pietro

Grazie Steve

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Caro Steve,

non ti ho mai incontrato di persona, non ti ho mai parlato direttamente, dunque come mai oggi sono così triste alla notizia della tua scomparsa? La vita quotidiana di molti di noi è stata "semplificata" dall'uso dei device che hai creato, iMac, iPod, iPhone, iPad... Ma la tua figura mi catturò quando non eri ancora celebre al mondo intero per la rivoluzione tecnologica che hai scatenato, quando da bambino appassionato di computer (una parola così nuova allora!), in un'epoca senza internet e da un paese di provincia facevo salti mortali per carpire notizie dagli USA, dalla California, da questa fantomatica Silicon Valley. Lo facevo attraverso riviste, spesso in lingua inglese, i cui titoli risultavano impronunciabili agli edicolanti. Le notizie che arrivavano erano entusiasmanti: si stava diffondendo l'idea di portare una versione compatta di computer nelle case. Tutti avrebbero potuto mettere le mani sui calcolatori elettronici, immaginare nuovi meravigliosi progetti, una tela bianca pronta per realizzare le più grandi opere della storia. Ma la cosa che più affascinò i giovincelli come me fu che stavi dimostrando che una rivoluzione tecnologica può nascere da un garage, tra due amici che si sono messi in testa di vendere computer con case in legno agli studenti universitari. Niente camici bianchi o cravatte da impiegati IBM ma jeans, maglietta e grande senso di comunicazione. Quell'esempio mi bastò per credere di poter trovare un mio modo per contribuire al "cambiamento del mondo". Sogni, speranze e visioni che hanno condizionato i momenti decisivi della mia vita. Convinsi mia madre a comprarmi il mio primo "home computer" (si chiamavano così allora), un Commodore Vic20, nel 1981, all'età di 10 anni. Fu l'anno in cui persi mio padre per una brutta malattia e sublimai la perdita nel fascino dell'esperimento e della scoperta che i venti innovativi californiani portavano fino in Abruzzo. Ricordo le mie prime connessioni telematiche con un modem a 300 baud, quando per connettersi erano necessarie telefonate intercontinetali (con rischio svenimento alla vista della bolletta telefonica da parte di quella povera donna di mia madre) ed Internet era solo un miraggio americano chiamato ArpaNet. Niente grafica, solo testi in inglese che apparivano una lettera alla volta sullo schermo della vecchia tv in bianco e nero regalatami da mia nonna. Intanto Apple cresceva e sfornava i suoi vari Apple IIe, Apple IIc bellissimi quanto costosi gioielli dell'elettronica. Il 1984 fu l'anno del Macintosh, il primo sistema con mouse ed icone poi clamorosamente imitato da Windows (sul quale Microsoft ha paradossalmente costruito il suo impero). Fu da subito oggetto del desiderio di tutti gli appassionati. Una star dell'elettronica da 6 milioni di lire. Ero evidentemente fuori target ma continuavo con la mia carrellata di computer più abbordabili qundo cominciavano ad essere presenti anche nelle case dei miei amici: ZX Spectrum, QL, Coommodore 64, MMX fino all'Atari ST che consentiva di utilizzare il sistema Macintosh attraverso un emulatore chiamato Aladdin. Quello fu il mio primo contatto (più o meno) diretto con Apple. Poi ci fu l'epoca delle BBS (Bullettin Board System ovvero bachece elettroniche) che consentiva di connettersi attraverso una semplice telefonata urbana e lasciare il proprio messaggio perché altri potessero commentare proprio come avviene oggi su Facebook. La diffusione di Internet in Italia arrivò quando ormai ero all'Università e a Bologna trovai il modo di "ottenere" la connessione attraverso una semplice chiamata urbana. Fu la scoperta di Telnet e del World Wide Web. La mia prima chat tramite Telnet fu una grande emozione, con una certa Lorraine, madre di due figlie dal Wyoming. Così come fu bellissimo passare notti intere collaborando col MIT di Boston per la realizzazione di una città virtuale fatta di testo e database. Internet (che qualcuno oggi vorrebbe imbavagliare) ci ha dato la possibilità di agire da cittadini del mondo qualunque sia la nostra provenienza fornendoci infinite e nuove forme di interazione e collaborazione, proprio come fecero gli home computer negli anni 80. Come poteva non stuzzicare la tua immaginazione? Ed ecco che compare una "i" davanti a "Mac", la "i" che caratterizzerà tutti i prodotti della revolution. L'iMac irrompe sul mercato con vivaci colori come un "all in one" concquistando anche il popolo femminile e nuovi target già solo come interessante ogetto di arredo. Il tuo rientro in Apple dopo il tradimento subito, un licenziamento da parte della società che tu stesso avevi fondato. Torni carico di progetti da realizzare salvando Apple da una crisi stagnante. Conquisti la fascia "prosumer" così come avevi conquistato molti professionisti attraverso l'affidabilità di un sistema operativo prodotto per un hardware specifico. Fino alla difficile conquista degli utenti PC che sempre più numerosi fanno il fatidico "switch" affascinati dalla "semplificazione della vita" e dalla cura del dettaglio di prodotti come iPod, iPhone e iPad. Ed oggi che per passione e per lavoro l'uso degli strumenti Apple è all'ordine del giorno realizzo che non ho mai cancellato l'immagine di quel garage, della grande e meravigliosa forza delle idee. Forse è per questo che sono così triste: le idee legano le persone in una rete fatta anche di emozioni e quando stanotte ho appreso della tua scomparsa ho avuto una nostalgica esplosione di ricordi. Forse mai come ora il mondo ha avuto bisogno di uomini visionari che credano nel futuro. Grazie ad esempi come il tuo ho capito che il coraggio per il cambiamento se affiancato ad una forte visione di miglioramento può portare grandi risultati ma che non esistono risultati senza grande passione e sacrfici. L'amore di un'idea può raggiungere il cuore delle persone anche attraverso qualcosa di freddo e controverso come il sistema economico. Il denaro è solo un mezzo e per spenderlo bene bisogna farlo col cuore. Cercheremo di continuare a seguire il tuo consiglio mantenendoci "folli" e "affamati" coscienti che anche le più grandi imprese possono partire dalla semplicità di una mela.

