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title: "Claude non è in vendita in Cina? Arrivano i rivenditori di token sottobanco"
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# Claude non è in vendita in Cina? Arrivano i rivenditori di token sottobanco

Di[Antonio Dini](https://www.macitynet.it/author/antonio/)

6 Ott 2026

![Claude di Anthropic può controllare il Mac per conto nostro - macitynet.it](https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2026/03/controllareMacclaude-741x486.jpg "Claude di Anthropic può controllare il Mac per conto nostro - macitynet.it")

**Anthropic** non offre **Claude** in Cina, per ragioni di sicurezza nazionale e, in parte, per mantenere il vantaggio competitivo bloccando la capacità di **distillare** la conoscenza per i modelli cinesi a partire da quelli americani. Tuttavia, come in un romanzo di **fantascienza cyberpunk**, di cose ne succedono lo stesso.

Nel distretto di **Haidian**, a **Pechino**, dove si concentrano università e aziende tecnologiche, sei dei circa trenta inquilini di un anonimo palazzo di uffici vendono proprio questo: l’accesso a Claude e ad altri modelli di intelligenza artificiale americani. Lo racconta un occupante dell’edificio a *The Information*, nell’inchiesta firmata da **Jing Yang**, **Juro Osawa** e **Qianer Liu** e uscita il 2 ottobre.

Un altro inquilino, titolare di una società che rivende token, stima che in Cina ce ne siano **migliaia, forse decine di migliaia**, di simili alla sua. Per lo più sono piccole imprese a conduzione familiare. Secondo dirigenti e dipendenti di diverse aziende cinesi di AI sentiti dal giornale, sono loro il canale attraverso cui i principali laboratori del Paese arrivano ai modelli americani, perché da soli quell’accesso non lo ottengono.

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### Identità di seconda mano

Anthropic ha parlato di account falsi o rubati, ma molti rivenditori usano materiale proprio: indirizzi email e identità accumulati in anni di lavoro nelle **criptovalute**, nel commercio elettronico e in altri settori, con cui aprono account veri. Il pagamento passa per carte prepagate ricaricate in **USDT**, una delle stablecoin più diffuse. Un rivenditore di **Shanghai** descrive il metodo: richieste di account sia direttamente ad Anthropic sia tramite piattaforme di programmazione come **Cursor**, abbonamento **Claude Code Max 20x** da **200 dollari** al mese, rimborso chiesto quando un uso troppo intenso fa scattare la sospensione. Casi che, dice, diventano più rari.

Sul piano tecnico il meccanismo ricorda quello di **OpenRouter**, il servizio che aggrega modelli di fornitori diversi e permette di passare dall’uno all’altro. I rivenditori cinesi mettono in piedi un server, di solito fuori dalla Cina per aggirare i blocchi geografici, che raccoglie molti account individuali e fa da intermediario con gli utenti finali: un *reverse proxy*. L’**Agenzia per la cybersicurezza e la sicurezza delle infrastrutture degli Stati Uniti (Cisa)**, in un rapporto di settembre, inserisce i rivenditori in un mercato grigio di proxy chiamati «stazioni di trasferimento», pensati per eludere restrizioni geografiche, condizioni d’uso e tracciabilità.

Niente di clandestino, per giunta. I **social network cinesi** pullulano di annunci di token Claude, su **GitHub** una pagina elenca servizi di rivendita in cinese e un’altra li classifica per prezzo, le trattative corrono spesso su **Telegram**, che in Cina peraltro è bloccato.

[https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2026/06/fable-ritirato.jpg](https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2026/06/fable-ritirato.jpg)

### Gatto, topo e società di comodo

Anthropic intanto ha capito l’antifona e sta tentando di bloccare il meccanismo. Il rivenditore di Shanghai racconta che a volte le carte da lui usate vengono bloccate in massa nel giro di una notte e la sua squadra deve correre a procurarsene di nuove. Da poco, per alcuni account, viene richiesta la **verifica dell’identità** all’accesso, mossa letta in Cina come un altro tentativo di individuare gli utenti illegali: foto di documenti e foto della persona “viva” davanti alla fotocamera. Il mercato, dicono i rivenditori, è affollato: la frenesia di inizio anno per **OpenClaw**, piattaforma open source di agenti AI che funziona macinando direttamente i token, ha gonfiato la domanda di startup e appassionati, e la concorrenza ha compresso i margini.

