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Apple indaga su materiale proveniente da miniere di stagno illegali in Indonesia

Preoccupata che alcuni fornitori potrebbero aver usato prodotti provenienti da miniere di stagno illegali in Indonesia, Apple ha aggiunto un paragrafo nella pagina dedicata sul suo sito web alla responsabilità dei fornitori, illustrando la situazione e spiegando di essere al lavoro per risolvere il problema.

La società da sette anni pubblica i resoconti degli audit condotti nella filiera, condividendo apertamente i dati rilevati, affermando di stare lavorando per risolvere problemi e affrontando argomenti che riguardano l’intero settore, come gli orari di lavoro eccessivi e l’impiego di manodopera minorile. “Per quanto ci risulta”, dice Apple, “stiamo analizzando la nostra filiera più a fondo di quanto qualsiasi azienda abbia mai fatto, e nessun’altra azienda del settore ha mai fornito report così dettagliati”.

“Per prevenire l’eccessivo ricorso agli straordinari” dice ancora Apple, “monitoriamo le ore settimanali di un milione di lavoratori della nostra filiera, e ogni mese pubblichiamo i risultati sul nostro sito web”. E ancora. “Condividiamo la nostra strategia in materia di orari lavorativi, e i nostri strumenti, con altre realtà interne ed esterne al settore. Anche se l’impiego di lavoro minorile è raro nella nostra filiera, dichiariamo comunque tutti i casi riscontrati e le azioni intraprese per correggere il problema ed evitare che si ripeta. Inoltre comunichiamo ai nostri fornitori i nomi delle agenzie intermediarie che risultano coinvolte nel reclutamento di lavoratori minorenni. Abbiamo reso pubblici anche nomi e indirizzi dei nostri 200 principali fornitori”.

miniera stagno illegali indonesia

Apple ha rapporti consolidati con molti gruppi del settore. Nel 2012 la casa della Mela è stata la prima azienda tecnologica ammessa alla Fair Labor Association (FLA). Su richiesta di Apple la FLA ha avviato un audit senza precedenti presso Foxconn, il più grande fra i fornitori impegnati nell’assemblaggio finale. I dati e i progress report relativi a questa indagine indipendente sono stati pubblicati sul sito della FLA.

“Abbiamo invitato l’Institute of Public and Environmental Affairs (IPE) e altri gruppi ambientalisti a collaborare con noi allo svolgimento di audit specifici. In più continuiamo a collaborare con Verité, un’organizzazione non governativa (ONG) nata per garantire condizioni lavorative eque, con l’obiettivo di sviluppare nuove strategie per la comunicazione fra i lavoratori e le aziende. Partecipiamo inoltre alla Electronic Industry Citizenship Coalition (EICC) e alla Global e-Sustainability Initiative (GeSI) per promuovere l’uso di minerali conflict-free”.

Apple si e fa parte della Public-Private Alliance for Responsible Minerals Trade, un’iniziativa congiunta con cui governi, imprese e privati affrontano il problema dei cosiddetti “minerali insanguinati” nella Repubblica Democratica del Congo. La casa della mela è stata fra le prime aziende di elettronica a mappare il potenziale utilizzo di minerali insanguinati nella propria filiera, e oggi monitorizza i fornitori per controllare le fonderie a cui si rivolgono. “A dicembre 2012 abbiamo identificato 211 fonderie e raffinerie presso cui i fornitori si procurano stagno, tantalio, tungsteno o oro”. Attualmente i fornitoridi Cupertino utilizzano tantalio conflict-free, stanno certificando le proprie fonderie, o stanno modificando il sistema di approvvigionamento per appoggiarsi a fonderie già certificate. “Continueremo a lavorare per certificare le fonderie qualificate, e via via chiederemo ai nostri fornitori di procurarsi stagno, tungsteno e oro presso gli stabilimenti che hanno ottenuto la certificazione”.

L’intero settore si sta impegnando a far sì che i fornitori usino materiali conflict-free, e anche il programma di Apple è conforme alle linee guida dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Apple collabora inoltre con la Electronic Industry Citizenship Coalition (EICC) e la Global e-Sustainability Initiative (GeSI). L’obiettivo principale dei programmi Conflict-Free Smelter della EICC e della GeSI è certificare le fonderie conflict-free tramite una procedura di audit condotta da un’entità indipendente.

“Per noi, il modo in cui i nostri prodotti vengono progettati è importantissimo. Ma il modo in cui vengono fabbricati è altrettanto importante. Sappiamo che tutti si aspettano molto dalla nostra azienda: noi ci aspettiamo ancora di più da noi stessi”.

Qui sotto una galleria di immagini di miniere Indonesiane non autorizzate o non rispondenti ai criteri occidentali di sicurezza e tutela dell’ambiente, tratte dal sito Friend of Earth

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