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Olaf Marzocchi

Riparazione lenti radioattive

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Alcune vecchie lenti usavano torio per aumentare l'indice di rifrazione del vetro.

http://web.aanet.com.au/bayling/repair.html

(non concordo, il rischio connesso alla radioattività è trascurabile, ma la pagina è divertente)

La pagina è divertente, sapeste quanti sono, o meglio erano, i prodotti commerciali che contenevano tracce più o meno consistenti di composti radioattivi... Comunque ricorda che il rischio radioprotezionistico deve essere valutato sull'esposizione potenziale del lavoratore che produce tali lenti, piuttosto che sull'utilizzatore finale, e che i limiti sono molto molto cautelativi dato che si parla di danno stocastico.

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Una macchina, non un lavoratore, produce le lenti!

Il rischio radioprotezionistico è all'atto pratico nullo... se la lente va bene, la si usi senza paura!

Guarda Olaf, non ne parlo per sentito dire, è uno dei compiti del mio lavoro. Non ci sono dubbi che nessun processo produttivo, almeno nel nostro paese, porta ad una manipolazione diretta da parte dell'operatore di materiale radioattivo, ma il processo produttivo deve essere supervisionato, in qualche sua fase, da un essere umano. Considerando i limiti molto stringenti che si hanno per le normative vigenti, non mi stupisce che queste lenti non si producano più, proprio per un approccio cautelativo che sta alla base dei principi della radioprotezione.

Per quanto riguarda l'impiego da parte dell'utente finale, considerando la tipologia di materiale ed il tempo medio di esposizione, sono d'accordo che non ci sono assolutamente problemi, sicuramente si espone di più a fare un bagno alle terme.

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In effetti quando quelle lenti venivano prodotte, la lavorazione manuale era più importante e i controlli minori...

Penso però che le abbiano smesse per questioni prestazionali, non radioprotezionistiche.

Certamente lo scopo, immagino una minore aberrazione cromatica, può essere ottenuto con migliori risultati ed ad un minor costo con i metodi di accrescimento epitassiale dei cristalli che si sono sviluppati negli ultimi decenni, e senza impiegare degli isotopi radioattivi ma altri elementi. Comunque il fatto preponderante è che se si può impiegare una procedura alternativa a quella che impiega sostanze radioattive, nove volte su dieci, le ditte scelgono tale alternativa per evitare beghe e grattacapi dal punto di vista della radioprotezione e della normativa, e in un certo senso sono quasi "costrette" a scegliere l'alternativa dall'interpretazione che può essere dato al quadro normativo vigente sull'impiego dei materiali radioattivi.

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