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<font color="ff0000">

1) il 5% rimanente è diviso in 10 browser.

2) Le API di explorer sono più potenti di quelle del W3C, per quel che ho potuto vedere.</font>

Purtroppo è così...

Non conosco a fondo la tipologia del tuo lavoro per cui non posso certo istruirti nel fare le cose... il mio intervento era rivolto più che altro a stimolare una sorta di deontologia professionale volta a favorire standard codificati e liberi piuttosto che avallare le pratiche poco cristalline di M$.

Se tutti gli sviluppatori non producessero siti explorer-based forse la qualità del web migliorerebbe e stimolerebbe la stessa M$ a seguire gli standard piuttosto che imporli.

Però essendo il tuo lavoro, sei libero di affrontarlo come meglio credi e per il tuo maggior tornaconto personale.

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1) il 5% rimanente è diviso in 10 browser.

2) Le API di explorer sono più potenti di quelle del W3C, per quel che ho potuto vedere.</font>

Purtroppo è così...

Non conosco a fondo la tipologia del tuo lavoro per cui non posso certo istruirti nel fare le cose... il mio intervento era rivolto più che altro a stimolare una sorta di deontologia professionale volta a favorire standard codificati e liberi piuttosto che avallare le pratiche poco cristalline di M$.

Se tutti gli sviluppatori non producessero siti explorer-based forse la qualità del web migliorerebbe e stimolerebbe la stessa M$ a seguire gli standard piuttosto che imporli.

Però essendo il tuo lavoro, sei libero di affrontarlo come meglio credi e per il tuo maggior tornaconto personale.

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1) il 5% rimanente è diviso in 10 browser.

2) Le API di explorer sono più potenti di quelle del W3C, per quel che ho potuto vedere.</font>

Purtroppo è così...

Non conosco a fondo la tipologia del tuo lavoro per cui non posso certo istruirti nel fare le cose... il mio intervento era rivolto più che altro a stimolare una sorta di deontologia professionale volta a favorire standard codificati e liberi piuttosto che avallare le pratiche poco cristalline di M$.

Se tutti gli sviluppatori non producessero siti explorer-based forse la qualità del web migliorerebbe e stimolerebbe la stessa M$ a seguire gli standard piuttosto che imporli.

Però essendo il tuo lavoro, sei libero di affrontarlo come meglio credi e per il tuo maggior tornaconto personale.

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<font color="ff0000">Qui sul forum le anime belle, le figurine del presepe, gli ingenui, i Candido di tutti i mondi migliori non mancheranno di ricordarci che siccome il libero mercato prevede la propria negazione, il monopolio, allora dobbiamo tenerci il monopolio perchè stava nelle premesse.

Un bel teorema matematico del kazzo, scusate.</font>

Prego, prego.

Comunque: siccome mi sento chiamato in causa, non posso fare a meno di replicare. Tanto per ravvivare un po' 'sto forum, che mi pare stia diventando di un sonnacchioso... ;D

Caro Chest: quando usi questi toni - scusa, eh? - ti trovo insopportabile.

Ma quali candidi, ma quali migliori dei mondi possibili!

MAI detto che DOBBIAMO tenerci i monopoli perché "stavano nelle premesse".

Personalmente mi sono sempre e solo limitato ad osservare, con realistico e disincantato pessimismo (o meglio: con un atteggiamento che si potrebbe definire tale se solo io avessi la benché minima fiducia nelle virtù intrinseche della libera concorrenza), che i mercati dei beni e dei servizi sono TUTTI strutturati oligopolisticamente. Il che è a tal punto vero, che i più pragmatici e meno ideologizzati degli economisti industriali parlano di <u>concorrenza oligopolistica</u>, e a QUESTA si riferiscono quando ragionano di concorrenza. Un tipo di concorrenza che non ha NULLA a che vedere con la mano invisibile di Adamo Smith e di Von Hayek. Questo è bene saperlo, se si vuole evitare di strozzarsi colle fanfaluche che, invece, abitualmente vengono propalate da certi ambienti - non solo di destra, ahinoi! - sul tema delle virtù del libero mercato.

