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Burrel Smith, l’uomo senza il quale il Mac forse non sarebbe mai nato

“Burrel cominciò a lavorare non-stop sui collegamenti ed io scrivevo programmi sull’Apple II per emulare la temporizzazione che Burrell sviluppava per i chip Programmable Logic Array” (dispositivi usati per implementare circuiti logici, ndr), raccontò Tribble in un’intervista alla rivista Byte all’epoca dell’introduzione del Mac. “Dopo quattro giorni, avevamo una scheda con il 68000, 64K di memoria, uno schermo bitmapped e tastiera che permetteva l’esecuzione del software QuickDraw, le routine grafiche che Bill Atkinson aveva progettato per il Lisa”; “Andammo da Steve (Jobs, ndr) con il modello funzionante e questo disse: ok facciamolo in questo modo”.

La scelta del 68000 avrebbe significato indirizzare il Mac su un nuovo versante, una scelta diversa da quella di Raskin che, nella sua visione, avrebbe voluto invece una macchina da massimo 1000 dollari. A febbraio del 1982, Raskin, emarginato dal suo progetto o se vogliamo dalla sua diversa visione, si licenziò. Dal 1981 a metà del 1983, Smith progetto almeno cinque differenti schede logiche, seguendo di pari passo con l’evoluzione del concetto di Macintosh, con grandi elogi di tutti i suoi colleghi in Apple.

“Direi che le schede logiche di Burrell Smith, sono stato il seme brillante che ha attirato tutti gli altri verso il progetto” ha dichiarato Andy Hertzfeld, coscritto nel frattempo da Jobs nel febbraio del 1981 dal gruppo Apple II al team Macintosh per scrivere importanti parti di sistema del software Mac.

“Sono cresciuto con Woz e l’ho visto lavorare” dice Bill Fernandez, impiegato numero 4 di Apple e membro del team che creò il primo Mac, “Burrell era molto simile” spiegando che quando si presentavano nuovi problemi lui si “tuffava” in essi, risolvendoli con il suo modo brillante di lavorare. “Lui e le persone del team software” continua Fernandez “Specialmente Andy Hertzfeld, hanno lavorato a stretto contatto comprendendo cosa sarebbe accaduto tra hardware e software. Insieme potevano produrre quello che ci serviva, in modo efficiente ed economico”.

“Burrell era un brillante ingegnere e così tutti quelli al lui intorno” racconta Daniel Kottke che ha testato le schede logiche progettate da Smith. “Era capriccioso, divertente e giocoso, e non aveva molta pazienza per i dettagli”.

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