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iMac con Intel: contatto diretto

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di Giuseppe de Maso Gentile

"Delle impressioni istantanee dell'iMacIntel con Core Duo abbiamo già scritto descrivendo il primo contatto da Datatrade [sponsor], giusto una settimana fa. Ma, naturalmente, le nostre non potevano che essere delle "impressioni d'uso", dovendo "dividere" la macchina con il folto numero di persone accorse nel punto vendita.

La curiosità sulle sbandierate superprestazioni velocistiche, il comportamento globale, la nuova contemporanea suite di iLife '06, erano tutte richieste impossibili da soddisfare contemporaneamente, per cui il Datatrade ha acconsentito ad un prestito temporaneo, in modo da poterne scoprire bellezze e segreti con più calma e con maggior tempo a disposizione.

E' anche ovvio che una transizione architetturale di questo calibro genera tutto un turbinio di interrogativi negli utenti, per cui abbiamo deciso di sperimentare, insieme al iMacIntel, un nuovo metodo di test e prova: frazionato ed interattivo.

La recensione sarà divisa in più puntate, magari anche in attesa di ripetere qualche test con più memoria degli originari 512 MB (RAM che al momento risulta di difficile reperibilità). Al termine raccoglieremo tutte le esperienze acquisite in un riassunto finale omnicomprensivo per chi volesse leggere il tutto in maniera più pacata e distesa.

Per coloro, invece, che volessero sapere minuto-per-minuto le scoperte, le novità, cosa funziona e cosa no, basterà seguire le apposite discussioni che verranno aperte nel nostro forum.

Eccovi quindi il racconto scritto quasi di getto, del primo pomeriggio di convivenza, a partire dall'apertura dello scatolone fino ad un simpatico avvenimento in tarda serata....."

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Prime prove

di Giuseppe de Maso Gentile

"MacIntel.

Neologismo informatico coniato appositamente per distinguere la nuova specie dalle precedenti incarnazioni di computer Apple. E che sia necessario un nome nuovo, apposito, è la conseguenza della sottile tecnica di marketing degli uomini di Cupertino.

Per introdurre quietamente il processore dello scandalo, delle polemiche, il disprezzato nemico all'interno del cuore di ogni Mac-user che si rispetti, è stato scelto di debuttare con il computer entry-level della gamma. Il piccolo iMac che così bella figura fa su ogni scrivania, ben consci che una scelta diversa sarebbe stata analizzata, sezionata, scomposta fin all'osso da professionisti incattiviti dall'aver sotto le proprie dita un processore a 64 bit che, ahinoi, è stato scelto di non ulteriormente utilizzare per le macchine Apple del futuro.

Gli stessi professionisti che si sarebbero lamentati aggredendo Apple e le sue politiche per non avere software sfruttabile dalle macchine con Intel. Costosi programmi professionali che, in virtù dell'emulazione sotto Rosetta, girerebbero con prestazioni ridotte (a parte qualche sconvolgente eccezione).

L'entrata in punta di piedi, invece, del Core Duo nella famiglia della Mela ha permesso ai programmatori di cominciare ad "Universalizzare" le applicazioni meno complesse per fornirle in bundle con l'iMac e, di conseguenza, decantarne le prestazioni.

A posteriori, la strategia di Jobs è stata quella che garantisce la miglior penetrazione. Un affiancamento, in luogo di una imposta sostituzione che lascia all'utilizzatore la libertà di scegliere tra sicurezza del funzionamento del proprio parco software o pionerismo verso un inaspettato futuro.

Un'ulteriore escamotage è stato quello di non stravolgere l'estetica dei computer con Intel Inside, come a voler mascherare il contenuto interno e rendere anche difficile all'occhio distratto l'identificazione del "diverso".