Di solito, poi, ho puntualmente aggiunto - o cercato di fare intendere - che mi sono persuaso come ciò sia nell'ordine delle cose. Ha a che fare con fattori come i costi medi di produzione dei beni, che a quanto pare - per la maggior parte delle produzioni di massa - diminuiscono (o tutt'al più non aumentano) quanto maggiore è la scala a cui la produzione avviene. Sono, cioé, soggetti alla legge delle economie di scala, così come i costi di entrata ed uscita, i costi di permanenza in tali grandi mercati di massa, i costi di coordinamento, i costi di innovazione, e altre cosucce del genere (al riguardo potrebbe essere interessante dare un'occhiata, per esempio, alla Teoria dell'organizzazione industriale di Jean Tirole). Ma, come diceva quel tale, tutto questo non è che accademia.

Per scendere nella pratica, devo dire che, invece, io trovo un po' ingenui coloro che sperano che il mono/oligopolio globale glielo levino miracolosamente dai piedi le legislature antimonopolio nazionali, o una qualche taumaturgica commissione antitrust. Ciò è altamente improbabile, come hanno argomentato nel corso del tempo iperliberisti come James Buchanan e George Stigler.

Perché? Semplice: perché chi detiene quantità astronomiche di potere, lo usa ed entra nelle commissioni o negli organismi di controllo, o esercita su di essi pressioni tanto gigantesche quanto poco visibili all'esterno, per pilotarli dove vuole lui.

Microsoft è un caso recente: ma si potrebbero citare anche la Bell Telephone/ATT, smembrata in tre tronconi anni fa a colpi di Sherman Act, che oggi si ripropone più forte e più potente che pria, in ognuno dei pezzi originati da quella sanzione. Oppure la Standard Oil di Rockefeller, da cui - sempre a norma di Sherman Act - vennero fatte derivare quelle cose che poi diventarono le sette sorelle e oggi sono i mostri giganteschi e iperpotenti che tutti conosciamo, in grado addirittura di imporre strategie di politica estera ad amministrazioni peraltro ben più che soltanto compiacenti.

Eppure, chissà perché, la struttura oligopolistica del mercato dell'energia, o di quello dell'automobile, o di quello dei semilavorati in acciaio, o di quello degli aeroplani commerciali, non la si nota mai quando si fanno riflessioni su questo genere di argomenti: e si tende invece sempre e solo a concentrarsi su Gates.

Per dirne una: ogni volta che ve ne andate a fare un bel viaggio di piacere alle Maldive, o un viaggio d'affari a San Francisco, spero vi sia chiaro che pagate una sorta di balzello implicito nel prezzo del biglietto alla Boeing, che è ormai praticamente l'UNICO (Airbus permettendo) costruttore mondiale di aerei commerciali. E spero vi sia altrettanto chiaro che con quei soldi contribuite, fra le altre cose, ad aumentare di numero la dotazione di armi dell'Esercito Imperiale. Tuttavia, di questo non parla mai nessuno. Silenzio di tomba...

Questo è il mercato del XXI secolo, cari miei. O non ve ne eravate accorti? O eravate rimasti ancora alle balle della virtù della concorrenza perfetta e della mano invisibile dei tempi di Adamo Smith?

Gates, lo ripeto - e ribadisco che lo dico senza la benché minima ammirazione -, secondo me non fa che sfruttare magistralmente gli spazi che gli lasciano aperti le legislature nazionali e quel po' di normativa globale sul commercio e sulla disciplina della concorrenza, anzitutto; e poi il potere che gli danno i consumatori. Infine - e qui sarebbe interessante sentire il parere di qualcuno che, diversamente dal sottoscritto, se ne intenda davvero - sfrutta il fatto che probabilmente il mercato delle IT è - per sua natura - più di altri mercati tendente a strutturarsi oligopolisticamente e a favorire l'integrazione (sia verticale che orizzontale). Ciò, verosimilmente, per le solite questioni legate ai costi di produzione e di permanenza nel mercato medesimo.

E ripeto anche un'altra cosa: se il tantissimo e rotti percento degli utenti scelgono XP invece che X o Linux, gliene vogliamo fare una colpa? Li vogliamo incriminare, per il fatto che stanno esercitando, in totale ed assoluta autonomia di giudizio, quel loro potere sovrano di cui parlano le sacre scritture? Che colpa ne ha l'utente se, liberamente e senza la minima ombra di pistola puntata alla tempia, ha scelto Microsoft invece di qualunque altra cosa?

