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AngeLinus ha centrato almeno due punti sostanziali e almeno altri due di un certo interesse, anche se direi che è l'ennesimo offtopic (per me è un pregio, non un difetto).

Spiace proprio non avere tempo di rispondere con adeguato approfondimento su un post che è condivisibile per due terzi circa e, tutto sommato, non presenta elementi dai quali discordare tassativamente.

Il parallelo con Boeing è, secondo me, perfettamente centrato, ma ha un retrogusto che sicuramente anche ad Andrea &C. non è sfuggito: gli oligopoli non sono mai isolati nel loro settore di eccellenza, ma orbitano sinergicamente ad altre strutture in nicchie di mercato e merceologiche non coincidenti. Questo cambia un po' le carte in tavola e li rende non solo vulnerabili, ma anche intrinsecamente instabili in certe condizioni.

Fuor d'accademia, direi che la reale difficoltà in tutti questi ragionamenti è la valutazione obiettiva dei fattori non lineari, i quantum leap che in maniera prevedibilmente imprevedibile, come diceva non ricordo chi, cambiano le regole del gioco e i parametri del teatro. Così fu in occasione della nascita di Microsoft (grazie all'indubbia abilità del manager, che seppe vedere gli spazi sterminati indotti dalla possibilità dall'elaborazione dati non più via terminale) e così potrebbe essere per la genesi dei fattori che potrebbero limitarne il peso relativo.

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AngeLinus ha centrato almeno due punti sostanziali e almeno altri due di un certo interesse, anche se direi che è l'ennesimo offtopic (per me è un pregio, non un difetto).

Spiace proprio non avere tempo di rispondere con adeguato approfondimento su un post che è condivisibile per due terzi circa e, tutto sommato, non presenta elementi dai quali discordare tassativamente.

Il parallelo con Boeing è, secondo me, perfettamente centrato, ma ha un retrogusto che sicuramente anche ad Andrea &C. non è sfuggito: gli oligopoli non sono mai isolati nel loro settore di eccellenza, ma orbitano sinergicamente ad altre strutture in nicchie di mercato e merceologiche non coincidenti. Questo cambia un po' le carte in tavola e li rende non solo vulnerabili, ma anche intrinsecamente instabili in certe condizioni.

Fuor d'accademia, direi che la reale difficoltà in tutti questi ragionamenti è la valutazione obiettiva dei fattori non lineari, i quantum leap che in maniera prevedibilmente imprevedibile, come diceva non ricordo chi, cambiano le regole del gioco e i parametri del teatro. Così fu in occasione della nascita di Microsoft (grazie all'indubbia abilità del manager, che seppe vedere gli spazi sterminati indotti dalla possibilità dall'elaborazione dati non più via terminale) e così potrebbe essere per la genesi dei fattori che potrebbero limitarne il peso relativo.

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<font color="ff0000">Anche se ovviamente sei Angelone/Big Angel/Linus/altrinickfilosofici</font>

Natürlich! E'/era (quest'ultimo verbo all'imperfetto è dedicato ai dietrologi) solo per giocare un po' :D

<font color="ff0000">Sono provocatorio, lo so. E non mi stupisce di stare sulla palle a qualcuno, quando uso questo tono.</font>

No. Non a me, quanto meno Posted Image

Sai bene come interpreto tutta questa faccenda. Niente, assolutissimamente niente di personale, dunque, nell'incipit del messaggio precedente. Volevo solo fare un assolo un po' alla Hendrix (o meglio, alla John McLaughlin dei tempi della Mahavishnu Orchestra) e avevo bisogno dell'entrata drammatica :D

Comunque, la tua provocazione è buona e giusta. Perché, come ti ho detto svariate volte, io colgo perfettamente le tue ragioni, o quelle di Diego: e le condivido in larga parte.

La tua/vostra richiesta - implicita in particolare nelle parole da te più volte spese su questi temi - di POLITICA, lo ripeto: mi trova <u>del tutto d'accordo</u>.

