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excerpt: "Uno studio Brookings misura le dimensioni fisiche e finanziarie della corsa all’AI: data center, energia e chip potrebbero assorbire investimenti pari in media al 3,63% del PIL USA fino al 2032."
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  - "AI - Intelligenza Artificiale"
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# AI, 10.300 miliardi nei data center: la corsa al calcolo supera i grandi boom del passato

Di[Mauro Notarianni](https://www.macitynet.it/author/mauro/)

29 Set 2026

Negli Stati Uniti la corsa all’intelligenza artificiale sta assumendo dimensioni che vanno molto oltre software, chatbot e modelli linguistici. Secondo **Stijn Van Nieuwerburgh della Columbia Business School**, autore dello studio *Financing the AI Buildout* presentato nell’edizione autunnale 2026 dei Brookings Papers on Economic Activity, tra il 2025 e il 2032 gli investimenti nell’infrastruttura necessaria all’AI potrebbero raggiungere **10.300 miliardi di dollari**.

Significa destinare in media ogni anno alla costruzione di data center, sistemi elettrici, reti e hardware specializzato una cifra equivalente al **3,63% del PIL statunitense**. In rapporto alle dimensioni dell’economia sarebbe un investimento superiore a quello registrato durante alcuni dei maggiori cicli infrastrutturali della storia americana.

Per avere un termine di paragone, lo studio calcola una quota media del PIL del 2,24% durante il boom ferroviario, dell’1,13% per la costruzione delle autostrade e dell’1,10% durante l’espansione delle telecomunicazioni e della fibra. Sono confronti che vanno letti con cautela, perché riguardano epoche, tecnologie e criteri contabili differenti, ma aiutano a comprendere la scala dei capitali che stanno affluendo verso l’AI.[https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2026/09/ai-boom-confronti-finanziari.jpg](https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2026/09/ai-boom-confronti-finanziari.jpg)

## L’AI sta diventando un boom infrastrutturale da 10.300 miliardi

La ragione è fisica prima ancora che finanziaria. Addestrare ed eseguire modelli di intelligenza artificiale richiede enormi quantità di chip specializzati, energia elettrica, sistemi di raffreddamento, collegamenti di rete e strutture progettate per ospitare rack che possono consumare oltre 100 kW ciascuno.

Negli Stati Uniti risultano oggi circa **57 GW di capacità operativa nei data center**, ai quali si aggiunge una pipeline annunciata nell’ordine dei 509 GW. Questo secondo numero non indica però ciò che verrà necessariamente costruito: molti progetti possono essere ridimensionati, rinviati o cancellati.

Nello scenario centrale elaborato da Van Nieuwerburgh, **182,8 GW di nuova capacità entrerebbero in funzione tra il 2025 e il 2032**. Altri 117,2 GW verrebbero completati successivamente, mentre circa 226,9 GW dei progetti oggi presenti nella pipeline non arriverebbero alla realizzazione.

L’impatto sulla rete elettrica avrebbe comunque dimensioni enormi. Secondo il modello, l’espansione prevista richiederebbe una quantità di energia paragonabile all’**intero consumo attuale del settore residenziale statunitense**. Non significa quindi che i consumi delle abitazioni raddoppieranno, ma che ai consumi esistenti potrebbe aggiungersi una nuova domanda elettrica di grandezza comparabile.

È un tema che abbiamo già affrontato parlando dei [consumi di acqua ed energia dei data center](/consumo-aqua-ed-elettricita-data-center/)
 e che sta diventando centrale anche nella progettazione delle nuove infrastrutture dedicate al calcolo AI.

[https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2026/09/datacenter-ai-capacitya-in-gioco.jpg](https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2026/09/datacenter-ai-capacitya-in-gioco.jpg)

## Come viene finanziata la corsa ai data center

La seconda questione riguarda chi debba trovare il denaro necessario. Oracle, Microsoft, Amazon, Meta e Alphabet hanno portato complessivamente le proprie spese in conto capitale da circa 97 miliardi di dollari nel 2020 a oltre 400 miliardi nel 2025.

Per il 2026 lo studio stima **oltre 800 miliardi di dollari di capex complessivo**, contro circa 707 miliardi di flusso di cassa operativo. Sarebbe la prima volta in cui gli investimenti delle cinque società superano complessivamente la liquidità generata dalle loro attività operative. Il confronto richiede comunque una precisazione: il capex comprende anche investimenti che non sono direttamente legati all’intelligenza artificiale.

[https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2026/09/la-sfida-finanziaria-dell-AI.jpg](https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2026/09/la-sfida-finanziaria-dell-AI.jpg)

Per continuare a costruire, gli hyperscaler — i grandi operatori cloud capaci di distribuire capacità di calcolo su scala globale — stanno quindi affiancando agli investimenti diretti formule come leasing, joint venture, project financing, credito privato, cartolarizzazioni e società veicolo. Una parte degli edifici e delle infrastrutture può così essere finanziata e posseduta da soggetti esterni, mentre il grande operatore tecnologico ne diventa il principale utilizzatore.

Questo amplia la quantità di capitale disponibile, ma rende anche più articolato capire dove si concentra il rischio. Debiti, garanzie e impegni contrattuali possono essere distribuiti tra sviluppatori immobiliari, fondi infrastrutturali, banche, private equity e società create per finanziare uno specifico progetto.