Si è fatto abbindolare dalla pubblicità? O dalle finestre colorate e dall'interfaccia caramellosa? Oppure è cascato nella trappola della maggiore diffusione di Windows, o ancora ha bevuto la fandonia della sua apparente maggiore facilità d'uso? E allora?!

Parimenti, che colpa ne ha la Microsoft se, forte del (tanto per dire una cifra a caso) 70% del mercato quest'anno, l'anno prossimo cerca di conquistare un altro cinque per cento e non trova praticamente nessuno che gliel'impedisca? E se i concorrenti non fanno il loro mestiere, che ci si può fare? Si può ridare per decreto creatività a produttori ormai decotti?

Il mercato lo fa la domanda. Chi compra o utilizza beni e servizi cominci a ragionare in maniera un po' meno miope di quanto non abbia fatto in questi ultimi vent'anni, e forse le cose cambieranno. Non si può, tanto per fare un esempio, andare per quindici anni a Sharm el Sheikh a fare le vacanze nella casetta in multiproprietà, e poi un bel giorno dolersi che quello che un tempo era un luogo magnifico ed incontaminato oggi pare un megaparcheggio fetente! O voler andare in automobile dovunque, anche al cesso a cacare, e poi dolersi che nelle città non si respira più!

Si vuole togliere potere a Microsoft? E allora si cominci NOI a negarle i nostri favori, fottendocene del fatto che così facendo ci renderemo impossibile la vita e "scambiare files di testo col collega diventerà un inferno".

In caso contrario, non ci si venga poi a lamentare che Gates guadagna di anno in anno ulteriori quote di mercato. Egli è un capitalista, non è un filantropo. Non fa altro che il suo mestiere. Come avrebbe fatto Marx, pur detestandolo profondamente non posso che cavarmi il cappello di fronte a lui e ai suoi luogotenenti.

E se quelli di Linux e dell'Open Source non sapranno raccogliere la sfida e si faranno fare il <font color="ff0000"></font><font color="ff0000"></font><font color="ff0000"></font><font color="ff0000"></font> a canestro nel giro di cinque anni, tanto peggio per loro. Vorrà dire che commercialmente non valevano nulla, e avevano sperato di poter affrontare le divisioni corazzate di Redmond - loro sì! - armati esclusivamente della bellezza della propria anima OpenSource e della maggiore stabilità del proprio, per altri versi inutilizzabile, OS.

In tal caso, sarà tanto meglio per tutti se "la natura" li toglierà dalle palle.

Confidare in legislazioni antitrust concepite, come lo sono oggi, per la vecchia epoca degli stati nazionali, e sperare che nell'attuale sistema economico ormai compiutamente e irreversibilmente globale esse abbiano la benché minima probabilità di arrestare certe tendenze, mi pare niente più che un voler continuare a raccontarsi le favole, per non volere ammettere che c'è urgente bisogno di un'altra politica: una politica, per l'appunto, GLOBALE!

Mi pare dannoso, oltre che ingenuo.

E, non c'è nulla da fare: più passa il tempo, e più mi convinco che il vecchio barbone è - in certi suoi aspetti - ancora attualissimo. Mollarlo dall'oggi al domani senza che ci fosse niente di veramente superiore da sostituirgli non mi pare sia stata una buona idea...

In immutata stima e sempiterna - anche se solo virtuale - amicizia Posted Image

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<font color="ff0000">Qui sul forum le anime belle, le figurine del presepe, gli ingenui, i Candido di tutti i mondi migliori non mancheranno di ricordarci che siccome il libero mercato prevede la propria negazione, il monopolio, allora dobbiamo tenerci il monopolio perchè stava nelle premesse.

Un bel teorema matematico del kazzo, scusate.</font>

Prego, prego.

Comunque: siccome mi sento chiamato in causa, non posso fare a meno di replicare. Tanto per ravvivare un po' 'sto forum, che mi pare stia diventando di un sonnacchioso... ;D

Caro Chest: quando usi questi toni - scusa, eh? - ti trovo insopportabile.

Ma quali candidi, ma quali migliori dei mondi possibili!

MAI detto che DOBBIAMO tenerci i monopoli perché "stavano nelle premesse".