Considerazioni, queste, che hanno accompagnato la fase canonica di apertura dello scatolone, sballaggio dalle plastiche di protezione e collegamento dei cavi. Scatolone di cui, stavolta, vi risparmiamo dettagli e foto per il motivo ben noto che Apple è attentissima ai particolari, ma dilungarsi sull'eleganza della scatola è un artificio che serve ad allungare lo scritto, ma non ad aggiungere informazioni.

Dopo aver speso 1400 Euro, la scatola la si adagia su uno scaffale, in un ripostiglio, e finisce lì. Il computer lo si usa tutti i giorni e deve dimostrarvi di aver speso bene ogni singolo Euro di quella somma anzi detta. "

continua...

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di Giuseppe De Maso Gentile

"Posizionato, il "blong" tradizionale all'avvio conferma la sua natura di Macintosh. Del resto, che si tratti sempre d'un Mac e non un ibrido frankensteiniano accozzaglia di pezzi diversi, ormai lo si ripete da tempo da più parti. La conferma di ciò è sempre nel cosiddetto "tempo di reazione": i minuti necessari affinché si sia completamente operativi.

Dopo dieci minuti, tutto funziona come se fosse in opera da sempre. La prima voglia, ovviamente, è quella di buttar dentro tutti i benchmark conosciuti, prendere il cronometro e misurare tutti i tempi sul giro del Core Duo, con partenza da fermo e sul chilometro lanciato.

Ma l'estrema rilassatezza che l'insieme fa percepire, il colore bianco, lo schermo straordinariamente luminoso (molto migliorato rispetto ai precedenti modelli di iMac) e che quasi fa sfigurare l'LCD del PowerBook G4 al suo fianco, la silenziosità esemplare delle ventole, ci induce ad un approccio molto più "easy", rimandando le prove di forza all'indomani.

Ci viene, quindi, assai naturale far tutte quelle cose che svolgevamo prima, senza l'angoscia della prestazione assoluta. As usual ci ritroviamo a masterizzare un DVD Double Layer, scaricare i megatoni di OpenOffice Universal Binary, scrivere queste righe col sottofondo musicale della library di iTunes che per pigrizia è rimasta sul computer a fianco e quindi è riprodotta in streaming locale, tutto insieme come sempre siam abituati a fare.

A ciascuno i propri modus operandi, al computer il compito di tradurre il nostro pluritasking nel suo cybernetico multitasking, vestito della solita disarmante semplicità Mac-style, in modo che il tutto sembri un moto continuo.

Sarà la potenza del Core Duo o lo scarso impegno richiesto, fatto sta che la rotella multicolore non appare praticamente mai. E' anche vero che il disco è quasi totalmente vuoto e non bisogna andare a pescare i dati chissà dove.

L'uso normale non tradisce il differente motore che è all'interno e poiché il contatto "manuale" dell'utente continua ad essere con la tastiera e non col processore Intel, nulla cambia dal punto di vista dell'interazione con la macchina.

La sovrastruttura software composta dal Sistema Operativo si integra in maniera trasparente con la riscritta gestione dei driver. I primi dispositivi USB collegati non hanno manifestato malfunzionamenti di sorta. Il multilettore di schede esterne marchiato LaCie ha fatto apparire regolarmente sul desktop tutte le schedine in nostro possesso.

Anche la chiavetta USB di marca più infima recuperata funziona esattamente sull'iMacIntel così come andava sul PowerBook con OS X per PowerPC.

Il riconoscimento della nostra Nikon Coolpix d'annata (modello 885) ha necessitato di qualche secondo, da parte di Acquisizione Immagine, tempo sufficiente a farci venire il dubbio che qualcosa non funzionasse come si deve, ma subitaneamente svanito.

Nel frattempo un piccolo pubblico, composto dai coinquilini di casa, si è formato alle spalle, richiamati dal candido design dell'iMac.

Qualsiasi contestatore anti-Apple per partito preso non può che rimanere a bocca aperta (come è successo) al vedere 6 Giga di dati trasferiti in 6 minuti, quando ancora "sull'altra sponda", per un computer entry-level di pari fascia all'iMac, gigabit ethernet è un concetto filosofico astratto.

