che ha necessità di pianificare la targhettizzazione delle proprie testate. Proprio per questo noi abbiamo scelto cinque riviste che coprono tutti le possibili fasce di mercato: dai maschili, ai femminili, dai mensili ai settimanali».

Infine una considerazione: iPad e i tablet salveranno il mondo dell’editoria e dell’informazione? «Saranno una risorsa importantissima. Ma non credo che si risolva tutto in un discorso di supporti. Che sia carta, che sia il tablet, che sia il web, l’importanza è la qualità dei contenuti».

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