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Ritorna lo spirito di BeOS?

No, non è tutto finito. Poiché tutto il codice originale di BeOS è stato comperato da Palm, che non ha la minima intenzione di rilasciarlo a terzi o di utilizzarlo per un sistema desktop, sono nati diversi progetti open source indipendenti che cercano di ricreare la magia di BeOS, alcuni partendo da zero, altri riciclando materiale esistente (ad esempio un fork del progetto Atheos, che utilizza il kernel di linux).
Il problema di tutti questi progetti è il seguente: quanto tempo occorrerà  per riuscire ad avere un clone completamente funzionante di BeOS?
Visto il modello di sviluppo prettamente amatoriale di queste attività , non ci sono scadenze e neppure certezze che l’obiettivo verrà  mai raggiunto.

Forse per questo motivo, le maggiori speranze sono riposte in Zeta, la prossima vesione annunciata di BeOS. Spiegazione: prima della vendita a Palm, una piccola azienda tedesca (www.Yellowtab.com) aveva comperato da Be i diritti di distribuzione per BeOS, e da oltre un anno lavora per preparare quello che dovrebbe essere, di fatto, il rientro sulle scene della creatura di Jean Louis Gassee.

Ma la vera domanda è se ha ancora senso riproporre oggi il BeOS tale e quale era ormai 3 anni orsono, infondo la vera forza di questo sistema era la sua indipendenza dal passato, la sua innovatività .

Ecco dunque in questi giorni l’annuncio di Sequel: Xentronix (www.xentronix.com) ha riunito un piccolo gruppo di nomi noti nel Be-ambiente per cercare di sviluppare un nuovo sistema operativo che si ispiri allo spirito di BeOS, senza volerne per forza ricrearne la forma.
Il progetto si Sequel è rigorosamente closed source, in quanto i protagonisti ritengono che questo modello possa garantire, almeno inizialmente, una maggiore coerenza e velocità  di sviluppo, ma verrà  fornita alle terze parti tutta la documentazione possibile.

Il kernel si baserà  su “qualcosa di pre-esistente, sebbene verranno introdotte significative alterazioni per renderlo più simile alla maniera di fare le cose propria di Be”.
Che, tradotto, significa che ci si baserà  su Linux o FreeBSD, ma si cercherà  di lavorare in maniera da nascondere il più possibile le difficoltà  che nascono da questa scelta, proprio come ha fatto Apple per MacOS X.

Attualmente il kernel esegue il boot da floppy ed ha una semplice shell funzionate.
[A cura di Marco Centofanti]

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