Personalmente mi sono sempre e solo limitato ad osservare, con realistico e disincantato pessimismo (o meglio: con un atteggiamento che si potrebbe definire tale se solo io avessi la benché minima fiducia nelle virtù intrinseche della libera concorrenza), che i mercati dei beni e dei servizi sono TUTTI strutturati oligopolisticamente. Il che è a tal punto vero, che i più pragmatici e meno ideologizzati degli economisti industriali parlano di <u>concorrenza oligopolistica</u>, e a QUESTA si riferiscono quando ragionano di concorrenza. Un tipo di concorrenza che non ha NULLA a che vedere con la mano invisibile di Adamo Smith e di Von Hayek. Questo è bene saperlo, se si vuole evitare di strozzarsi colle fanfaluche che, invece, abitualmente vengono propalate da certi ambienti - non solo di destra, ahinoi! - sul tema delle virtù del libero mercato.

Di solito, poi, ho puntualmente aggiunto - o cercato di fare intendere - che mi sono persuaso come ciò sia nell'ordine delle cose. Ha a che fare con fattori come i costi medi di produzione dei beni, che a quanto pare - per la maggior parte delle produzioni di massa - diminuiscono (o tutt'al più non aumentano) quanto maggiore è la scala a cui la produzione avviene. Sono, cioé, soggetti alla legge delle economie di scala, così come i costi di entrata ed uscita, i costi di permanenza in tali grandi mercati di massa, i costi di coordinamento, i costi di innovazione, e altre cosucce del genere (al riguardo potrebbe essere interessante dare un'occhiata, per esempio, alla Teoria dell'organizzazione industriale di Jean Tirole). Ma, come diceva quel tale, tutto questo non è che accademia.

Per scendere nella pratica, devo dire che, invece, io trovo un po' ingenui coloro che sperano che il mono/oligopolio globale glielo levino miracolosamente dai piedi le legislature antimonopolio nazionali, o una qualche taumaturgica commissione antitrust. Ciò è altamente improbabile, come hanno argomentato nel corso del tempo iperliberisti come James Buchanan e George Stigler.

Perché? Semplice: perché chi detiene quantità astronomiche di potere, lo usa ed entra nelle commissioni o negli organismi di controllo, o esercita su di essi pressioni tanto gigantesche quanto poco visibili all'esterno, per pilotarli dove vuole lui.

Microsoft è un caso recente: ma si potrebbero citare anche la Bell Telephone/ATT, smembrata in tre tronconi anni fa a colpi di Sherman Act, che oggi si ripropone più forte e più potente che pria, in ognuno dei pezzi originati da quella sanzione. Oppure la Standard Oil di Rockefeller, da cui - sempre a norma di Sherman Act - vennero fatte derivare quelle cose che poi diventarono le sette sorelle e oggi sono i mostri giganteschi e iperpotenti che tutti conosciamo, in grado addirittura di imporre strategie di politica estera ad amministrazioni peraltro ben più che soltanto compiacenti.

Eppure, chissà perché, la struttura oligopolistica del mercato dell'energia, o di quello dell'automobile, o di quello dei semilavorati in acciaio, o di quello degli aeroplani commerciali, non la si nota mai quando si fanno riflessioni su questo genere di argomenti: e si tende invece sempre e solo a concentrarsi su Gates.

Per dirne una: ogni volta che ve ne andate a fare un bel viaggio di piacere alle Maldive, o un viaggio d'affari a San Francisco, spero vi sia chiaro che pagate una sorta di balzello implicito nel prezzo del biglietto alla Boeing, che è ormai praticamente l'UNICO (Airbus permettendo) costruttore mondiale di aerei commerciali. E spero vi sia altrettanto chiaro che con quei soldi contribuite, fra le altre cose, ad aumentare di numero la dotazione di armi dell'Esercito Imperiale. Tuttavia, di questo non parla mai nessuno. Silenzio di tomba...

Questo è il mercato del XXI secolo, cari miei. O non ve ne eravate accorti? O eravate rimasti ancora alle balle della virtù della concorrenza perfetta e della mano invisibile dei tempi di Adamo Smith?