Tuttavia, mi viene da domandarmi (ma sul serio): posto che in questo sistema socioeconomico ci siamo, e che - anche se lo volessimo - non potremmo liberarcene tanto facilmente (e poi, tutto sommato, non lo vogliamo, perché esso ha anche degli innegabili vantaggi: pensiamo per esempio al fatto che libri scientifici di grande contenuto, oggi alla portata di chiunque, solo cinquant'anni fa se li poteva permettere un'infima parte della popolazione di un pezzettino di Occidente), che cosa ci aspettiamo <u>davvero</u> dalla concorrenza?

Qualità sempre migliore di ciò che poi si va ad acquistare? E in base a quale strano fenomeno un mercato in cui ci siano solo due produttori (o, addirittura, uno solo) sarebbe inevitabilmente destinato ad essere meno efficiente di uno in cui ce ne siano sei, o sette, o dieci?

Prendiamo l'automobile. A cosa ha <u>davvero</u> portato, in questi sessant'anni di motorizzazione di massa, il fatto di poter scegliere fra una dozzina di produttori a livello globale, invece che - poniamo - fra due soli enormi duopolisti?

Maggior risparmio energetico? Ma no, via! Non è certo stata la miracolosa concorrenza a spingere i produttori verso modelli via via meno benzinivori. Sono stati piuttosto i vari shock petroliferi, le varie crisi di produzione e/o distribuzione verificatesi via via a livello globale. E poi, diciamocelo, i mutati (soprattutto in questi ultimi venti-venticinque anni) gusti del pubblico: la percezione, via via maggiore, dei danni ambientali causati da automobili troppo inefficienti, e l'esperienza della congestione delle strade e dei centri urbani.

Tutto ciò è a tal punto vero, direi, che negli USA, dove tale percezione evidentemente non è ancora così spiccata come nella vecchia Europa, si producono ancora modelli antidiluviani, quanto ad efficienza energetica. E spaventosamente sovradimensionati anche dal punto di vista dell'occupazione dello spazio.

E allora, cosa? Varietà di modelli, alta diversificazione estetica? Mah... ammesso e non concesso che sia un'effettiva necessità, o un qualcosa di effettivamente positivo, a me pare che si sia andati giusto in direzione contraria. Ford che copia Opel che copia Nissan che copia Renault che copia...

Possibilità di scegliere, allora, la macchina adattata alle proprie esigenze così come si sceglie la drop dei pantaloni dal sarto? Nemmeno, perché poi una personalizzazione così spinta imporrebbe una tale compressione dei costi di produzione e una tale flessibilità di utilizzo delle risorse produttive, da non renderla pensabile nemmeno al più ardito dei futurologi.

La verità, appunto, è che quel po' di competizione oligopolistica che c'è stata fra i pochissimi gruppi usciti indenni dalla grande ondata delle fusioni ed acquisizioni degli scorsi dieci anni non ha portato ad altro che ad un certo abbattimento dei costi, con conseguente proporzionale calo (ma solo minimo, mi pare) dei prezzi... e basta. Nessun vero e radicale progresso nel campo energetico, né in quello dei sistemi di propulsione... e un mercato ormai sostanzialmente saturo e statico, con quei cinque o sei che si spartiscono quel poco che ancora c'è da spartirsi, sperando sempre che un bel dì si aprano i mitici nuovi mercati dell'estremo Oriente. Nonché, dulcis in fundo, le città irrimediabilmente intasate da una quantità di automezzi tale, che non c'è fisicamente territorio sufficiente per ospitarli tutti quanti insieme.

Ora: se tutto quel che ci si può aspettare, alla fin della fiera, è il taglio dei costi, allora che differenza fa che un certo mercato sia spartito fra sei produttori o sia sostanzialmente dominato da uno?

