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Attaco a FairPlay e al Mac

Dopo qualche mese di distanza dal primo hack (funzionante su piattaforma Linux) che sbloccava la protezione DRM – Digital Right Management di Apple, FairPlay (originariamente studiata da Veridisc, si legga questo PDF da 58,6 per tutti i dettagli), ai file audio codificati con AAC protetto, adesso esiste una soluzione Open Source funzionante dal Terminale di Mac OS X.

Si tratta della prima (e discutibile, in quanto non legale) soluzione su Mac per inficiare le limitazioni che Apple ha apposto ai brani musicali venduti (per ora solo in USA) su iTunes Music Store.

Ricordiamo che FairPlay è la tecnologia di protezione del diritto d’autore adottata da Apple per persuadere le case discografiche che concedere i loro brani al negozio di musica digitale di Apple è cosa buona e giusta.

PlayFair (434 KB) è da poche ore (e chi può dire per quante ancora in libera circolazione) disponibile qui e scaricabile da uno di questi server mirror.

Con PlayFair (codice sorgente, non applicazione vera e propria) e con una certa dimestichezza del Terminale e di Xcode (l’ambiente di sviluppo che Apple dedica a Panther) sarebbe possibile eliminare, su un computer autorizzato all’ascolto, le protezioni che Apple ha applicato ai brani “limitati” venduti su iTunes Music Store.

Apple potrebbe comunque apporre non difficili modifiche che evitino questo sblocco illegale, visto che la base di PlayFair è una chiave di codifica ottenuta sviscerando un iPod o un sistema per Windows di iTunes.

Al di là  di quello che Apple potrà  fare per impedire la proliferazione di questo sistema di crack della protezione, in molti si potranno chiedere se, davvero, come recita lo slogan degli sviluppatrori la finalità  sia quella di una “informazione libera” e se piuttosto non si tratti semplicemente di una operazione certamente illegale e che, per giunta, colpisce il sistema DRM più ‘€œliberale’€ attualmente in circolazione.

Basti pensare che concede a ben tre computer (autorizzati dall’acquirente) di leggere il file, di masterizzare fino a 10 volte la stessa playlist con iTunes, di masterizzare all’infinito un CD audio (eventualmente ri-codificabile in qualunque formato, certo con una successiva perdita di qualità ) e di trasferire su un numero infinito di iPod e iPod mini la traccia protetta e quindi ascoltata ovunque.

Il pare di Macity è che operazioni come queste, anche se inneggiano alla ‘€œliberà  di pensiero e d’€™azione’€, in realtà  rappresentano solo un buon modo per indurre le case discografiche a non concedere più la loro musica al negozio musicale di Apple lasciando completamente strada libera ad altri sistemi DRM, come quello poco (per non dire nulla) Mac-friendly incorporato in Windows Media Player 9.

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