Gates, lo ripeto - e ribadisco che lo dico senza la benché minima ammirazione -, secondo me non fa che sfruttare magistralmente gli spazi che gli lasciano aperti le legislature nazionali e quel po' di normativa globale sul commercio e sulla disciplina della concorrenza, anzitutto; e poi il potere che gli danno i consumatori. Infine - e qui sarebbe interessante sentire il parere di qualcuno che, diversamente dal sottoscritto, se ne intenda davvero - sfrutta il fatto che probabilmente il mercato delle IT è - per sua natura - più di altri mercati tendente a strutturarsi oligopolisticamente e a favorire l'integrazione (sia verticale che orizzontale). Ciò, verosimilmente, per le solite questioni legate ai costi di produzione e di permanenza nel mercato medesimo.

E ripeto anche un'altra cosa: se il tantissimo e rotti percento degli utenti scelgono XP invece che X o Linux, gliene vogliamo fare una colpa? Li vogliamo incriminare, per il fatto che stanno esercitando, in totale ed assoluta autonomia di giudizio, quel loro potere sovrano di cui parlano le sacre scritture? Che colpa ne ha l'utente se, liberamente e senza la minima ombra di pistola puntata alla tempia, ha scelto Microsoft invece di qualunque altra cosa?

Si è fatto abbindolare dalla pubblicità? O dalle finestre colorate e dall'interfaccia caramellosa? Oppure è cascato nella trappola della maggiore diffusione di Windows, o ancora ha bevuto la fandonia della sua apparente maggiore facilità d'uso? E allora?!

Parimenti, che colpa ne ha la Microsoft se, forte del (tanto per dire una cifra a caso) 70% del mercato quest'anno, l'anno prossimo cerca di conquistare un altro cinque per cento e non trova praticamente nessuno che gliel'impedisca? E se i concorrenti non fanno il loro mestiere, che ci si può fare? Si può ridare per decreto creatività a produttori ormai decotti?

Il mercato lo fa la domanda. Chi compra o utilizza beni e servizi cominci a ragionare in maniera un po' meno miope di quanto non abbia fatto in questi ultimi vent'anni, e forse le cose cambieranno. Non si può, tanto per fare un esempio, andare per quindici anni a Sharm el Sheikh a fare le vacanze nella casetta in multiproprietà, e poi un bel giorno dolersi che quello che un tempo era un luogo magnifico ed incontaminato oggi pare un megaparcheggio fetente! O voler andare in automobile dovunque, anche al cesso a cacare, e poi dolersi che nelle città non si respira più!

Si vuole togliere potere a Microsoft? E allora si cominci NOI a negarle i nostri favori, fottendocene del fatto che così facendo ci renderemo impossibile la vita e "scambiare files di testo col collega diventerà un inferno".

In caso contrario, non ci si venga poi a lamentare che Gates guadagna di anno in anno ulteriori quote di mercato. Egli è un capitalista, non è un filantropo. Non fa altro che il suo mestiere. Come avrebbe fatto Marx, pur detestandolo profondamente non posso che cavarmi il cappello di fronte a lui e ai suoi luogotenenti.

E se quelli di Linux e dell'Open Source non sapranno raccogliere la sfida e si faranno fare il <font color="ff0000"></font><font color="ff0000"></font><font color="ff0000"></font><font color="ff0000"></font> a canestro nel giro di cinque anni, tanto peggio per loro. Vorrà dire che commercialmente non valevano nulla, e avevano sperato di poter affrontare le divisioni corazzate di Redmond - loro sì! - armati esclusivamente della bellezza della propria anima OpenSource e della maggiore stabilità del proprio, per altri versi inutilizzabile, OS.

In tal caso, sarà tanto meglio per tutti se "la natura" li toglierà dalle palle.

Confidare in legislazioni antitrust concepite, come lo sono oggi, per la vecchia epoca degli stati nazionali, e sperare che nell'attuale sistema economico ormai compiutamente e irreversibilmente globale esse abbiano la benché minima probabilità di arrestare certe tendenze, mi pare niente più che un voler continuare a raccontarsi le favole, per non volere ammettere che c'è urgente bisogno di un'altra politica: una politica, per l'appunto, GLOBALE!

Mi pare dannoso, oltre che ingenuo.

