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Caro Diario, storia di un iBook (che non c’era) e del suo disperato padrone (2/3

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Arriva il secondo fine settimana senza iBook. Cominciano a farsi avanti i problemi professionali. Ho quattro articoli per un quotidiano in giacenza, un saggio di 25 cartelle per un trimestrale, varie mail in arretrato. Ho quattro caselle di posta consultabili sul web. Sono quasi piene tutte e quattro e io non posso scaricare la posta da nessuna parte. Inizio ad avvertire un certo disagio.

Decido di agire in modo radicale: mi faccio prestare un portatile, uno qualunque. Maledico l’attuale mercato che non prevede un Pc di cortesia per chi manda in riparazione il proprio. Dopotutto Apple non è la Mercedes dei computer? Comunque, ce la faccio, dei colleghi mi danno il portatile per il fine settimana. E’ quello sul quale sto scrivendo: un Acer TravelMate dotato di Pentium III (non chiedetemi i Mhz perché non ho idea di dove si vedano) con 128 Mb di ram, 10 Gb di disco fisso, e l’orribile Windows ME precaricato. Praticamente una missione suicida.

Fine settimana al lago con la dolce metà , comprensiva e materna. Ha capito il mio dramma e mi lascia da solo davanti al Pc. Preferisce abbronzarsi in terrazza. Io scrivo, mi collego a internet a 16.800 baud (è colpa della linea, qui al lago la banda larga pensano che sia l’orchestra di paese con anche le riserve e gli aspiranti musicisti).
Ho messo dentro Messenger di Microsoft, QuickTime 5 e un altro paio di cose per rendere l’ambiente più confortevole. La famosa tecnologia di Intel SpeedStep (TM) mi segnala con un beep ogni volta che estraggo o connetto l’alimentazione che ho estratto o connesso l’alimentazione. La batteria dura quasi tre ore (basta non pensare neanche di avere il cd-rom), nel suo complesso il computer non è male. Soprattutto l’interfaccia di Windows è quasi gradevole. Meglio del mio comodino.

Lunedì. Il mio racconto si trasforma in un contrappasso dantesco della campagna “Switch” di Apple: sono io che ho fatto switch verso il mondo dei Pc.
àˆ bellissimo poter avere le finestre a tutto schermo, la barra dei comandi (o come diavolo si chiama) è più comoda di quella di OsX, nel complesso non mi posso lamentare. Dai tempi dell’MS-Dos hanno fatto passi da gigante. A parte che ogni tanto “WinWord” (sarebbe Word 2000, ma il sistema preferisce chiamarlo con il vecchio nome di un tempo) commetta un errore irreversibile (tipicamente quando ha appena aperto un documento) e si suicidi. Stessa cosa con MSIExplorer o con MSExplorer (la differenza che serve a tutelarsi dall’antitrust).

Ho preso l’abitudine a salvare ogni 30 secondi (maiuscole-F12). Word cerca di correggermi tutte le parole che non capisce con strani termini che non voglio. Io di solito faccio molti refusi, adesso inizio a scrivere come un dislessico: vengono fuori parole diverse da quelle che pensavo. Di refusi, però, neanche uno.

Tutto sommato me lo comprerei anche un Pc, se non fosse per due particolari relativi all’hardware: fa schifo (a parte la tastiera, che è confortevole e – in qualche modo – più veloce). Sleep e Stand-by (le due funzioni che cercano di riassumere lo stato di vigile sospensione nel quale lascio il mio iBook per settimane) non funzionano neanche un po’. Quando devo chiudere il computer lo spengo sempre. Mi manca da morire la luce bianca e pulsante come un faro del mio iBook.

In più, ogni tanto si sente come il rumore di un phon: è la ventola del processore. Se capita di tappare la presa d’aria, inizia a muggire e scalda in modo inquietante. Ho il sospetto che potrebbe fondersi. Per sicurezza la sera lo lascio sul pavimento al centro della stanza, lontano da tutto quello che potrebbe prendere fuoco. Non vorrei finire carbonizzato per colpa di un processore Intel. Il mio rapporto fisico col portatile è diverso da quello con l’iBook. Da un punto di vista hardware, direi che è peggiore.

Riflessione dettata dal caldo, dopo due ore di treno per rientrare a Milano. Forse Windows non è poi così male. Sto usando da quattro giorni W-ME, e riesco a lavorare. Certo, non bisogna installare niente che non siano quattro, dico quattro applicazioni, sennò si sporca il registro e poi la macchina si impalla in modalità  casuale mentre si stanno facendo cose insospettabili (come accenderlo o, soprattutto, spegnerlo).
Però l’ambiente di Windows è razionale. Non bello, non utile, ma razionale. Le finestre occupano tutto lo spazio possibile, i bordi aderiscono, le icone stanno dove vogliono, ma almeno sempre nella stessa posizione. E’ anche veloce. Non come Os9, ma sicuramente più di OsX.
Mi prendo l’appunto mentale di considerare l’acquisto di un Pc. Lo cancello. Getto il foglietto mentale. Fondamentalmente il motivo è uno solo: seduto a un bar con l’Acer sulle gambe a scrivere, mi guardano tutti come se fossi un rappresentante di spazzole che compila la nota spese.

Quando aprivo l’iBook, allora sì che era bello. Mi sentivo Tom Hanks. La gente mi guardava, mi sentivo “cool”. E anche un po’ snob. Chiudo gli occhi e penso al mio piccolino, dentro un laboratorio olandese, in mezzo ai tulipani e ai mulini a vento. Li riapro e vedo l’Acer.
Mi prende una tristezza, per quel 95% del mercato che usa i Pc, che non ne avete un’idea…

Prosegue su questa pagina.

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