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  1. Anche considerando che "potrebbe" esser sufficiente l'hd firewire come scratch sia per finalcut sia per motion, come mai non ti sei realizzato un raid 0 con gli slot hd liberi del macpro? Ma lo hai almeno un disco di scratch separato dal sistema?
  2. Controlla che sia la libreria giusta. Vmware parte, no? Se parte, quella cartella è di certo al suo posto. prova a reinstallarlo ex novo, al limite, aggiornando prima macosx all'ultima versione.
  3. fai logout e riprova a installare. Comunque, poi fusion dovrà aggiornare la macchina virtuale per renderla compatibile con le nuove funzioni introdotte dagli upgrade. Non vorrei che per fare questo debba avviare il disco virtuale fino al desktop utente, comunque prova.
  4. sempre che tu abbia una versione abbastanza recente di vmware, altrimenti prima aggiornalo.
  5. Tasto destro sul disco virtuale, apri con vmdk mounter. Ti ritroverai il disco montato sulla scrivania come un qualsiasi disco esterno.
  6. manda pure in pvt, cercavo appunto in giro roba del genere. thank! per il resto, concordo con te sulla composizione e aggiungo che secondo me è davvero molto difficile parlare oggettivamente di naturalezza dei colori dato che spesso si documentano situazioni luminose proprio per la loro irrealtà , e in più si tende quindi giustamente a enfatizzarle onde renderle maggiormente visibili. sennò come faccio a far vedere ciò che ho visto?
  7. quale forum?sicuramente il massacro argomentato e costruttivo non può fare altro che bene, anche se molti dei complimenti vengono fatti per incoraggiamento e possono essere utili. anche flickr è abbastanza inutile per ricevere critiche e spunti, troppe moine. questo vale anche nella vita analogica, purtroppo...
  8. poi, per quanto riguarda la ram, il corriere per sdoganarla potrebbe chiederti un autocerticazione sulla provenienza, dato che se risulta coreana ( o cinese, non ricordo) si paga una tassa aggiuntiva (antidumping) di circa il 40% oltre l'iva... almeno 2 anni fa è stato così per un acquisto fatto su macsales. ho dichiarato la provenienza di produzione dalla zona allora non soggetta ad antidumping, ma è un caso pure quello, dato che la provenienza non te la sanno dare per certa neppure alla owc, soprattutto dopo avertela spedita... nel caso informati sulle zone soggette ad antidumping poi mandagli una mail prima di acquistarla chiedendo dove è prodotta. alla dogana aprono pacchi a voglia loro...
  9. specifichiamo che si parla di stampa chimica a colori e non bn e che non si sta considerando il discorso dell' inalterabilità nel tempo e manco le tecnologie dye e a pigmenti. sennò teniamo conto che oggi anche chi stampa in bn tende a scansire la pellicola per poi stampare con speciali inchiostri al carbone, per esigenze pratiche e di controllo, mentre il dibattito sulla durata e resistenza agli agenti atmosferici delle tinte degli inchiostri a pigmenti verte sul fatto che sebbene sensibili all'umidità gli inchiostri dye estendono ancora di più il gamut oltre che essere più brillanti. edit: un link per il gamut, non troppo indicativo comunque. http://www.photoactivity.com/Pagine/Articoli/011%20Inks/Printer.asp
  10. oh, nessun problema. per quanto mi riguarda puoi fare tutti i fraintendimenti che vuoi, quel che scrivi rimane sempre interessantissimo, e non da oggi... ovviamente parlo di scansione di pellicole, 35mm e 6x6, di scanner per opachi ne so nulla. parlo di qualche prova fatta da persone con cui collaboro, con stampanti chimiche fuji appena ricaricate, calibrate e con profili pellicola ottimizzati da anni di esperienza e carta buttata, confrontate direttamente con stampe fatte su plotter fotografico epson a1. stesso fotogramma, 64asa, scansito con coolscan. abbiamo dovuto arrenderci all'evidenza, eh. la stampante chimica, specie se non è tarata sul neutro di fresco e non viene fatto un lungo e laborioso adeguamento preciso sul tipo di pellicola e sulle caratteristiche generali dello scatto ha risultati difficilmente controllabili, il nero in particolare che spesso e volentieri va dove vuole lui, o al limite dove crede lo stampatore mica tu, oltre che un gamut meno esteso in partenza. per ottenere qualcosa devi metterci tonnellate di esperienza e diverse prove. i lab mica ti fanno un adeguamento al fotogramma, con quei pochi cent che paghi le foto, mettono in auto e via, quelli che ti personalizzavano il servizio (e il prezzo) sono ormai quasi scomparsi... ok che anche se vuoi una scansione adeguata devi pagare. poi, siccome la percezione è in buona parte frutto di abitudine e codificazione ed essendo il risultato fotografico alla fine un compromesso sintetico della realtà , a molti viene ancora difficile vedere come "naturalmente fotografico" l'effetto di alcuni scatti stampati con inkjet. cioè, se uno si fa l'occhio sui risultati incerti del minilab appena vede qualcosa che si discosta da questi tende a diventare diffidente e a non riconoscerlo come "foto". anche molti pro... comunque, un link a caso per incominciare a muoversi: http://www.rescigno.it/Stampa_fine_art.html