E, non c'è nulla da fare: più passa il tempo, e più mi convinco che il vecchio barbone è - in certi suoi aspetti - ancora attualissimo. Mollarlo dall'oggi al domani senza che ci fosse niente di veramente superiore da sostituirgli non mi pare sia stata una buona idea...

In immutata stima e sempiterna - anche se solo virtuale - amicizia Posted Image

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Un bel teorema matematico del kazzo, scusate.</font>

Prego, prego.

Comunque: siccome mi sento chiamato in causa, non posso fare a meno di replicare. Tanto per ravvivare un po' 'sto forum, che mi pare stia diventando di un sonnacchioso... ;D

Caro Chest: quando usi questi toni - scusa, eh? - ti trovo insopportabile.

Ma quali candidi, ma quali migliori dei mondi possibili!

MAI detto che DOBBIAMO tenerci i monopoli perché "stavano nelle premesse".

Personalmente mi sono sempre e solo limitato ad osservare, con realistico e disincantato pessimismo (o meglio: con un atteggiamento che si potrebbe definire tale se solo io avessi la benché minima fiducia nelle virtù intrinseche della libera concorrenza), che i mercati dei beni e dei servizi sono TUTTI strutturati oligopolisticamente. Il che è a tal punto vero, che i più pragmatici e meno ideologizzati degli economisti industriali parlano di <u>concorrenza oligopolistica</u>, e a QUESTA si riferiscono quando ragionano di concorrenza. Un tipo di concorrenza che non ha NULLA a che vedere con la mano invisibile di Adamo Smith e di Von Hayek. Questo è bene saperlo, se si vuole evitare di strozzarsi colle fanfaluche che, invece, abitualmente vengono propalate da certi ambienti - non solo di destra, ahinoi! - sul tema delle virtù del libero mercato.

Di solito, poi, ho puntualmente aggiunto - o cercato di fare intendere - che mi sono persuaso come ciò sia nell'ordine delle cose. Ha a che fare con fattori come i costi medi di produzione dei beni, che a quanto pare - per la maggior parte delle produzioni di massa - diminuiscono (o tutt'al più non aumentano) quanto maggiore è la scala a cui la produzione avviene. Sono, cioé, soggetti alla legge delle economie di scala, così come i costi di entrata ed uscita, i costi di permanenza in tali grandi mercati di massa, i costi di coordinamento, i costi di innovazione, e altre cosucce del genere (al riguardo potrebbe essere interessante dare un'occhiata, per esempio, alla Teoria dell'organizzazione industriale di Jean Tirole). Ma, come diceva quel tale, tutto questo non è che accademia.

Per scendere nella pratica, devo dire che, invece, io trovo un po' ingenui coloro che sperano che il mono/oligopolio globale glielo levino miracolosamente dai piedi le legislature antimonopolio nazionali, o una qualche taumaturgica commissione antitrust. Ciò è altamente improbabile, come hanno argomentato nel corso del tempo iperliberisti come James Buchanan e George Stigler.

Perché? Semplice: perché chi detiene quantità astronomiche di potere, lo usa ed entra nelle commissioni o negli organismi di controllo, o esercita su di essi pressioni tanto gigantesche quanto poco visibili all'esterno, per pilotarli dove vuole lui.

Microsoft è un caso recente: ma si potrebbero citare anche la Bell Telephone/ATT, smembrata in tre tronconi anni fa a colpi di Sherman Act, che oggi si ripropone più forte e più potente che pria, in ognuno dei pezzi originati da quella sanzione. Oppure la Standard Oil di Rockefeller, da cui - sempre a norma di Sherman Act - vennero fatte derivare quelle cose che poi diventarono le sette sorelle e oggi sono i mostri giganteschi e iperpotenti che tutti conosciamo, in grado addirittura di imporre strategie di politica estera ad amministrazioni peraltro ben più che soltanto compiacenti.

Eppure, chissà perché, la struttura oligopolistica del mercato dell'energia, o di quello dell'automobile, o di quello dei semilavorati in acciaio, o di quello degli aeroplani commerciali, non la si nota mai quando si fanno riflessioni su questo genere di argomenti: e si tende invece sempre e solo a concentrarsi su Gates.