E simmetricamente: cosa impedisce - per tornare al topic - ad un newcomer di entrare nel mercato dei sistemi operativi con un nuovo prodotto che possa davvero competere con Winsozz e fare le scarpe a quelli di Redmond? Gli accordi di fornitura esclusiva fra Redmond ed Intel, i costi di accesso al mercato (artificiosamente alti, e mantenuti tali a bella posta dal combinato disposto di Wintel giusto per scoraggiare nuovi arrivi)... o non piuttosto la mancanza di capitale di rischio e di coraggio imprenditoriale? E il fatto, di conseguenza, che in fondo in fondo la situazione, così com'è oggi, va bene a tutti: softwaristi, hardwaristi e quant'altro, tutti alla fine dei conti ben felici di restarsene zitti e buoni sotto le ampie e protettive ali della chioccia con gli occhialetti e la vocina tenorile, perché tanto, finché la dura, ci sarà sempre una cospicua dose di buone bricioline da mangiare per tutti?

<font color="ff0000">Forse allora il mio tono non fa altro che girare il dito nella piaga dell'assenza della proposta politica attuale.</font>

Vero. Lo ripeto: innegabilmente vero... e profondamente condiviso ;D

E ribadisco: un giorno si dovrebbe trovare il tempo di parlottarne... Posted Image

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<font color="ff0000">Anche se ovviamente sei Angelone/Big Angel/Linus/altrinickfilosofici</font>

Natürlich! E'/era (quest'ultimo verbo all'imperfetto è dedicato ai dietrologi) solo per giocare un po' :D

<font color="ff0000">Sono provocatorio, lo so. E non mi stupisce di stare sulla palle a qualcuno, quando uso questo tono.</font>

No. Non a me, quanto meno Posted Image

Sai bene come interpreto tutta questa faccenda. Niente, assolutissimamente niente di personale, dunque, nell'incipit del messaggio precedente. Volevo solo fare un assolo un po' alla Hendrix (o meglio, alla John McLaughlin dei tempi della Mahavishnu Orchestra) e avevo bisogno dell'entrata drammatica :D

Comunque, la tua provocazione è buona e giusta. Perché, come ti ho detto svariate volte, io colgo perfettamente le tue ragioni, o quelle di Diego: e le condivido in larga parte.

La tua/vostra richiesta - implicita in particolare nelle parole da te più volte spese su questi temi - di POLITICA, lo ripeto: mi trova <u>del tutto d'accordo</u>.

Tuttavia, mi viene da domandarmi (ma sul serio): posto che in questo sistema socioeconomico ci siamo, e che - anche se lo volessimo - non potremmo liberarcene tanto facilmente (e poi, tutto sommato, non lo vogliamo, perché esso ha anche degli innegabili vantaggi: pensiamo per esempio al fatto che libri scientifici di grande contenuto, oggi alla portata di chiunque, solo cinquant'anni fa se li poteva permettere un'infima parte della popolazione di un pezzettino di Occidente), che cosa ci aspettiamo <u>davvero</u> dalla concorrenza?

Qualità sempre migliore di ciò che poi si va ad acquistare? E in base a quale strano fenomeno un mercato in cui ci siano solo due produttori (o, addirittura, uno solo) sarebbe inevitabilmente destinato ad essere meno efficiente di uno in cui ce ne siano sei, o sette, o dieci?

Prendiamo l'automobile. A cosa ha <u>davvero</u> portato, in questi sessant'anni di motorizzazione di massa, il fatto di poter scegliere fra una dozzina di produttori a livello globale, invece che - poniamo - fra due soli enormi duopolisti?

Maggior risparmio energetico? Ma no, via! Non è certo stata la miracolosa concorrenza a spingere i produttori verso modelli via via meno benzinivori. Sono stati piuttosto i vari shock petroliferi, le varie crisi di produzione e/o distribuzione verificatesi via via a livello globale. E poi, diciamocelo, i mutati (soprattutto in questi ultimi venti-venticinque anni) gusti del pubblico: la percezione, via via maggiore, dei danni ambientali causati da automobili troppo inefficienti, e l'esperienza della congestione delle strade e dei centri urbani.