Tra le altre dotazioni di serie, il dispositivo ottico è un Pioneer DVR-K05 capace di masterizzare (quasi) tutte le varietà di supporti ottici disponibili in circolazione. Quasi tutte: non fate come noi che abbiam sbagliato a comprare dei Double Layer-R, mentre invece il bianchissimo iMac accetta solo i Double Layer+R

Tra un click ed un altro, tutto scorre come sempre e quasi ci si dimentica di avere per le mani una macchina che farà storia, volente o nolente. Ci scappa solo un sorriso, quando nella finestra del Terminale scriviamo il comando

<i>>machine</i>

ottenendo come risposta un inaspettato "i486". Ma quando si decideranno a cambiare i nomi delle architetture? :-)

La serata finisce con una nota curiosa: il design di Jonathan Ive è stato così funzionale da asservire a ben due generazioni di macchine, quelle con processore PPC e le nuove Intel Inside, ma ancora sorprende l'animo dei profani.

Una meraviglia così sincera che, non appena rientrato a casa, un mio coinquilino a casa, ha sgranato gli occhi e colmo d'entusiasmo ha scattato una foto al nuovo Mac.

Potenza del Core Duo!"

continua...

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Altra cosa che avevo tralasciato ieri sera è la sorprendente gittata dell'AirPort dell'iMacIntel rispetto al PowerBook Aluminum. Sarà anche a causa della struttura in policarbonato che scherma meno le onde rispetto al telaio in alluminio, ma laddove il portatile individua una rete sola, l'iMac ne vede ben quattro!

Bello smacco, rispetto al nomadismo digitale. Certo che se si potesse portare in giro più facilmente ... :-)

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Guest gennaro_mac

A proposito di AirPort, una domanda ... ma c'è ancora la scheda della Apple oppure una soluzione integrata della Intel?

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A proposito di AirPort, una domanda ... ma c'è ancora la scheda della Apple oppure una soluzione integrata della Intel?

Bella domanda! In effetti l'altro laddove il mio powerbook 12" allumium perde definitivamente il segnale della airport express altri due portatili (windows) di casa con scheda wireless intel funzionano perfettamente (e identificano anche altre reti)...

Tra l'altro l'imac 20" in arrivo dopodomani lo posizionerei proprio in un posto dove la il segnale col pbook è al limite (a volte va, altre no). Il software airport è aggiornato.

Andrea

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A proposito di AirPort, una domanda ... ma c'è ancora la scheda della Apple oppure una soluzione integrata della Intel?

Caro Gennaro,

con tutta sincerità ti dico che di smontare l'iMac non mi salta neanche alla mente, essendo un prestito e non un computer di mia proprietà.

Ti posso linkare un articolo scritto qualche settimana fa, sull'argomento:

http://www.macitynet.it/macity/aA23600/index.shtml

ma fin quando non mi viene in mente un metodo per sapere il chipset senza aprirlo, questo è il massimo che posso fare. Aggiungo, comunque, che leggendo i valori di System Profiler, effettivamente sono diversi da quelli della mia scheda originale Apple sul PB G4.

Il tutto comunque si riduce ad un generico: AirPort Extreme Card.

Ciaoao,

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Cosa succede collegando un ipod (non flash memory, quindi non shuffle o nano)

formattato per mac in un MacIntel?

ps. complimenti per quanto descritto finora,

(importantissime le informazioni sulla ricezione dell'airport)

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Guest gennaro_mac

sa succede collegando un ipod (non flash memory, quindi non shuffle o nano)

formattato per mac in un MacIntel?

E che vuoi che succeda ... lo monta :-P

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Cosa succede collegando un ipod (non flash memory, quindi non shuffle o nano)

formattato per mac in un MacIntel?

ps. complimenti per quanto descritto finora,

(importantissime le informazioni sulla ricezione dell'airport)

Cosa dovrebbe succedere, scusa?

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