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Bsd Hacks, il libro di Dru Lavigne sul miglior Unix del mondo

bsd tricks

Il nuovo libro di Dru Lavigne, Bsd Hacks, di 430 pagine pubblicato (ovviamente in inglese) dall’editore statunitense O’Reilly al prezzo di 24,95 dollari (su Amazon sono attualmente 16,97 dollari, però), è un furto. Un furto anche se costasse il doppio. Perché il valore e la chiarezza dei cento suggerimenti “in pillole” che vengono presentati è molto maggiore.

In realtà , il lavoro di Lavigne, che è un’insegnante molto quotata e autrice della rubrica FreeBsd Basic per il sito ONLamp.com, è stato quello di selezionare, verificare, organizzare e dare un senso di utilità  a un florilegio di trucchi e consigli per l’uso e il miglioramento di Bsd nelle sue differenti varianti.

Il risultato, anche per il lettore tecnicamente capace ma meno interessato al fine tuning di un sistema operativo, è una sorta di antologia per un viaggio affascinante. Che in parte si lega, come complemento, a un altro libro che avevamo recensito poche settimane fa, sempre di O’Reilly, cioè Network Security Assessment di Andrew Lockhart.

Si possono salvare mesi di paziente lettura di newsgroup, mailing list, infinite ricerche con Google e altrettanto infiniti grep di man, i manuali online dei sistemi Unix. Qui si viaggia a un alto livello di efficienza e sofisticatezza, mantenendo tuttavia la freschezza e l’attenzione per il dettaglio e la precisione che rendono questa una tra le migliori collane di libri per gli utenti intermedi ed esperti nel mondo dell’informatica.

Inoltre, se è pur vero che il libro si rivolge soprattutto agli utenti FreeBsd, OpenBsd, NetBSD e di Darwin (la variante di Apple del sistema operativo di Berkeley che costituisce la versione Unix più diffusa, con o senza Mac Os X), anche gli utenti di varianti proprietarie di Unix (Ibm, Hp, Sun, Sco) oppure l’infinita legione di amministratori e smanettoni in ambiente Linux potranno trovare pane per i loro denti. Molte cose hanno sintassi simili, oppure front end grafici, oppure coinvolgono strategie e modalità  di implementazione che sono comuni a tutte le architetture Unix-like. Magari un hack potrebbe non funzionare esattamente nel modo in cui è descritto, ma con un paio di modifiche minori. Meglio, perché la struttura è la stessa e la logica è quella di interesse principale.

Anche e soprattutto di questo punto di vista si coglie l’importanza del fatto che questo libro offre un condensato, una sintesi ragionata di due decenni di evoluzione e quindi di cultura di programmazione, scripting e implementazione che Bsd ha visto nascere intorno a sé.

Per questo motivo la possibilità  di acquistarlo, anche se per adesso difficilmente verrà  tradotto in italiano, è da prendere in considerazione. Sarà  possibile spaziare a partire dai modi per rendere più “comodo” l’ambiente di shell, personalizzandolo in modo tale da automatizzare task ripetitivi e raggiungere in modo più semplice risultati maggiormente efficaci ed efficienti. Per passare, poi, a una serie di ulteriori suggerimenti in vari ambiti: gestione di file e del filesystem, processo di avvio (boot) e login, la gestione ottimale di backup, gestione del networking e della sicurezza del sistema.

Poi, nella seconda parte maggiormente avanzata del libro, è possibile analizzare i modi con cui operare su livelli di profilo maggiore, mantenendo l’aggiornamento dinamico delle componenti del sistema che sono state modifica. Sino al nirvana di qualunque sistemista-amministratore-programmatore: Grokking Bsd. Quest’ultima parte da sola, infatti, consente di andare ben oltre alla profondità  che usualmente ci si potrebbe aspettare da libri come questi.

Già  l’etimologia del termine è tutto un programma: Grok è un verbo inventato dalla scrittore di fantascienza Robert Henleing, l’autore di Fanteria dello spazio (da cui è stato tratto il film Starship Troopers) e – soprattutto – di Straniero in terra straniera (Stranger in a strange land, uno dei capisaldi della letteratura legata al movimento lisergico e contestatario (in una parola, Hippy) degli anni Sessanta e Settanta. Grok vuol dire “essere tutt’uno con…”, “capire intimamente” qualche cosa. Grokking Bsd è la possibilità  di andare oltre la superficie, razionalizzando la parte esoterica del funzionamento di Bsd, le sue idiosincrasie, i problemi, gli umori, le improvvise sbandate.

In undici pillole di saggezza, il livello di conoscenza del sistema diviene a un tratto irraggiungibile per chi non abbia avuto l’opportunità  di trovare una guida come quella organizzata da Dru Lavigne. La quale, ridendo e scherzando con lo spirito che solo i libri di divulgazione tecnologica statunitensi sanno raggiungere, riesce a introdurre una serie di trucchi e scorciatoie che difficilmente potrebbero essere immaginati da chi quotidianamente cerca di far funzionare al meglio un sistema basato su Bsd. Ma si tratta di soluzioni valide e che avvicinano il lettore allo stato di grazia del vero esperto Unix-Linux. Ovvero, ne stimolano in modo intelligente la curiosità .

In conclusione, questo libro è un furto. Un furto ai danni dell’autrice, che ha saputo condensare così tante informazioni e consigli intelligenti in cento suggerimenti distribuiti su 430 pagine. Il consiglio è di appropriarsene, anche se per sventura si dovesse essere utilizzatori incalliti di Windows o integralisti di Linux. Si scopriranno le gioie di Bsd, le sue più singolari (e potenti) particolarità , e per gli utenti Mac che negli ultimi anni, grazie a Mac Os X, hanno scoperto il piacere di shell e terminale, sarà  l’occasione per tornare a vedere la bontà  dell’ambiente Tcsh rispetto al Bash.

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