Grazie Steve.

Cristiano

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Addio Grande Capo

Chissà cos'era che ti rendeva così speciale.

Mi sono dispiaciuto quando sei uscito da Apple ai tempi di Sculley e quasi non sapevo chi fossi e tanto ho gioito quando sei tornato perchè eri l'unico che potesse rimettere in rotta la barca che affondava. Stamattina quando l'ho saputo mi è venuto un groppo in gola, non l'avrei creduto possibile: piangere per un miliardario!

Eppure aldilà delle maledizioni che tante volte mi hai tirato fuori, tu rappresentavi completamente lo spirito Apple, quello spirito che mi ha incantato tanti anni fa quando per la prima volta presi un mouse in mano, quello spirito ormai non più anticonformista, ma che si compiace nel creare qualcosa di bello, di funzionale, di semplice da usare, di gratificante per chi lo usa.

Grazie Steve, ti saremo per sempre debitori.

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Agli inizi 1984, pur avendo da tempo un Apple II, non sapevo chi fosse Steve Jobs.

Poi, in previsione di un convegno che organizzai per una rivista di economia che trattava nuovi strumenti finanziari e venture capital in innovazione tecnologica, il direttore mi incaricò di prendere contatti con Apple di Reggio Emilia per una pagina di pubblicità e di dare supporto per l'organizzazione di uno stand in cui avrebbero presentato per la prima volta a Roma un nuovo computer ed un programma di analisi degli andamenti delle quotazione degli scambi (Macintosh + MacBorsa).

Per quanto l'allora Apple Italia non fosse, come oggi, un'emanazione diretta della società di Cupertino, nel discutere dei contenuti sentii parlare per la prima volta di lui.

E nell'inserto sulla Silicon Valley fu pubblicata una sua biografia.

Dopo un paio di mesi acquistai il primo Macintosh di una lunga serie.

Per diversi motivi non amavo la sua persona e la sua filosofia del lavoro, per quanto fossi comunque impressionato dal suo genio e dal suo straordinario prodotto che aveva cambiato il mio modo di lavorare.

Ma il mio grazie, se possibile, è ancora più motivato di altri.

A me dette modo di affrontare una situazione del mondo del terziario piuttosto chiusa, in cui con pochi mezzi ed esperienza era difficile entrare.

Fino ad allora era impensabile concorrere con strutture articolate e multinazionali basandosi solo sulla creatività e la voglia di arrivare.

Invece col supporto di un Mac, che presto furono due (fino ad arrivare a sei in un contesto adeguato), una manciata di persone giovani non condizionate dall'abitudine e poche risorse finanziarie riuscii a realizzare il mio progetto ambizioso.

Personalmente poi, il Mac è l'estensione del mio modo di esprimermi e di fare, ormai da 27 anni.

Non ritengo neanche di aver ben pagato il favore, per quanto abbia speso molti soldi per assicurami la preziosa macchina ed il suo software.

Sono convinto di aver ottenuto molto di più del denaro speso.

Grazie quindi per quel che ha fatto Jobs per il mio lavoro, ma non basta un grazie per quello che mi ha dato personalmente.

Ora è scomparso, ma la sua impronta e le sue opere continueranno a ricordarlo.

Personalmente spero di poter avere ancora per molti anni il suo monumento sempre, come in passato e come oggi, davanti a me, sulla mia scrivania

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Un profondo dolore e tanta tristezza, grazie Steve, il rammarico più grande? Averti scoperto così tardi................ Addio e grazie per aver creato questo mondo così speciale.......

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