Elogio di Mac mini

Mac Mini è, da parecchi punti di vista, il sogno di una vita di molti appassionati e cultori del Macintosh: quelli che anzitutto hanno sempre creduto nel sistema operativo del Mac, e solo in seconda battuta nel "ferro" che lo accompagna... Per tutti costoro Mac Mini è un punto di svolta epocale, il primo Macintosh che "non impegna". E su questo punto, il "non impegnare", possiamo sperare si impianti il successo di questo nuovo Macintosh rivoluzionario...

Riceviamo dal nostro lettore Chest e pubblichiamo volentieri:

“Elogio di Mac Mini

Mac Mini è, da parecchi punti di vista, il sogno di una vita di molti appassionati e cultori del Macintosh: quelli che anzitutto hanno sempre creduto nel sistema operativo del Mac, e solo in seconda battuta nel “ferro” che lo accompagna. Quelli che hanno visto per anni calare il market share in nome di discutibili scelte di politica dei prezzi. Quelli che sanno, che hanno capito, certamente anche grazie ai successi di Microsoft, che la tecnologia è il software, non l’hardware.

Per tutti costoro Mac Mini è un punto di svolta epocale, il primo Macintosh che “non impegna”. E su questo punto, il “non impegnare”, possiamo sperare si impianti il successo di questo nuovo Macintosh rivoluzionario e la riscossa della piattaforma con la “frutta sulla tastiera”.

E’ noto che la quota di mercato di Apple è circa al 2% (diciamo un po’ meno del 3 in Usa e un po’ meno del 2 nel resto del mondo). Il che significa che ogni 100 computer venduti o assemblati nel mondo, 2 sono Apple, circa 97 sono Windows ed 1 è Linux.

Ovviamente queste cifre sono, dal punto di vista di un produttore di sistemi operativi, un completo fallimento, l’anticamera della morte per asfissia da mancanza di software. Perché le case produttrici di software non sono sceme, fanno i calcoli, e stimano che il numero di copie vendute per Mac dei loro software sia in media 1/50 di quelle Windows (uno diviso cinquanta). Ci sono le eccezioni positive, tipo Adobe, ampiamente dibattuta sul nostro forum, su cui non è il caso di tornare.

Ma la norma certo è che 1/50 è decisamente poco per stimolare lo sviluppo per Macintosh. La cosa, inoltre, tende a diventare un circolo vizioso, perchè senza i programmi la gente compra malvolentieri i computer, quindi la quota cala e le software house sviluppano ancor meno e così via, fino al tripudio di Gates e Ballmer.

In Apple lo sanno bene, e negli ultimi anni hanno risposto in 2 modi

A) i programmi sviluppati direttamente da Apple, all’interno della strategia detta del “Digital hub”

B) la cosiddetta campagna di marketing “switch”

Ora, sul punto A, niente da dire. I programmi ci sono, sono maturi, funzionano bene, e non costano nemmeno tanto. E’ quindi un obbiettivo raggiunto.

Il punto B è stato invece un completo e totale fallimento.

I motivi sono vari, ma il principale era che la campagna “switch” era stata tesa a mostrare come col Mac si potessero fare “le stesse cose” che col PC. E’ stata cioè una campagna di “sostituzione” delle abitudini degli utenti. Una scelta, cioè, “impegnativa”. E la politica dei prezzi era coerente con questa scelta. Se compri un computer integrato a 1500 dollari o addirittura 2000 dollari, è ragionevole pensare che tu ti sia sbarazzato del computer precedente.

Ma purtroppo si dà  il caso che sostituire un PC con un Mac non sia la stessa cosa. E la gente lo sa, e la celeberrima strategia di Gates e Ballmer, che prende il nome di “Incuti timore e dubbio” (ovviamente in chi deve abbandonare Windows’€¦), ha prevalso e non poteva non prevalere. La gente non se la sente di sostituire i propri PC coi Mac, per 1000 motivi, di cui molti validi.

E’ un po’ come se domani vi dicessero che smettendo di parlare Italiano ed iniziando a parlare Inglese, i vostri affari andrebbero meglio.

Sarà  anche vero, ma chi diavolo accetterebbe, a queste condizioni?

Ed infatti ben pochi, tra cui la “sballata Ellen Feiss”, hanno abbandonato con entusiasmo Windows.

