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title: "Anche ChatGPT avrà una filigrana per i testi generati nell’Unione Europea"
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excerpt: "OpenAI marcherà i testi di ChatGPT nell'Unione europea con textGrain, un segnale invisibile che nei test dell'azienda regge poco alle modifiche. Intanto un romanzo è stato escluso dal Goncourt sulla parola di un rilevatore"
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# Anche ChatGPT avrà una filigrana per i testi generati nell’Unione Europea

Di[Antonio Dini](https://www.macitynet.it/author/antonio/)

6 Ott 2026

Fatta la legge, trovato l’inganno, dicevano i nostri nonni. Ad esempio: sostituire con sinonimi il **10%** delle parole di un brano di 400 token porta il tasso di rilevamento della filigrana di **OpenAI** da circa il **92%** al **66%**. Con il **25%** di parole cambiate il rilevamento scende al **17%**. Sono i numeri forniti dell’azienda stessa, resi noti insieme all’annuncio dello scorso lunedì 5 ottobre.

Nelle prossime settimane **ChatGPT** e **Codex** inizieranno a marcare con **textGrain** i testi idonei prodotti nell’Unione europea. Quasi negli stessi giorni, in Francia, è bastato il giudizio di un software (peraltro di intelligenza artificiale) per togliere un romanzo dalla corsa a un premio e rovinare (o quasi) la carriera di uno scrittore. Ma andamo in ordine, perché l’argomento è più complesso di quel che sembra.

### Un segnale nelle scelte lessicali

Cominciamo a spiegare cosa fa adesso l’azienda di Sam Altman. **OpenAI** descrive **textGrain** come un segnale statistico che altera in modo impercettibile le scelte di parole del modello. Il lettore non vede alcuna etichetta: un rilevatore verifica se il brano segue lo schema definito da una **chiave segreta**. Proprio come [aveva annunciato questa estate Anthropic](https://www.macitynet.it/claude-watermark/)
 che vuole mettere il watermark, la filigrana, alle frasi scritte da Claude.

La spinta viene dall’articolo 50 del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act), applicabile dal **2 agosto 2026**, che impone ai fornitori di marcare i contenuti sintetici, testo compreso, in modo leggibile da una macchina. I sistemi già sul mercato hanno tempo fino al **2 dicembre**.

La filigrana per l’Unione europea riguarda gli utenti di ChatGPT con qualunque piano. I clienti delle **API** nel resto del mondo potranno attivarla su alcuni modelli, ma resta spenta per impostazione predefinita. Ovviamente la filigrana deve essere “segreta” e quindi è necessario uno strumento per poterla rilevare, altrimenti non servirebbe a nulla. All’inizio **il rilevatore sarà riservato** a ricercatori e organizzazioni di esperti approvati, e OpenAI dice di voler rilasciare **textGrain** come software open source. Nel 2024 l’azienda ne aveva sviluppata una e aveva scelto di non distribuirla.

### Anthropic aveva già aperto la strada

Ad agosto, come abbiamo detto, **Anthropic** ha annunciato [una filigrana per i testi di Claude](https://www.macitynet.it/claude-watermark/)
, applicata ai modelli supportati su scala globale e non solo per gli utenti europei, con una variante di **SynthID-Text** di **Google DeepMind**, secondo *Campus Technology*. Anche **Google** marca già i testi con SynthID, e OpenAI sostiene che textGrain lo abbia eguagliato o superato nei test interni. Le strade secondo gli analisti differiscono per ampiezza, ma **la direzione è la stessa**: i grandi laboratori adottano la stessa tecnica perché una norma la richiede.

Quello che la filigrana non può dire però è cosa è successo veramente a un testo. **OpenAI**, infatti, avverte che il rilevamento può sbagliare e che modificare o tradurre un testo indebolisce il segnale. Una filigrana, precisa l’azienda, **non identifica l’utente**, non rivela i prompt, non verifica l’accuratezza né stabilisce la proprietà del testo, e **la sua assenza** non dimostra che il testo sia umano.

Il segnale è quindi **asimmetrico**: può suggerire che un brano sia passato da un modello, non può certificare che sia stato scritto da una persona, e dice sempre meno quanto più il testo viene rimaneggiato.

Facciamo degli esempi. Per chi **usa l’AI soltanto per la revisione finale**, con correzioni grammaticali, punteggiatura, una frase da riformulare, la situazione diventa **molto scomoda**. Quello che è sostanzialmente un correttore ortografico avanzato si trasforma in un pericoloso strumento che potrebbe provocare dei guai all’autore umano. Infatti, **il modello restituisce il testo parola per parola**, e ciò che restituisce può portare il segnale della filigrana. OpenAI non spiega come **textGrain** si comporti con una pagina umana ritoccata dalla macchina, né quale quota di parole basti a farlo scattare. Stando ai suoi test, l’unico modo di far sparire la traccia è lavorare di più sul testo, cioè faticare per dimostrare di non aver usato lo strumento. Riscriverlo, praticamente. Ma non tutto, perché basta relativamente poco per annullare l’effetto dei rilevatori. O almeno, così sembrerebbe.