  11. quando è stato cambiato titolo al thread? le dimensioni dei granuli (rms) delle pellicole negative e positive a colori sono più o meno equivalenti, i più fini sono quelli fuji ma le dimensioni da sole non vogliono dire molto, come per i mpx digitali. intervengono anche altri fattori. un link per spiegare http://www.nadir.it/tecnica/GRANA_PELLICOLE/grana.htm schede delle pellicole: http://web.tiscali.it/visualphoto/films/ per quanto riguarda la scansione, per il coolscan è abbastanza indifferente, mentre alcune marche come minolta si trovano meglio con le dia. l' imacon non so. non ho voglia di citare, ma ogni tanto viene messo l'esempio della stampa chimica come massimo della definizione e qualità . come mai? il getto di inchiostro è molto meglio per definire i colori, ha un gamut più esteso in particolare verso i blu. la stampa chimica sta in coda, superata anche dalle stampanti a sublimazione. la scansione di un 35mm a 4000 dpi fatta bene, con uno scanner buono, equivale a 21 mp e tira fuori dettagli e colori che è possibile riprodurre a getto di inchiostro, ma non con la stampa chimica. e, per tornare più o meno da dove siamo partiti, secondo me per testare alla buona la resa cromatica del filtro si potrebbe usare qualcosa che scomponga la luce. un cd illuminato da una lampada, per esempio...
  12. prova col sole un po' prima del tramonto magari con un po' di foschia. o qualche controluce. nei bordi di luce potresti vedere delle aberrazioni più o meno forti. avresti una definizione esattamente equivalente in ambo i casi. cosa ti fa presumere che possa essere diversa? e poi, cosa intendi con stampa finale dal negativo migliore di ciò che ottieni col negativo? oh, niente polemica, solo sviluppo.
  13. definiamo però il concetto di perdita di prestazioni, prima.... funzione della fotografia è mostrare e documentare situazioni, nella loro formalità e/o emotività . per fare questo in maniera ottimale bisogna rivolgersi ogni volta a diversi strumenti a seconda di quel che si vuole documentare... a volte c'è bisogno di più o meno contrasto, a volte di clipping, altre di morbidezza di fuoco, ecc.... scegliendo l'obiettivo in base a questi presupposti si cercherà in ogni modo di preservare la personalità delle ottiche, che è stata raggiunta attraverso trattamenti ed equilibri particolari, costruiti in anni e anni di esperienze fatte sul campo dai migliori fotografi, per cui, qualunque aggiunta di vetro che non è progettata e costruita in sinergia fa RISCHIARE di perdere qualcosa, senza tenere conto che molti di essi hanno già trattamenti uv incorporati. ovviamente si parla di obiettivi di livello elevato... nel tuo caso, come già detto, non RISCHI quasi niente all'atto pratico, il tuo 18/55 è un obiettivo molto generico e l'eventuale colorazione che, di norma, è presente nei filtri skylight e non in quelli uv, dovrebbe comunque venire neutralizzata dal bilanciamento del bianco. detto questo, appare chiaro che giudicare la resa fotografica al di fuori di ciò che si cerca di rendere simultaneamente percepibile è inutile. le differenze devono essere valutate nel loro insieme, per poter parlare di decadimento o no di prestazioni. quindi non capisco perchè vuoi controllare strumentalmente la differenza fra due file fotografici per parlare di decadimento o no di ottiche, è sufficiente digital colormeter per farlo, ma, ti ripeto, non capisco l' utilità di questo, neppure se riesci a mostrare in maniera grafica le differenze a monitor. che ci dedurrai? che tale filtro ha migliorato o peggiorato le tue foto? comunque hai ragione tu, fra costi e benefici ti conviene tenerlo per proteggere l'obiettivo dato che la sicurezza è importante, però occhio ai flare.... http://www.luminous-landscape.com/columns/sm-feb-05.shtml
  14. a ma venivano i sudori freddi quando caricavo il tank, mi sa che se tornassi a farlo mi verrebbero di nuovo... questi ricordi e queste esperienze andrebbero fatte provare anche alle nuove generazioni, almeno a scopo educativo, con il digitale e l'undo certi concetti vitali stanno estinguendosi... @_olaf: il confronto con o senza filtro uv secondo me andrebbe fatto fra foto stampate e scattate con ottiche buone, con quelle scarse non dovresti notare il decadimento e comunque non tutte le differenze sarebbero visibili a monitor. poi, pensando a come oggi si usufruisce delle foto, stampe industriali e visione su monitor di ogni tipo e calibrazione, a volte sembra da lana caprina il parlare di qualità nella fotografia...