Per dirne una: ogni volta che ve ne andate a fare un bel viaggio di piacere alle Maldive, o un viaggio d'affari a San Francisco, spero vi sia chiaro che pagate una sorta di balzello implicito nel prezzo del biglietto alla Boeing, che è ormai praticamente l'UNICO (Airbus permettendo) costruttore mondiale di aerei commerciali. E spero vi sia altrettanto chiaro che con quei soldi contribuite, fra le altre cose, ad aumentare di numero la dotazione di armi dell'Esercito Imperiale. Tuttavia, di questo non parla mai nessuno. Silenzio di tomba...

Questo è il mercato del XXI secolo, cari miei. O non ve ne eravate accorti? O eravate rimasti ancora alle balle della virtù della concorrenza perfetta e della mano invisibile dei tempi di Adamo Smith?

Gates, lo ripeto - e ribadisco che lo dico senza la benché minima ammirazione -, secondo me non fa che sfruttare magistralmente gli spazi che gli lasciano aperti le legislature nazionali e quel po' di normativa globale sul commercio e sulla disciplina della concorrenza, anzitutto; e poi il potere che gli danno i consumatori. Infine - e qui sarebbe interessante sentire il parere di qualcuno che, diversamente dal sottoscritto, se ne intenda davvero - sfrutta il fatto che probabilmente il mercato delle IT è - per sua natura - più di altri mercati tendente a strutturarsi oligopolisticamente e a favorire l'integrazione (sia verticale che orizzontale). Ciò, verosimilmente, per le solite questioni legate ai costi di produzione e di permanenza nel mercato medesimo.

E ripeto anche un'altra cosa: se il tantissimo e rotti percento degli utenti scelgono XP invece che X o Linux, gliene vogliamo fare una colpa? Li vogliamo incriminare, per il fatto che stanno esercitando, in totale ed assoluta autonomia di giudizio, quel loro potere sovrano di cui parlano le sacre scritture? Che colpa ne ha l'utente se, liberamente e senza la minima ombra di pistola puntata alla tempia, ha scelto Microsoft invece di qualunque altra cosa?

Si è fatto abbindolare dalla pubblicità? O dalle finestre colorate e dall'interfaccia caramellosa? Oppure è cascato nella trappola della maggiore diffusione di Windows, o ancora ha bevuto la fandonia della sua apparente maggiore facilità d'uso? E allora?!

Parimenti, che colpa ne ha la Microsoft se, forte del (tanto per dire una cifra a caso) 70% del mercato quest'anno, l'anno prossimo cerca di conquistare un altro cinque per cento e non trova praticamente nessuno che gliel'impedisca? E se i concorrenti non fanno il loro mestiere, che ci si può fare? Si può ridare per decreto creatività a produttori ormai decotti?

Il mercato lo fa la domanda. Chi compra o utilizza beni e servizi cominci a ragionare in maniera un po' meno miope di quanto non abbia fatto in questi ultimi vent'anni, e forse le cose cambieranno. Non si può, tanto per fare un esempio, andare per quindici anni a Sharm el Sheikh a fare le vacanze nella casetta in multiproprietà, e poi un bel giorno dolersi che quello che un tempo era un luogo magnifico ed incontaminato oggi pare un megaparcheggio fetente! O voler andare in automobile dovunque, anche al cesso a cacare, e poi dolersi che nelle città non si respira più!

Si vuole togliere potere a Microsoft? E allora si cominci NOI a negarle i nostri favori, fottendocene del fatto che così facendo ci renderemo impossibile la vita e "scambiare files di testo col collega diventerà un inferno".

In caso contrario, non ci si venga poi a lamentare che Gates guadagna di anno in anno ulteriori quote di mercato. Egli è un capitalista, non è un filantropo. Non fa altro che il suo mestiere. Come avrebbe fatto Marx, pur detestandolo profondamente non posso che cavarmi il cappello di fronte a lui e ai suoi luogotenenti.

E se quelli di Linux e dell'Open Source non sapranno raccogliere la sfida e si faranno fare il <font color="ff0000"></font><font color="ff0000"></font><font color="ff0000"></font><font color="ff0000"></font> a canestro nel giro di cinque anni, tanto peggio per loro. Vorrà dire che commercialmente non valevano nulla, e avevano sperato di poter affrontare le divisioni corazzate di Redmond - loro sì! - armati esclusivamente della bellezza della propria anima OpenSource e della maggiore stabilità del proprio, per altri versi inutilizzabile, OS.