[https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2026/10/filigranaes4.jpg](https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2026/10/filigranaes4.jpg)

### Il romanzo escluso

Il caso più clamoroso di questi ultimi tempi è quello di **Thélyson Orélien**, autore haitiano-canadese del romanzo *C’était ça ou mourir*, pubblicato da **Grasset** in Francia e da **Les Éditions du Boréal** in Quebec. Il libro, secondo le cronache, ha venduto circa **65mila copie** in Francia e ha accordi di traduzione in oltre 20 paesi.

A fine settembre un account anonimo su X ha diffuso i risultati di **Pangram**, che indicavano il testo come generato dall’AI al 100%, e l’**Académie Goncourt** ha tolto il romanzo dalla corsa. Ma è veramente così? L’agenzia France-Presse ha provato altri sette rilevatori, con risultati contraddittori, da testo interamente artificiale a interamente umano.

Tra l’altro, **Orélien nega**: dice di aver scritto la prima bozza **nel 2019** e di attingere a una tradizione letteraria haitiana e caraibica fatta di ritmo, ripetizione e immagini. I pattern che possono essere scambiati per filigrana, cioè, sono invece parte della modalità di scrittura.

Grasset ha quindi respinto le accuse come **calunnie**. Tuttavia, nel frattempo sono emerse separatamente anche **accuse di plagio** su testi precedenti (articoli di giornale copiati da altri articoli precedenti). Per quanto riguarda la vicenda principale, cioè il libro, secondo l’analisi di **Plagiarism Today**, l’unica prova resta **Pangram**, un genere di strumenti già accusato di [falsi positivi](https://www.macitynet.it/la-nuova-lettera-scarlatta-quando-lai-ti-accusa-di-essere-ai/)
. E non è certamente l’unico caso.

In Nuova Zelanda, a novembre 2025, gli Ockham New Zealand Book Awards avevano squalificato **Stephanie Johnson** ed **Elizabeth Smither** dal premio Jann Medlicott Acorn per la narrativa per le copertine generate dall’AI, con una regola introdotta ad agosto 2025, e l’editore aveva obiettato che le copertine erano precedenti al divieto (i due libri lo scorso dicembre sono stati poi **riammessi**).

### Chi è l’autore

**Francesco D’Isa**, filosofo e artista, direttore de *L’Indiscreto*, in [La rivoluzione algoritmica delle immagini](https://lucasossellaeditore.it/libro/arte-intelligenza-artificiale/)
 (Sossella, 2024) sostiene che tra artista umano e AI non corra **un confine ontologico**: ogni opera nasce dalla combinazione di elementi disponibili, attraverso trasmissione, ricombinazione e selezione. L’AI, dice in un incontro sul prompting, costringe l’artista a ripensarsi. La polemica del 2023 su [Sunyata](https://www.erisedizioni.org/prodotto/sunyata/)
, narrazione per immagini ideata da D’Isa con Midjourney e pubblicata da **Eris Edizioni**, si accese anche perché l’uso dell’AI non era stato dichiarato all’inizio.

Il dettaglio indica una strada diversa dal rilevamento. **La figura dell’autore** come unico proprietario di un testo è una costruzione sociale relativamente recente, legata al diritto d’autore moderno, e in buona sostanza nasconde solo in parte il lavoro di **redattori, traduttori, correttori** (senza contare i ghost writer o gli editor che strutturano o ristrutturano fortemente l’opera).

Da un altro lato, ci sono programmi di scrittura come [iA Writer](https://www.macitynet.it/con-ia-writer-7-si-da-la-giusta-attribuzione-allautore-e-alla-ai/)
 tracciano già quali parti di un testo vengono dall’utente e quali **da ChatGPT o da collaboratori**: una dichiarazione esplicita invece di una filigrana nascosta. Spostare il confine dell’autore verso **la responsabilità del risultato** sarebbe probabilmente più semplice che rincorrere ogni traccia della macchina, e più giusto che mandare sotto accusa le persone che la usano. Cosa succede [quando il libro lo scrive l’intelligenza artificiale](https://www.macitynet.it/cosa-succede-quando-il-libro-lo-scrive-lintelligenza-artificiale/)
 è una domanda che rimane aperta. Il **rilevatore di OpenAI**, all’inizio, verrà usato soltanto da entità approvate dall’azienda. Non ci dimentichiamo però che per mettere un romanzo sotto accusa, con Pangram, è bastato **un account anonimo su X**.

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