Per i laboratori esiste una strada alternativa, che passa dall’estero. **Società di comodo** registrate dove opera Anthropic, dal Sudest asiatico al Medio Oriente fino agli stessi Stati Uniti, che comprano piani aziendali dalla società o da distributori come **Amazon Web Services**. In alcuni casi startup straniere già clienti rivendono ai laboratori cinesi i token inutilizzati dei loro piani, per rientrare in parte delle spese: il costo mensile infatti è già calibrato su un quantitativo di token che non viene né scontato né cumulato il mese successivo in caso di inutilizzo. Il metodo, riferiscono dipendenti di sviluppatori cinesi, non compare nelle **accuse di distillazione di Anthropic** ed è difficile da tracciare, perché tutto avviene fuori dalla Cina.

Il punto però è che questo mercato grigio (e non nero) è probabilmente anche **tollerato** perché è una fonte di entrate piuttosto forte per una società che ha problemi enormi di bilancio e che [si avvia verso la quotazione](https://www.macitynet.it/paradosso-ai-che-spaventa-i-creatori/)
 con dei dati economici tutt’altro che buoni. Per questo motivo qualche rivenditore spera di non essere cancellato del tutto, perché sarebbe **una perdita** anche per i ricavi di Anthropic.

Cosa ci facciano, poi, questi clienti dei rivenditori, non si sa. Programmano, distillano, operano. Certamente sono molto agguerriti. Un rivenditore di Shanghai dichiara di avere clienti capaci di consumare abbonamenti Claude Code Max per **10 milioni di dollari** al mese, **oltre 100 milioni** l’anno. È la cifra di una sola fonte, parte in causa.

[https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2026/02/ClaudeSonnet46.jpg](https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2026/02/ClaudeSonnet46.jpg)

Claude Sonnet 4.6

### Distillare, e non solo

Spieghiamo meglio un passaggio, perché certamente dietro alla domanda di token c’è anche **la distillazione**: usare le risposte di un modello per addestrarne un altro a imitarlo. È una tecnica comune, che i laboratori americani applicano ai propri modelli per ricavarne versioni più piccole ed efficienti. Chi la applica ai modelli proprietari altrui, però, viola le condizioni d’uso. Ed è una cosa singolare, a pensarci, perché se da un lato **i big delle AI** hanno usato i dati di tutti per addestrare i loro grandi modelli di frontiera, adesso vietano di usare i dati prodotti dai loro grandi modelli di frontiera per addestrare quelli degli altri.

Come spiega uno degli anonimi rivendutori cinesi, è la soluta storia del colonialismo e del post-colonialismo che si ripete: **i Paesi occidentali** inquinavano a più non posso ma adesso impongono trattati per bloccare lo sviluppo dei **paesi ex colonie o in via di sviluppo** impedendo loro di crescere inquinando.

Anthropic e **OpenAI** accusano **DeepSeek**, **Moonshot**, **Z.ai**, **Alibaba** e altri laboratori cinesi, e [le accuse di OpenAI a DeepSeek](https://www.macitynet.it/openai-accusa-deepseek/)
 non sono una novità. Mercoledì 30 settembre OpenAI ha dichiarato di avere rilevato una campagna coordinata di **distillazione** che coinvolge persone legate a Moonshot. Moonshot, Z.ai e Alibaba non hanno voluto commentare, DeepSeek non ha risposto. Un portavoce di **Anthropic** ha ribadito che gli attacchi di distillazione sono una seria minaccia per la sicurezza nazionale e che l’azienda lavora con altri laboratori, governo e partner.

