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Cluster: campane a morto per i “vecchi” supercomputer?

Una volta fare un supercomputer non era solo questione di soldi. Anche se ce ne volevano veramente tanti, tantissimi: tre o quattrocento milioni di dollari almeno. No, era un questione di ricerca tecnologica. Aziende come Cray, una delle più note, non hanno costruito supercomputer utilizzando processori e componentistica migliore di quella in circolazione per i Pc e i Mac normali, anche se la sensazione potrebbe essere questa soprattutto dal momento che G5 e i vari Amd e Intel a 64 bit stanno “colmando un gap”, secondo molti giornalisti, con i vecchi supercomputer.

In realtà  si tratta di due classi completamente differenti di macchine, pensate, ingegnerizzate e realizzate per scopi differenti. I cluster, cioè i grappoli di normali computer che calcolano in parallelo, possono fare certi tipi di cose. I supercomputer (basati su architetture particolari e con Cpu concettualmente del tutto differenti da quelle commerciali) fanno altre cose. E le fanno molto bene.

Talmente bene, che alcuni di questi compiti un cluster basato su Mac o su Linux non riuscirà  mai a raggiungere quella finezza di calcolo e quella accuratezza di risultati. Altri, magari con una certa fatica, invece, si possono raggiungere. Qual è il risultato? Che si cerca di investire nei cluster (soprattutto da parte di Intel, Hp e Ibm) a scapito di una nicchia del mercato dell’informatica che sta lentamente appassendo.

Cosa succede. Le notizie delle quali abbiamo reso conto anche noi, relativa al fatto che Apple e compagnia abbiano scalato le classifiche dei supercomputer non deve far pensare che questo modo di fare calcoli ad alta velocità  esaurisca il problema. Ci sono altre situazioni in cui si può usare anche un supercomputer vettoriale e altre in cui si può usare solo quel tipo di supercomputer. Sfortunatamente, questo secondo tipo di situazioni sono complessivamente molto poche e il mercato sta iniziando a battere in testa. Soprattutto negli Usa, dove la ricerca in questo settore è guidata dalle necessità  delle imprese (a differenza di Cina e Giappone, che si basano su investimenti statali).

Negli Usa sono Procter & Gamble, Ford Motor a sfruttare le macchine fatte da Cray, Silicon Graphics e dalle stesse Ibm e Hp. E proprio queste aziende, che calcolano i nuovi modelli di macchina, le strategie di marketing, i farmaci etc. vedono nei cluster di Amd Opteron, di Mac G5, di Intel Xeon una alternativa alle costose macchine di Cray e soci. Proprio quest’ultima sta accusando i colpi più duri, dal momento che vede calare il suo valore in Borsa e il suo mercato nonostante la tecnologia che produce negli ultimi due anni sia all’avanguardia e di gran lunga rispetto a chiunque altro.

Per questo c’è, negli Usa, chi protesta sensibilmente al riguardo. E pensa a studiare soluzioni per salvaguardare questa nicchia di mercato, messa in crisi dal successo che i produttori “normali” di tecnologia stanno avendo. Una lotta forse destinata a essere persa.

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