[https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2025/03/Data-center-storage-immagine-seagate-1.jpg](https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2025/03/Data-center-storage-immagine-seagate-1.jpg)

## Quanto deve rendere questa enorme infrastruttura

È qui che lo studio introduce uno dei numeri più interessanti. Per capire quale livello di ricavi potrebbe rendere economicamente sostenibile l’investimento, Van Nieuwerburgh costruisce uno scenario basato su un rendimento del capitale del 10%, un margine operativo di cassa del 50%, una vita economica di sei anni per l’hardware informatico e di 20 anni per gli altri asset.

Con queste ipotesi, i circa 183 GW realizzati entro il 2032 dovrebbero generare a regime **circa 3.725 miliardi di dollari di ricavi all’anno**. È una cifra equivalente a circa il 9,2% del PIL statunitense stimato per il 2032.

Non si tratta di una previsione secondo cui il settore AI fatturerà necessariamente quella cifra. È invece il risultato di un modello che prova a calcolare quale volume di ricavi sarebbe necessario per remunerare il capitale investito alle condizioni ipotizzate.

E il risultato cambia sensibilmente modificando le variabili. Nelle diverse combinazioni di rendimento richiesto e margine operativo considerate dallo studio, il fabbisogno di ricavi annuali varia da circa **2.290 a 6.720 miliardi di dollari**. Se inoltre la vita economica dell’hardware AI scendesse da sei a tre anni, il valore dello scenario centrale salirebbe da circa 3.700 a 6.000 miliardi di dollari.

## Il confronto con OpenAI e Anthropic dà la misura della sfida

Per rendere più comprensibile l’ordine di grandezza, il paper utilizza anche OpenAI e Anthropic come termine di paragone. Le stime considerate dallo studio collocano i ricavi annuali combinati delle due società intorno ai **100 miliardi di dollari**.

Passare da questa dimensione ai 3.725 miliardi richiesti dallo scenario centrale equivarrebbe a una crescita nell’ordine dell’**80% all’anno fino al 2032**. Non significa che OpenAI e Anthropic debbano produrre da sole tutto quel fatturato: il confronto serve a mostrare quanto debba diventare grande il mercato complessivo che utilizzerà la nuova capacità di calcolo.

C’è anche un altro modo per leggere il dato. Lo studio calcola che lo scenario centrale richiederebbe ricavi nell’ordine di 5,5 dollari per ogni ora di utilizzo di una GPU installata a piena capacità. È un valore compatibile con i prezzi attualmente praticati per alcune GPU NVIDIA di fascia alta.

Il problema si sposta quindi sulla quantità: bisogna capire se nei prossimi anni ci sarà una domanda sufficiente per mantenere **circa 180 GW di nuova infrastruttura fortemente utilizzati** e se il prezzo della capacità di calcolo resterà abbastanza elevato anche quando l’offerta sarà molto maggiore di quella attuale.

Abbiamo visto al [Computex 2026 come NVIDIA stia già progettando chip, rack, reti e interi data center AI come un unico sistema](/computex-2026-nvidia-sposta-il-baricentro-la-vera-partita-si-gioca-nei-server-dellai/)
: l’efficienza non viene più misurata soltanto nelle prestazioni del processore, ma anche nella quantità di calcolo ottenibile per ogni watt e per ogni dollaro investito.

## Dove si concentra il rischio finanziario

Lo studio non sostiene che una crisi sia imminente e invita esplicitamente alla prudenza prima di paragonare l’infrastruttura AI ai precedenti boom creditizi. Gli elementi da osservare riguardano soprattutto la combinazione tra indebitamento, domanda ancora difficile da prevedere, rapida obsolescenza dell’hardware, disponibilità di energia e dipendenza da un numero relativamente ristretto di grandi clienti.

Un data center ha inoltre caratteristiche differenti da altre grandi infrastrutture. L’edificio e la connessione alla rete elettrica possono avere una vita utile di decenni, mentre GPU e sistemi di calcolo possono diventare economicamente superati in pochi anni. Una struttura finanziaria basata su debiti di lunga durata deve quindi convivere con asset tecnologici che perdono valore molto più velocemente.

Un altro elemento riguarda la trasparenza. Spostare parte degli investimenti verso joint venture, società veicolo, leasing e credito privato non aumenta automaticamente il rischio complessivo, ma può rendere più difficile capire quanto diversi operatori finanziari siano esposti agli stessi data center e agli stessi grandi clienti.

Il boom dell’intelligenza artificiale si sta così trasformando anche in un gigantesco esperimento finanziario. La tecnologia dovrà dimostrare di generare abbastanza domanda e ricavi da remunerare infrastrutture che, secondo lo scenario analizzato, potrebbero assorbire nell’arco di otto anni oltre **10.000 miliardi di dollari**.

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## Fonti

- [Brookings Institution – Financing the AI buildout](https://www.brookings.edu/articles/financing-the-ai-buildout/)
- [Stijn Van Nieuwerburgh – Financing the AI Buildout, Brookings Papers on Economic Activity, Fall 2026](https://www.brookings.edu/wp-content/uploads/2026/09/4c_Van-Nieuwerburgh.pdf)
- [The Wall Street Journal – The AI build-out is becoming one of the largest economic bets in U.S. history](https://www.wsj.com/economy/the-ai-build-out-is-becoming-the-biggest-economic-bet-in-u-s-history-c60716dd)
- [U.S. News / Reuters – Financing of historic AI buildout raises financial risks](https://money.usnews.com/investing/news/articles/2026-09-24/financing-of-historic-ai-buildout-raises-systemic-risks-in-us-researcher-says)

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