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Recensioni smartphone, quasi tutti i produttori (tranne Apple) imbrogliano sui benchmark

Abbiamo parlato più volte del problema dei falsi benchmark, o meglio di imbrogli che mettono in atto alcuni produttori, riconoscendo l’esecuzione di alcuni software volti a fornire una misura delle prestazioni, falsando di conseguenza i risultati e mostrando valori migliori rispetto a quanto possibile in realtà.

A praticare scorrettezze del genere è stata in passato “beccata” Samsung, ma un po’ tutti i grandi produttori, o quasi, usano questo oppure altri “trucchi”.

Uno Youtuber denominato Geekerwan spiega che qualche giorno prima della commercializzazione o della presentazione di un nuovo smartphone, cominciano per magia a fioccare le recensioni sul web; non mancano lodi sperticat in cambio del prodotto stesso, sponsorizzazioni, pubblicità, ecc. Un diverso problema è che alcuni costruttori non esitano a “gonfiare” i risultati che è realmente possibile ottenere, in modo da far comparire punteggi elevati nei confronti con alti prodotti e attirare i favori di pubblico e stampa specializzata.

Geekerwan ha voluto fare luce sulla questione, confrontando le prestazioni grezze tra gli esemplari inviati in anticipo ai tester e i modelli che si trovano effettivamente nei negozi.

Il trucco dei costruttori cinesi

Un primo dato che emerge è che i produttori cinesi inclusi nel panel del test, un po’ tutti “imbellettano” i telefoni inviati, predisponendo ottimizzazioni aggressiva nelle unità destinate alla stampa, ovviamente allo scopo di influenzare le prove e, di conseguenza, convincere potenziali acquirenti

In condizioni d’uso reali, i modelli in commercio spesso consumano tra 1W e 1,7W in più rispetto ai modelli di prova. Risultato: il dispositivo si riscalda di più, con conseguenze nei limiti termici e prestazioni che crollano rapidamente, con l’utente che si ritrova con n dispositivo meno performante rispetto a quanto affermato da siti specializzati.

L‘Oppo Find X9 Pro è indicato come un esempio tipico di delusione da questo punto di vista, con un calo di prestazioni rispetto al modello che gli utenti trovano effettivamente in commercio.

Tranne Apple, un po’ tutti i produttori imbrogliano sui benchmark inviando alla stampa gli smartphone per le recensioni - macitynet.it

L’eccezione e la costanza di Apple

Apple da questo punto di vista è una mosca bianca: l’Phone 17 mostra la variazione di prestazioni più bassa nei panel di dispositivi testati; ancora meglio fanno gli iPhone 17 Pro e Pro Max che addirittura registrano una leggera miglioria nei punteggi ottenuti dai benchmark rispetto ai risultati delle unità inviati in prova e i modelli a scaffale.

I miglioramenti in termini di prestazioni offerti da Apple, sono probabilmente merito anche di successive ottimizzazioni di iOS (gli iPhone ricevuti da chi riesce a fare una recensione immediatamente dopo il lancio sono in genere dispositivi sui quali sono presenti versioni preliminari di iOS). Solo l’iPhone 17 entry-level registra un micro-ribasso a regime dell’ordine di 0,2 fps ma si tratta di una differenza trascurabile, che rientra ampiamente nel margine di errore dei benchmark.

Tranne Apple, un po’ tutti i produttori imbrogliano sui benchmark inviando alla stampa gli smartphone per le recensioni - macitynet.it

Una questione di fiducia

Apple non vuole giocarsi la carta della fiducia da parte dei suoi utenti. È un’abitudine del costruttore, che si osserva spesso sulle indicazioni che riguardano l’autonomia dei dispositivi: altri produttori riportano indicazioni decisamente pompate; i dati indicati da Apple corrispondono in genere a quelli che realmente si possono ottenere. Perdere la fiducia dei clienti per Apple significherebbe annullare il capitale su cui si regge il suo business. Senza fiducia, anche il miglior prodotto o il prezzo più competitivo perdono valore. L’utente che compra un iPhone, pretende di avere esattamente quello che è stato annunciato, senza sorprese dopo aver tirato fuori il telefono dalla confezione. Apple sa bene che la fiducia genera fedeltà; un cliente che si fida torna ad acquistare, è meno sensibile al prezzo, perdona eventuali piccoli errori di gioventù del software.

Recensioni e passaparola viaggiano velocemente. Un caso emblematico è quello di Volkswagen con lo scandalo Dieselgate: la perdita di credibilità ha avuto impatti enormi su immagine, valore in borsa e percezione del marchio. Ricostruire la reputazione è molto più costoso che mantenerla.

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