HomeMacityIn EvidenzaCent'anni di Spam: un fenomeno che non si ferma mai

Cent’anni di Spam: un fenomeno che non si ferma mai

La compagnia di crociera inglese Cunard una mattina di cento anni fa decise di spedire a una lista selezionata di membri dell’elite britannica un telegramma nel quale si faceva pubblicità  a una nuova nave. Gli impiegati dell’azienda (allora il termine “marketing” non era stato ancora inventato) non lo sapevano, ma avevano fatto appena nascere una delle pratiche commerciali più devastanti.

Grazie alla nascita di mezzi di comunicazione via via più sofisticati, dei quali la posta elettronica via Internet è attualmente il mezzo più avanzato, anche lo spam ha avuto la sua escalation. Attraverso la posta convenzionale, il direct marketing con mailing nelle caselle di posta convenzionale, il fax mailing e infine lo spamming. Una pratica che prende il nome da uno sketch del gruppo di comici inglese Monty Python (Spam è una marca di carne in scatola molto economica e considerata poco gustosa).

Ma le frontiere dello spam non si limitano ai messaggi in casella di posta elettronica non sollecitati. La pratica per l’email, tra l’altro, ha visto il suo esordio nel 1978 con un messaggio non sollecitato. Ed è anche difficile circoscrivere i tipi di spam, dal momento che l’invio di informazioni non richieste da un conoscente possono rientrare nella categoria, secondo alcuni studiosi di sociologia della comunicazione.

L’ultima frontiera, secondo gli esperti di sicurezza Internet Security System, sentiti in esclusiva da Macity nella loro base di Atlanta, in Georgia (Usa) affermano che adesso si comincia anche a parlare di “spim”, spam per sistemi di messaggeria istantanea, dopo che negli ultimi tempi si sono viste anche forme di spam via sms sui telefoni cellulari.

Tra le categorie di spam, otre ai messaggi di conoscenti non richiesti, ci sono le pubblicità  di prodotti, le mailing list “selvagge”, le truffe belle e buone (come la famosa “truffa nigeriana”) e pratiche di comunicazione diretta a fini commerciali. Inoltre, anche i virus tendono ad aumentare il traffico di posta elettronica, generando a volte veri e propri “maremoti virtuali” di spam o di messaggi contententi nuove versioni del virus stesso o di altri tipi di comunicazione non richiesta e totalmente inutile.

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