L’approccio data-driven è centrale per prendere decisioni, innovare e generare fiducia tra aziende e clienti, tuttavia per molte PMI europee, la sovranità digitale resta un punto critico: sapere con certezza dove siano conservati i dati e sotto quale giurisdizione essi ricadano.
È quanto emerge dallo studio Data Hosting In Europe: Insights & Shift, realizzato da team.blue, gruppo specializzato in innovazione digitale e fornitore di soluzioni basate su intelligenza artificiale per aziende, agenzie e professionisti, in collaborazione con diversi brand del gruppo, tra cui Register.it, ScanNet, TransIP e GURU Cloud Hosting.
I risultati restituiscono una fotografia di incertezza e preoccupazione da parte delle PMI che sta già influenzando molte scelte operative: secondo la ricerca, il 57% delle PMI dichiara di non essere al corrente se il proprio provider cloud garantisca o meno l’archiviazione dei dati entro i confini dell’Unione Europea, mentre il 72% esprime preoccupazione per l’eventualità che i dati siano conservati negli Stati Uniti.
L’indagine evidenzia come la complessità dei quadri normativi determini l’incertezza: il U.S. CLOUD Act può imporre l’accesso ai dati da parte del governo statunitense su richiesta, indipendentemente dal luogo fisico in cui i dati sono conservati, con potenziali tensioni rispetto ai principi del GDPR.
A questo si aggiunge l’attenzione verso l’EU Data Act, ha introdotto nuovi requisiti in tema di portabilità e condivisione dei dati, rendendo la data sovereignty ancora più rilevante per le PMI: a fronte di questo scenario, 1 PMI europea su 5 sta attivamente considerando o ha già iniziato a spostare i propri dati. Parallelamente, cresce la pressione da parte degli stakeholder: il 51% delle PMI segnala un aumento dell’interesse o della preoccupazione sulla location dei dati, soprattutto da parte di clienti e della direzione aziendale.