Gli è che purtroppo il livello di integrazione tra umani e sistemi operativi è giunto al punto tale che la gente sa di sostituire anche buona parte del proprio cervello, quando cambia sistema operativo. E questa è una cosa che non si regala a nessuno, Apple inclusa.

Con l’avvento di Mac Mini, invece, la strategia cambia completamente, e da strategia di sostituzione diventa strategia di “affiancamento”.

In pratica Apple prende atto che almeno inizialmente voi non vorrete “sostituire il PC”, ma vi suggerisce di affiancargli un Mac. E lo fa in modi clamorosi per Apple, al punto di arrivare a scrivere nel proprio sito di “metterlo sopra il PC” o scrivere di “comprare uno switch Keyspan per condividere mouse, tastiera e monitor”, avendo 2 computer accesi contemporaneamente (idea eccellente, e che peraltro andrebbe diffusa in molti uffici)!

Chiaramente una siffatta strategia, che da un punto di vista ecologico è definibile come simbiosi o parassitismo e non come competizione, può reggere solo se la scelta in questione è “non impegnativa”, nel senso che non chiede troppe risorse per essere attuata (in pratica non “uccide” l’organismo cui si affianca, come invece faceva la vecchia strategia “switch”).

Ed ecco la mossa coraggiosa di Mini Mac: la oggettiva qualità  del prodotto, la notevolissima stabilità  e validità  del sistema operativo Panther (di gran lunga il migliore OS di casa Apple dai tempi di System 7), la estrema e ben curata miniaturizzazione e, nonostante tutto questo, il prezzo bassissimo.

Sostanzialmente è il contrario esatto della Apple di 3-4 anni fa, che col “Cube” seguì la strategia opposta dell’oggetto di “culto” caro ed impegnativo (altro flop, per inciso).

Se fate un giretto nel sito Apple vi renderete conto che finalmente Apple ha fatto un “bagno di realtà “. Che si è resa conto che un qualunque ipotetico switcher da Windows a Mac, ha bisogno di molta confidenza col prodotto, e che questa richiede come minimo mesi o anni di uso *parallelo* dei due sistemi. E comunque se anche nessuno al mondo rinuncerà  mai più a Windows (ma non è detto), aumenteranno moltissimo quelli che proveranno anche il Mac, rivitalizzando le software house (si noti la modestia con cui Apple “chiede gentilmente” agli sviluppatori di provare il Mac Mini ricordando che col Mac arrivano gratuitamente numerosi tools di sviluppo), spingendo le case produttrici di hardware a scrivere dei buoni driver, facendo alzare le statistiche su web dei browser non Microsoft, innalzando i fattori di scala che rendono possibili ricerca e sviluppo. In breve: ridando energia ed impulso all’ecosistema Macintosh.

Ecco perchè Mac mini è un prodotto da elogiare e perchè possiamo sperare che avrà  successo e porterà  nuovi utenti, energie e profitti all’unica ditta che ancora al mondo oppone un minimo di resistenza al “pensiero unico Microsoftiano”.

Per chiudere, 2 considerazioni rapide sul “pericolo” che il Mac Mini “cannibalizzi” gli altri prodotti Mac. Punto primo, gridare “al lupo al lupo” prima che il lupo sia per le strade non è buona cosa; se davvero l’emorragia ci sarà , Apple ha la facile strada dell’aumentare un po’ i prezzi del Mac Mini (o calare quelli di altri prodotti). Secondo: il Mac Mini non è il Mac di noi “utenti storici”, che formiamo il nucleo duro dei 3 milioni di computer venduti ogni anno da Apple. Basta leggere il nostro forum per rendersi conto che tutti noi pensiamo al Mac mini, come a un secondo Mac o come ad un Mac da associare a un monitor Apple (nel complesso spendendo più che per un integrato Apple!). Perchè noi siamo, semmai, quelli che rappresentano un problema per Microsoft, quelli che dovrebbero semmai essere convinti a “switchare al contrario”.

In questi giorni è molto freddo in Italia e con questi cambiamenti climatici non si mai, ma continuo a credere che l’ultima ipotesi della frase precedente sia sempre poco probabile, dato che si verificherà  quando l’inferno gelerà .

In bocca al lupo, Mini Mac.”

Potete commentare l’articolo nella sezione del forum di MacityNet dedicata a MacMini.