Tutto ciò è a tal punto vero, direi, che negli USA, dove tale percezione evidentemente non è ancora così spiccata come nella vecchia Europa, si producono ancora modelli antidiluviani, quanto ad efficienza energetica. E spaventosamente sovradimensionati anche dal punto di vista dell'occupazione dello spazio.

E allora, cosa? Varietà di modelli, alta diversificazione estetica? Mah... ammesso e non concesso che sia un'effettiva necessità, o un qualcosa di effettivamente positivo, a me pare che si sia andati giusto in direzione contraria. Ford che copia Opel che copia Nissan che copia Renault che copia...

Possibilità di scegliere, allora, la macchina adattata alle proprie esigenze così come si sceglie la drop dei pantaloni dal sarto? Nemmeno, perché poi una personalizzazione così spinta imporrebbe una tale compressione dei costi di produzione e una tale flessibilità di utilizzo delle risorse produttive, da non renderla pensabile nemmeno al più ardito dei futurologi.

La verità, appunto, è che quel po' di competizione oligopolistica che c'è stata fra i pochissimi gruppi usciti indenni dalla grande ondata delle fusioni ed acquisizioni degli scorsi dieci anni non ha portato ad altro che ad un certo abbattimento dei costi, con conseguente proporzionale calo (ma solo minimo, mi pare) dei prezzi... e basta. Nessun vero e radicale progresso nel campo energetico, né in quello dei sistemi di propulsione... e un mercato ormai sostanzialmente saturo e statico, con quei cinque o sei che si spartiscono quel poco che ancora c'è da spartirsi, sperando sempre che un bel dì si aprano i mitici nuovi mercati dell'estremo Oriente. Nonché, dulcis in fundo, le città irrimediabilmente intasate da una quantità di automezzi tale, che non c'è fisicamente territorio sufficiente per ospitarli tutti quanti insieme.

Ora: se tutto quel che ci si può aspettare, alla fin della fiera, è il taglio dei costi, allora che differenza fa che un certo mercato sia spartito fra sei produttori o sia sostanzialmente dominato da uno?

E simmetricamente: cosa impedisce - per tornare al topic - ad un newcomer di entrare nel mercato dei sistemi operativi con un nuovo prodotto che possa davvero competere con Winsozz e fare le scarpe a quelli di Redmond? Gli accordi di fornitura esclusiva fra Redmond ed Intel, i costi di accesso al mercato (artificiosamente alti, e mantenuti tali a bella posta dal combinato disposto di Wintel giusto per scoraggiare nuovi arrivi)... o non piuttosto la mancanza di capitale di rischio e di coraggio imprenditoriale? E il fatto, di conseguenza, che in fondo in fondo la situazione, così com'è oggi, va bene a tutti: softwaristi, hardwaristi e quant'altro, tutti alla fine dei conti ben felici di restarsene zitti e buoni sotto le ampie e protettive ali della chioccia con gli occhialetti e la vocina tenorile, perché tanto, finché la dura, ci sarà sempre una cospicua dose di buone bricioline da mangiare per tutti?

<font color="ff0000">Forse allora il mio tono non fa altro che girare il dito nella piaga dell'assenza della proposta politica attuale.</font>

Vero. Lo ripeto: innegabilmente vero... e profondamente condiviso ;D

E ribadisco: un giorno si dovrebbe trovare il tempo di parlottarne... Posted Image

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Natürlich! E'/era (quest'ultimo verbo all'imperfetto è dedicato ai dietrologi) solo per giocare un po' :D

<font color="ff0000">Sono provocatorio, lo so. E non mi stupisce di stare sulla palle a qualcuno, quando uso questo tono.</font>

No. Non a me, quanto meno Posted Image

Sai bene come interpreto tutta questa faccenda. Niente, assolutissimamente niente di personale, dunque, nell'incipit del messaggio precedente. Volevo solo fare un assolo un po' alla Hendrix (o meglio, alla John McLaughlin dei tempi della Mahavishnu Orchestra) e avevo bisogno dell'entrata drammatica :D

Comunque, la tua provocazione è buona e giusta. Perché, come ti ho detto svariate volte, io colgo perfettamente le tue ragioni, o quelle di Diego: e le condivido in larga parte.