  15. boh... all'atto pratico è molto difficile distinguere, i difettucci li hanno entrambi i metodi digitale ed analogico, se vuoi. poi la stampa chimica a colori è disumana quanto e più di quella a getto di inchiostro. secondo me l'unica che rimane ancora intrisa di manualità è la stampa in bn. oppure se vuoi il massimo della immediatezza, una polaroid di magari 2x1 mt
  16. strano.. tanti fotografi lavorano ancora col loro corredo analogico, ma stampano rigorosamente a getto d'inchiostro, per via della maggiore qualità e controllo rispetto alla stampa chimica. questo vuol dire che scansiscono, nega o dia che siano. ti assicuro che con un coolscan e un monitor calibrato le mie vecchie dia le ho riconosciute benissimo.
  17. in effetti non ha tanto senso... fermo restando che allo stato attuale probabilmente il max della definizione con fotocamere reflex si ottiene scattando in dia, scansendo anche con un coolscan e stampando poi a getto d' inchiostro, il test che posti non è molto equilibrato essendo un confronto con un sensore non full frame. almeno le dimensioni delle aree esposte dovrebbero essere pari, altrimenti non serve.
  18. ma infatti hai ragione, sem. il filtro polarizzatore è uno dei pochi filtri che non puoi emulare, in digitale. e okei che con una passata di photoshop fai di tutto. poi, per dovere di cronaca, alcune precisazioni: certe tipologie commerciali di foto cartolina le fai col polarizzatore e il sole proprio a picco o quasi. nel bn il filtro giallo più che altro aumenta i dettagli nel paesaggio in genere e toglie qualche imperfezione in certi ritratti, mentre non è granchè per scurire il cielo e far uscire le nuvole, è infatti molto blando. meglio l'arancio anche se non è così drammatico come il rosso. poi, più che parlare del fatto se l'effetto sia irreale o no bisogna piuttosto pensare se ti serve o no in base a quello che devi ottenere.
  19. questo un ritaglio senza polarizzatore e questo con By ferrovio spero di caricare le foto...
  20. quoto darwine... essenzialmente il polarizzatore satura e pulisce i colori delle superfici, tramite la rimozione del riflesso. consigli: il lineare funziona lo stesso, tu però prendilo circolare, in certi casi può disturbare l'autofocus. anche se l'uso più vistoso è in grandangolo con paesaggi, capita che è utilissimo pure con lo zoom... prendi adattatore e filtro da 62, ti levi il rischio reale di vignettatura e se capita di ampliare il parco ottiche sei tranquillo. per quanto riguarda le marche, hama, hoya e cokin sono abbastanza equivalenti, anche come prezzo. almeno cokin e hama di sicuro si equivalgono in uso paesaggistico, li ho. piuttosto, sapevo che in passato fra i polarizzatori si trovavano diversi modelli con gradazioni polarizzanti da 1 a 4, con il b/n il 4 abbinato al filtro rosso era quasi obbligatorio per avere cielo nero e nuvole bianche. però in rete non si trova niente quindi potrei essermelo sognato. nessuno sa nulla?
  21. qualcosa si, ma dipende... fai comunque prima a provare e vedere coi tuoi occhi, non costa niente. se vuoi imparare ad usare decentemente final cut dovrai provare tanto, abituati all' andazzo!
  22. dici che stai lavorando nativamente con un file avi... diciamo che in formato pal o ntsc, fc lavora bene in rt solo con file .dv, altrimenti chiederà il rendering per ogni virgola che cambi. prima cosa che fai: converti il tuo file da avi in.dv con mpeg streamclip,http://www.squared5.com/. seconda cosa: apri un nuovo progetto in fc, vai in easy setting e mettici dv pal, se il tuo filmato avi di partenza era pal, altrimenti dv ntsc. Dagli da mangiare il file dv e vedrai che andrà comunque meglio; per lavorazioni di base in dv il tuo imac è ancora valido. poi però leggiti la guida di fc come ti ha consigliato pode; se vuoi ottimizzare i tuoi setting e il tuo hardware è indispensabile.
  23. _e

    macpro o imac?

    Vedo comunque che mentre scrivevo ti hanno risposto esaurientemente.
  24. _e

    macpro o imac?

    Se vuoi lavorare prendi un macpro e mettici almeno 2 hd, uno per il sistema e uno per lo scratch. Per quest'ultimo meglio ancora i raid0 da 2 o più hd, specie se lavori in hdv. Il problema del video è sempre il disco rigido, con l' imac saresti limitato dalla firewire e stresseresti la macchina con compiti per i quali non è progettata, tipo elaborazione video spinta... Perchè dici che ci sono 3000 euro di differenza? 2500 macpro, 100 scarsi hd, 800 un buon schermo 24" a 24 bit, totale 3400 euro che possono salire per il doveroso upgrade della ram e quello eventuale della scheda grafica. Quindi, volendo, con meno di 4000 ti fai comunque una macchina da battaglia e vabbè che anche 2000 di differenza non sono pochissimi.