iAlligator

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  1. Ai tempi della pellicola il laboratorio contava più del supporto perché un EPR64 (notoriamente blue e con un solo verde bottiglia buono per tutte le occasioni) di Chrome non era quello di ARS Color. Cito due laboratori di Milano; i primi che mi sono tornati alla mente. Le eleborazioni di base che si facevano sono le stesse che si fanno oggi al computer ma le operazioni di base rappresentano l'uno per cento (anche meno) di quelle possibili via computer. Inoltre quelle sui negativi erano irreversibili e quelle in fase di stampa comunque molto costose perché attuate direttamente sul materiale. Non c'è proprio confronto. Sul rapporto fra fotografia e pittura si discute da due secoli ad un livello teorico e filosofico che va ben oltre la verosimiglianza dei colori; direi fino alla paranoia*. Io credo che la fotografia sia sostanzialmente indipendente ma l'ignoranza di molti artigiani di provincia la riduce a patetica imitazione della pittura. Bisogna distinguere. Idem per quanto riguarda la moda dei plug-in come quelli di tone mapping. Spesso usati in modo eccessivo producono immagini riconoscibilissime e tutte uguali. Come al solito l'unico valore è quello dell'uomo. *Leggete Basic Critical Theory for photographers e poi ditemi se non ho ragione.
  2. A me la saturazione sembra bassa; c'è il sole allo zenith, lo vedi dall'ombra sotto l'automobile. Il microcontrasto sembra normale mentre il macrocontrasto è basso in ragione dell'uso del plug-in che diminuisce la differenza fra luci ed ombre. Il film 'The Mill and The Cross' (polacco, 2011) è un esempio spettacolare di mappatura del tono per comprimerne il contrasto. Il polarizzatore serve per togliere i riflessi. Diventò di moda negli anni ottanta come sistema per rendere trasparenti, quanto innaturali, le superfici d'acqua ad uso delle riviste di viaggi rivolte alla classe impiegatizia. Un'umanità dal gusto prevedibile e previsto, almeno a giudicare dalle ore che i 'grafici di Bell'Italia' passano a togliere catracce, lattine e bucce di banana dalle piazze. E questa è la post-produzione...
  3. In piena luce non si vede un fico nemmeno con gli schermi opachi ed a quelli lucidi forse basterebbe una cornice staccabile tipo quelle usate dai monitor per la grafica.
  4. Non c'è molto da aggiungere a ciò che ha detto vla. Segui il tempo ed inserisci un marker od un taglio per beat.
  5. Non so il tuo nume tutelare, Pier Paolo, cosa usasse. Certo faceva film che per montarli ci voleva giusto Nino Baragli. Nipote di 'Eraldo da Roma' che, anche per ribadire come si fanno le cose in Italia, andando in pensione negli anni '90 lasciò anch'egli, a sua volta, il lavoro al nipote. Comunque tanto di cappello. Leo Cattozzo, primo montatore di Fellini, al punto si rifiutò di montare 'Accattone' a Pasolini che questo finì per divorziare con la casa di produzione: Mi sembra la Fellini-Rizzoli.
  6. Ad un livello così basso domandarsi quale sia la scelta migliore è senza senso; comparare tabelle anche paranoico. Oltretutto i dati di targa spesso non corrispondono alla realtà e quasi mai con le prestazioni sul campo. Fregatene e pensa solo al contenuto. Quando è buono mette in secondo piano la forma e con i primi ricavi ti compri qualcosa di decente. Prima di fare una scelta specifica devi capire cosa vuoi e per farlo non c'è niente di meglio che cominciare a filmare osservando quello che vien fuori.
  7. Real Player lo usavano i Flintstones.