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gianni
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Paolo Russo > qualsiasi linguaggio usi, non puo' essere piu' semplice di CSS. Quindi la casalinga usa questo, o nessuno. Di sicuro non si trova a suo agio con le istruzioni per creare un sito con Blogger.com e simili (imho).

500 'peones' come me che partecipano attivamente ad Internet sviluppando il proprio sitarello muovono un intero comparto che ora e' paralizzato. Perche' se e' facile farsi il sitarello, poi ti viene la curiosita' di comprarti il cellulare UMTS per vedere il tuo ed altri siti di altri 'peones'. E poi compri il software grafico perche' ci hai preso gusto e Graphic Converter non basta piu'. E poi magari compri anche il servizio X e il tool Y. Da cosa nasce cosa...

Ma se ai 'peones' tu prospetti delle enormi spese di esordio, quando gli chiedi se sono interessati ad Internet ti rispondono: 'No, grazie: ho l'edicola sotto casa'.

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Dimenticavo un'altra cosa: se costringi i 'peones' a vedere dei siti balcanizzatissimi, con grovigli pazzeschi di cgi, cookies, finestre pop-up, flash movies e orrori vari (come vengono fatti ora i siti piu' famosi in barba agli Standard), li tieni in linea dieci minuti per caricare una paginetta con due righe di testo e gli chiedi le generalita' anche per ficcargli un dito in quel posto, questi non tornano piu' da quelle parti! Perche' esser utenti non vuol dire essere anche 'utonti'.

Se continuate a fare i siti con la metafora del 'Real World', col cavolo che usciamo dalla crisi! Posted Image

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Riccardo, il sito della casalinga di Voghera e' uno dei segreti meglio custoditi del mondo dell'IT. Ancora di piu' che le novita' della Apple.

Pare che abbia gia' gettato in mezzo alla strada il suo pappagallo perche' parlava troppo...Posted Image

Ha anche diseredato il figlio perche' gli ha visto creare una pagina HTML usando una tabella!!!

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Alberto,

il "Real Wordl" non e' una metafora, e' la realta' ed e' con lei che bisogna fare i conti. Certo, non tutti ne sono convinti: un mio amico militare soleva dire: "Se la realta' non coincide con il modello, tanto peggio per la realta'!".

Lui pero' faceva autoironia.

Dai tuoi messaggi traspare che sei molto appassionato di una tecnica (che ha i suoi grossi meriti ed i suoi grossi limiti) e sei anche probabilmente molto giovane. Un po' tutti quelli che hanno esperienza in questo Forum ti stanno consigliando di cercare di vedere le cose in maniera un po' meno radicale, fondamentalmente nel tuo interesse. Noi l'errore di innamorarci di una tecnica di programmazione l'abbiamo gia' fatto tutti, abbiamo tutti subito il trauma della delusione amorosa e penso piu' o meno tutti ne abbiamo tratto esperienza, almeno a giudicare dal tono degli interventi di molti.

Renditi conto che fai parte (come molti di noi) della categoria dei "computer geeks", che e' tutt'altro che maggioritaria nel mondo. La realta' e' che il famoso 90% del mondo (casalinga di Voghera compresa) non ragiona come noi: la programmazione non e' proprio un'opzione.

Se ti capitera' di andare un po' in giro per l'Italia, avrai modo di vedere come i problemi siano ben altri e ben piu' profondi per lo sviluppo della nostra cultura informatica.

Il termine "Digital Divide" non e' una metafora, e' anch'esso una realta'. E non si applica all'Africa, si applica all'interno dell'Italia stessa. Il problema e' dare la possibilita' a tanti bambini di familiarizzarsi col computer, altro che parlare di CSS con le madri casalinghe!

Quanto al discorso di movimentare l'economia con i piccoli consumi... lasciamola alla pubblicita'-progresso(?).

Ti racconto solo una cosa: partecipando ad una mega-autocelebrazione di Telecom Italia qualche hanno fa, l'allora Amministratore Delegato di una azienda del gruppo, dati alla mano, fece vedere come Telecom Italia avrebbe potuto tranquillamente potuto rinunciare a tutta l'utenza domestica tradizionale. I 30 milioni di utenti domestici, se non ricordo male, generavano qualcosa come si e no il 3% del fatturato.

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Paolo Russo > 30 milioni di utenti domestici generavano solo il 3 per cento del fatturato, ma facevano miliardi di telefonate e parlavano di Telecom, e creavano i presupposti - l'humus, il background (o come vogliamo chiamarlo) - per il business di Telecom...

Cioe', intendo dire che il successo di uno sport come il calcio dipende soprattutto dal fatto che 30 milioni di 'peones' possono PARTECIPARE (magari solo facendo due colonne al Totocalcio: spendono 1 Euro, e partecipano). E discutono di calcio tutta la settimana, anche se poi non e' da queste discussioni che Galliani ci guadagna.

Tornando ad Internet, bisogna fare in modo che tutti *partecipino* e non siano solo spettatori passivi. Bisogna coinvolgere il maggior numero di persone. Il business non arriva direttamente, ma puo' svilupparsi solo se ci sono questi presupposti.

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>30 milioni di utenti... e creavano i presupposti - l'humus, il background (o come vogliamo chiamarlo) - per il business di Telecom...

Semplicemente, non e' questa la storia di Telecom Italia. Ma ci porterebbe molto piu' OT di quanto non siamo gia'.

D'accordissimo che e' importante la partecipazione degli utenti, ma partecipazione non vuol dire sviluppo del proprio sito. Vuol dire piu' semplicemente l'uso dei servizi offerti dagli altri. Poi nessuno impedisce a nessuno di divertirsi a farsi il proprio sito, ma non e' quello il punto critico. In piu', l'interazione dell'utente "normale" ha molto piu' senso che si esplichi con strumenti quali la mail, le news, i giochi on-line, ecc...

A volte ho l'impressione che tu faccia un po' di razzismo velato nei confronti dei non programmatori, quasi fossero "internet-challenged"...

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