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WorldCom e tutti noi

Se la crisi in cui è stata coinvolta WorldCom dovesse portare alla scomparsa il colosso delle comunicazioni mondiali e del suo impero, le ricadute sarebbero su vasta scala e toccherebbero un po’ tutti
Secondo alcuni calcoli svolti da esperti del settore tra il 30 ed il 40% delle reti Internet, in particolare i backbone su cui passa la grande quantità  dei dati è nelle mani di WorldCom.
Una delle unità  di WorldCom (la più prestigiosa) è quella UUNet che rappresenta uno dei maggiori operatori di backbone, i collegamenti a larghissima scala e larghissima banda che tengono in piedi la struttura globale di Internet.
Con la denuncia di “conti truccati” per 3,85 miliardi di dollari nei bilanci del gigante WorldCom che seguono di pochi giorni quelli della KPN-QWest e prima ancora Global Crossing ed altri, e il tracollo dei rispettivi titoli in borsa, queste società  rischiano di fallire e poi chiudere entro poco tempo (se nessun fattore esterno interverrà  velocemente.
Di mercoledì già  le prime avances di gruppi telecom come IDT, con l’offerta (per ora ignorata) di 5 miliardi di dollari per il network MFS di WorldCom assieme a diversi assett di MCI (per importanza, il secondo operatore telefonico negli USA).
WorldCom ha “liquidi” nelle banche per 2 miliardi di dollari, il che significa una “sopravvivenza” di ancora sei mesi, ma da subito 17.000 dipendenti saranno lasciati senza stipendio con già  da ora possibili ricadute a livello internazionale. Tra gli altri ricordiamo che alla periferia di Milano, a Pero, è nato da poco tempo un immenso centro WorldCom all’avanguardia tecnologica internazionale.
Per capire, con due semplici dati, il peso di WorldCom sulla rete, ricordiamo che la metà  delle email spedite nel mondo e il 70% di quelle USA passa per strutture WorldCom. In Europa, invece, la KPN-QWest gestisce spedisce oltre la metà  del traffico continentale.
UUNet fornisce le strutture anche per AOL, il maggior ISP degli USA.
Non solo, la BNS – Backbone Network Service è la rete iperveloce usata anche per Internet2 (l’altra struttura è Abilene, 10.000 miglia di backbone dedicata), il progetto che lega le maggiori università  USA (che pagano, ognuna, una cifra variabile tra i 500.000 e il milione di dollari l’anno per il servizio), ad una velocità  di 3.000 volte quella di un collegamento 56k , che opera anch’essa sotto le insegne WorldCom.
Per chi si fosse incuriosito, innanzitutto lo rimandiamo ad un nostro precedente articolo sul progetto di mappatura di Internet oppure ad uno dei questi link per dati più aggiornati (anche in tempo reale con mappe Java): 1, 2, 3 e 4.

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