Quanto la distillazione pesi nei progressi cinesi è difficile da stabilire. Le autorità americane la considerano **il cuore dello sviluppo**: la Cisa, l’Agenzia per la cybersicurezza Usa, la definisce **il nucleo critico** del lavoro dei laboratori. Dipendenti di sei tra i principali sviluppatori cinesi, tutti anonimi, confermano che la tecnica è molto diffusa. Gli investitori aggiungono che i vincoli hanno stimolato l’inventiva. **DeepSeek R1**, uscito a gennaio 2025, ha raggiunto capacità vicine alla frontiera con [una frazione dei chip](https://www.macitynet.it/la-lunga-marcia-dellai-cinese-svolta-con-deepseek/)
 impiegati di solito dai laboratori americani, e **Kimi K3** di Moonshot, uscito a luglio, ha battuto i modelli di punta di allora di OpenAI e Anthropic in una classifica di programmazione.

Le [restrizioni americane sull’export di chip avanzati](https://www.macitynet.it/gli-stati-uniti-vogliono-imporre-ai-cinesi-restrizioni-sui-chip-ai/)
 fanno il resto: con **poca potenza di calcolo** i laboratori cinesi non possono permettersi di tentare molti addestramenti, come fanno i concorrenti americani, e **la distillazione** diventa un male necessario, anzi in buona sostanza l’unica strategia possibile. Usando un’altra immagine altrettanto vivace come quella del colonialismo e post-colonialismo, un investitore la paragona al **doping degli atleti**, utile nel breve periodo e dannosa nel lungo, perché toglie ai laboratori la necessità di innovare. **DeepSeek**, intanto, lavora a [chip propri per l’inferenza](https://www.macitynet.it/lazienda-cinese-deepseek-vuole-costruire-da-sola-suoi-chip-ai/)
, per dipendere meno da **Nvidia** e **Huawei**.

[https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2026/04/connectotrclaude.jpg](https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2026/04/connectotrclaude.jpg)

### Specchi e riflessi

L’influenza non corre in una sola direzione. **Thinking Machines Lab**, cofondata l’anno scorso dall’ex direttrice tecnica di OpenAI **Mira Murati**, ha dichiarato che il suo primo modello, **Inkling**, segue in gran parte l’architettura di un modello DeepSeek uscito alla fine del 2024. In una fase dell’addestramento successivo la società ha usato anche dati generati da modelli open source, tra cui **Kimi K2.5** di Moonshot. Intanto, come abbiamo visto, l’**amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump** accusa i laboratori cinesi di praticare la distillazione su una scala che minaccia gli interessi americani.

Anche la domanda cinese è **più grande** dei laboratori che dovrebbero soddisfarla. Le imprese ordinarie vogliono dai modelli americani gli stessi guadagni di produttività che cercano le aziende degli Stati Uniti. Per loro la comodità ha un costo: **chi compra token** da un rivenditore gli lascia vedere i dati che invia ai modelli. I laboratori più attrezzati hanno meccanismi per evitare che i dati passino dai server dei rivenditori, i piccoli sviluppatori e i singoli no, e **secondo alcuni rivenditori** i meno scrupolosi cercano di intercettare e vendere quei dati agli sviluppatori di modelli.

Nel rapporto di settembre, il più esteso finora, **Anthropic** ha accusato diverse società cinesi, tra cui **DeepSeek** e **Moonshot**, di avere instradato verso Claude dati sensibili di utenti, come i filmati della sorveglianza di polizia. Poco dopo, l’autorità cinese di regolamentazione di internet ha aperto un’indagine sulle società. Fino a quel momento le autorità cinesi avevano in larga parte chiuso un occhio sull’uso dei modelli americani da parte dei laboratori locali.

Intanto, **nel palazzo di Haidian** le società che vendono Claude sono sei su una trentina di inquilini. Il censimento di tutte le altre, in Cina, secondo **gli autori dell’inchiesta di *The Information***, resta una stima che va da migliaia a decine di migliaia.

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