La tua/vostra richiesta - implicita in particolare nelle parole da te più volte spese su questi temi - di POLITICA, lo ripeto: mi trova <u>del tutto d'accordo</u>.

Tuttavia, mi viene da domandarmi (ma sul serio): posto che in questo sistema socioeconomico ci siamo, e che - anche se lo volessimo - non potremmo liberarcene tanto facilmente (e poi, tutto sommato, non lo vogliamo, perché esso ha anche degli innegabili vantaggi: pensiamo per esempio al fatto che libri scientifici di grande contenuto, oggi alla portata di chiunque, solo cinquant'anni fa se li poteva permettere un'infima parte della popolazione di un pezzettino di Occidente), che cosa ci aspettiamo <u>davvero</u> dalla concorrenza?

Qualità sempre migliore di ciò che poi si va ad acquistare? E in base a quale strano fenomeno un mercato in cui ci siano solo due produttori (o, addirittura, uno solo) sarebbe inevitabilmente destinato ad essere meno efficiente di uno in cui ce ne siano sei, o sette, o dieci?

Prendiamo l'automobile. A cosa ha <u>davvero</u> portato, in questi sessant'anni di motorizzazione di massa, il fatto di poter scegliere fra una dozzina di produttori a livello globale, invece che - poniamo - fra due soli enormi duopolisti?

Maggior risparmio energetico? Ma no, via! Non è certo stata la miracolosa concorrenza a spingere i produttori verso modelli via via meno benzinivori. Sono stati piuttosto i vari shock petroliferi, le varie crisi di produzione e/o distribuzione verificatesi via via a livello globale. E poi, diciamocelo, i mutati (soprattutto in questi ultimi venti-venticinque anni) gusti del pubblico: la percezione, via via maggiore, dei danni ambientali causati da automobili troppo inefficienti, e l'esperienza della congestione delle strade e dei centri urbani.

Tutto ciò è a tal punto vero, direi, che negli USA, dove tale percezione evidentemente non è ancora così spiccata come nella vecchia Europa, si producono ancora modelli antidiluviani, quanto ad efficienza energetica. E spaventosamente sovradimensionati anche dal punto di vista dell'occupazione dello spazio.

E allora, cosa? Varietà di modelli, alta diversificazione estetica? Mah... ammesso e non concesso che sia un'effettiva necessità, o un qualcosa di effettivamente positivo, a me pare che si sia andati giusto in direzione contraria. Ford che copia Opel che copia Nissan che copia Renault che copia...

Possibilità di scegliere, allora, la macchina adattata alle proprie esigenze così come si sceglie la drop dei pantaloni dal sarto? Nemmeno, perché poi una personalizzazione così spinta imporrebbe una tale compressione dei costi di produzione e una tale flessibilità di utilizzo delle risorse produttive, da non renderla pensabile nemmeno al più ardito dei futurologi.

La verità, appunto, è che quel po' di competizione oligopolistica che c'è stata fra i pochissimi gruppi usciti indenni dalla grande ondata delle fusioni ed acquisizioni degli scorsi dieci anni non ha portato ad altro che ad un certo abbattimento dei costi, con conseguente proporzionale calo (ma solo minimo, mi pare) dei prezzi... e basta. Nessun vero e radicale progresso nel campo energetico, né in quello dei sistemi di propulsione... e un mercato ormai sostanzialmente saturo e statico, con quei cinque o sei che si spartiscono quel poco che ancora c'è da spartirsi, sperando sempre che un bel dì si aprano i mitici nuovi mercati dell'estremo Oriente. Nonché, dulcis in fundo, le città irrimediabilmente intasate da una quantità di automezzi tale, che non c'è fisicamente territorio sufficiente per ospitarli tutti quanti insieme.