In tal caso, sarà tanto meglio per tutti se "la natura" li toglierà dalle palle.

Confidare in legislazioni antitrust concepite, come lo sono oggi, per la vecchia epoca degli stati nazionali, e sperare che nell'attuale sistema economico ormai compiutamente e irreversibilmente globale esse abbiano la benché minima probabilità di arrestare certe tendenze, mi pare niente più che un voler continuare a raccontarsi le favole, per non volere ammettere che c'è urgente bisogno di un'altra politica: una politica, per l'appunto, GLOBALE!

Mi pare dannoso, oltre che ingenuo.

E, non c'è nulla da fare: più passa il tempo, e più mi convinco che il vecchio barbone è - in certi suoi aspetti - ancora attualissimo. Mollarlo dall'oggi al domani senza che ci fosse niente di veramente superiore da sostituirgli non mi pare sia stata una buona idea...

In immutata stima e sempiterna - anche se solo virtuale - amicizia Posted Image

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Come messaggio numero 1 non c'è male... Anche se ovviamente sei Angelone/Big Angel/Linus/altrinickfilosofici

Sono provocatorio, lo so. E non mi stupisce di stare sulla palle a qualcuno, quando uso questo tono. Gli è che se l'alternativa è tra il barbone ed i monopoli stiamo freschi (= ci toccano i monopoli).

Forse allora il mio tono non fa altro che girare il dito nella piaga dell'assenza della proposta politica attuale.

Per il resto ti ringrazio, visto che sei una fucina di idee e suggerimenti, oltre che di nuove conoscenze.

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Come messaggio numero 1 non c'è male... Anche se ovviamente sei Angelone/Big Angel/Linus/altrinickfilosofici

Sono provocatorio, lo so. E non mi stupisce di stare sulla palle a qualcuno, quando uso questo tono. Gli è che se l'alternativa è tra il barbone ed i monopoli stiamo freschi (= ci toccano i monopoli).

Forse allora il mio tono non fa altro che girare il dito nella piaga dell'assenza della proposta politica attuale.

Per il resto ti ringrazio, visto che sei una fucina di idee e suggerimenti, oltre che di nuove conoscenze.

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Come messaggio numero 1 non c'è male... Anche se ovviamente sei Angelone/Big Angel/Linus/altrinickfilosofici

Sono provocatorio, lo so. E non mi stupisce di stare sulla palle a qualcuno, quando uso questo tono. Gli è che se l'alternativa è tra il barbone ed i monopoli stiamo freschi (= ci toccano i monopoli).

Forse allora il mio tono non fa altro che girare il dito nella piaga dell'assenza della proposta politica attuale.

Per il resto ti ringrazio, visto che sei una fucina di idee e suggerimenti, oltre che di nuove conoscenze.

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AngeLinus ha centrato almeno due punti sostanziali e almeno altri due di un certo interesse, anche se direi che è l'ennesimo offtopic (per me è un pregio, non un difetto).

Spiace proprio non avere tempo di rispondere con adeguato approfondimento su un post che è condivisibile per due terzi circa e, tutto sommato, non presenta elementi dai quali discordare tassativamente.

Il parallelo con Boeing è, secondo me, perfettamente centrato, ma ha un retrogusto che sicuramente anche ad Andrea &C. non è sfuggito: gli oligopoli non sono mai isolati nel loro settore di eccellenza, ma orbitano sinergicamente ad altre strutture in nicchie di mercato e merceologiche non coincidenti. Questo cambia un po' le carte in tavola e li rende non solo vulnerabili, ma anche intrinsecamente instabili in certe condizioni.

Fuor d'accademia, direi che la reale difficoltà in tutti questi ragionamenti è la valutazione obiettiva dei fattori non lineari, i quantum leap che in maniera prevedibilmente imprevedibile, come diceva non ricordo chi, cambiano le regole del gioco e i parametri del teatro. Così fu in occasione della nascita di Microsoft (grazie all'indubbia abilità del manager, che seppe vedere gli spazi sterminati indotti dalla possibilità dall'elaborazione dati non più via terminale) e così potrebbe essere per la genesi dei fattori che potrebbero limitarne il peso relativo.

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