Ora: se tutto quel che ci si può aspettare, alla fin della fiera, è il taglio dei costi, allora che differenza fa che un certo mercato sia spartito fra sei produttori o sia sostanzialmente dominato da uno?

E simmetricamente: cosa impedisce - per tornare al topic - ad un newcomer di entrare nel mercato dei sistemi operativi con un nuovo prodotto che possa davvero competere con Winsozz e fare le scarpe a quelli di Redmond? Gli accordi di fornitura esclusiva fra Redmond ed Intel, i costi di accesso al mercato (artificiosamente alti, e mantenuti tali a bella posta dal combinato disposto di Wintel giusto per scoraggiare nuovi arrivi)... o non piuttosto la mancanza di capitale di rischio e di coraggio imprenditoriale? E il fatto, di conseguenza, che in fondo in fondo la situazione, così com'è oggi, va bene a tutti: softwaristi, hardwaristi e quant'altro, tutti alla fine dei conti ben felici di restarsene zitti e buoni sotto le ampie e protettive ali della chioccia con gli occhialetti e la vocina tenorile, perché tanto, finché la dura, ci sarà sempre una cospicua dose di buone bricioline da mangiare per tutti?

<font color="ff0000">Forse allora il mio tono non fa altro che girare il dito nella piaga dell'assenza della proposta politica attuale.</font>

Vero. Lo ripeto: innegabilmente vero... e profondamente condiviso ;D

E ribadisco: un giorno si dovrebbe trovare il tempo di parlottarne... Posted Image

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Doc (come ai bei vecchi tempi :D):

<font color="119911">gli oligopoli non sono mai isolati nel loro settore di eccellenza, ma orbitano sinergicamente ad altre strutture in nicchie di mercato e merceologiche non coincidenti. Questo cambia un po' le carte in tavola e li rende non solo vulnerabili, ma anche intrinsecamente instabili in certe condizioni.</font>

Ecco. Questo mi pare un punto nodale, su cui concordo, e che tutto sommato - come ho detto altre volte - mi fa essere ottimista sul futuro del mercato dell'IT. Ottimismo che poi, magari, si rivelerà spaventosamente mal riposto... ma tant'è ;)

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Doc (come ai bei vecchi tempi :D):

<font color="119911">gli oligopoli non sono mai isolati nel loro settore di eccellenza, ma orbitano sinergicamente ad altre strutture in nicchie di mercato e merceologiche non coincidenti. Questo cambia un po' le carte in tavola e li rende non solo vulnerabili, ma anche intrinsecamente instabili in certe condizioni.</font>

Ecco. Questo mi pare un punto nodale, su cui concordo, e che tutto sommato - come ho detto altre volte - mi fa essere ottimista sul futuro del mercato dell'IT. Ottimismo che poi, magari, si rivelerà spaventosamente mal riposto... ma tant'è ;)

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<font color="119911">gli oligopoli non sono mai isolati nel loro settore di eccellenza, ma orbitano sinergicamente ad altre strutture in nicchie di mercato e merceologiche non coincidenti. Questo cambia un po' le carte in tavola e li rende non solo vulnerabili, ma anche intrinsecamente instabili in certe condizioni.</font>

Ecco. Questo mi pare un punto nodale, su cui concordo, e che tutto sommato - come ho detto altre volte - mi fa essere ottimista sul futuro del mercato dell'IT. Ottimismo che poi, magari, si rivelerà spaventosamente mal riposto... ma tant'è ;)

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