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Ad Armi Pari

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<FONT COLOR="ff0000">--- ma davvero pensi che in 300 anni il problema sara' il formato?

In soli 30 anni non leggerai piu' nulla per ben altri motivi: non troverai piu' in giro un device in grado di leggere un cdrom, gli os nono saranno piu' capaci di leggere i filesystem attuali ecc. </FONT>

E` vero ma utilizzando vecchie apparecchiature o apparecchiature costruite ad hoc sarebbe sempre possibile trasferire un file digitale da un supporto obsoleto a uno moderno, poi pero` ci si ferma, il file continua a rimanere una fila di zeri e uno se non vengono approntati programmi in grado di leggerlo e che girano sugli OS moderni.

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Il digitale è effimero, volatile, persino virtuale in molti sensi. E come tale deve governare solo documenti e dati di questo genere.

L'archiviazione permanente di dati digitali (che costa molto, perchè prevede come minimo un ciclico aggiornamento di tutti i device di lettura e scrittura) ha senso solo per istituzioni che effettivamente hanno un vantaggio competitivo nel reperire informazioni velocemente, cosa che la carta non garantisce. Penso alla Food and Drug Administration, che può archiviare migliaia di studi clinici in modo da poterli revisionare e controllare senza dover mettere su squadre di "archeologi" della carta.

Per tutto il resto il digitale è un soffio di vento di primavera, che ci smuove il ciuffo, e che sarà seguito da un altro refolo, che rimetterà il ciuffo al posto di prima, senza che ne rimanga memoria alcuna.

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Ho letto il disegno di legge: http://softwarelibero.org/altri/cortiana.shtml

Mi pare si tratti per lo piu' di affermazioni generiche ma 'di principio', che in quanto tali possiamo senz'altro sottoscrivere. Se non altro per evitare che la Pubblica Aministrazione italiana finisca per appaltare al monopolista Microsoft una gigantesca fornitura di software dedicato.

Poi si trattera' di definire piu' dettagliatamente le modalita' di intervento della P.A. sulle soluzioni tecniche da adottare.

Pongo una domanda: ...se il W3C, approvando le 'licenze', concedera' l'uso dei suoi linguaggi solo dietro il pagamento di una quota, questi formati che oggi sono 'liberi' verranno considerati 'proprietari'?

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Dopo aver letto le risposte alle domande che gli abbiamo posto, ho rafforzato l'opinione, preconcetta, lo ammetto, che il Senatore abbia una idea solo molto parziale di quello di cui parla.

Quale e' il significato di " lo sviluppo condiviso di software con l'accesso al codice sorgente amplierà la partecipazione consapevole e lo sviluppo di applicazioni specifiche ed efficaci in tutti i dipendenti delle PA e non solo in una casta di tecnocrati nelle loro torri d'avorio"?

Io francamente non ne capisco il senso, vuole forse dire che tutti gli impiegati comunali, grazie all'adozione di OpenOffice in luogo di MS Office, si trasformeranno magicamente in programmatori?

E ancora, quale puo' essere la differenza fra il poter leggere il codice di linux e quello di windows (dal sito MS: The Government Source Licensing Program (GSLP) provides government organizations with access to Microsoft® Windows® source code)?

Se ne facciamo una questione di principio, abbiamo comunque la facolta' di leggere il codice, quindi non cambia nulla.

Se invece Open Source e' una alternativa per la sua economicita' (come infatti lasciano intendere i governi di altri paese che hanno adottato linux e altri prodotti coperti da gpl), sembra contraddirsi la logica del Senatore, che, a quanto capisco, ne fa piu' una questione politica e sociale, e magnifica le possibilita' taumaturgiche della esposizione ai sorgenti in C.

In definitiva, alle difficolta' e problematicita' espresse (che sono solo le piu' banali e certo non esaustive della questione), il Senatore non ha saputo o voluto dare una sola risposta pertinente.

Vorrei specificare che, personalmente, non sono affatto contrario alla adozione di Linux (o Mac o FreeBsd) nella Pubblica Amministrazione, ma sono anche ben lungi dal volerne fare un dogma imposto per legge ed in ogni occasione.

Esistono dei settori strategici dello stato in cui e' palese che sia indispensabile poter accedere al codice sorgente delle applicazioni impiegate (penso alla Difesa ad esempio, e sono abbastanza certo che le soluzioni attualmente impiegate gia' prevedano la visione del codice), cosi' come esistono delle attivita' per le quali molto probabilmente una scelta Open e' piu' performante, sicura ed economica degli omologhi MS (penso a Linux+Apache per i portali della PA), ma, appunto, si giudichi caso per caso, che e' pratica ben diversa dal voler *imporre* acriticamente e per legge qualcosa che neppure e' chiaro cosa sia (vedi la risposta ai vari tipi di licenza proposti), e che si estende dal backend al desktop passando per il middleware, senza valutazioni sulla economicita' , fattibilita' e opportunita' della cosa.

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Leggendo la proposta di legge, intanto trovo sbagliate le premesse.

La proposta dice:

"Dalle attuali indicazioni di mercato è legittimo ritenere che quasi tutti questi computer funzioneranno con lo stesso sistema operativo (Windows o qualche successore) di proprietà di una sola azienda, tra l'altro non europea. Di questo sistema operativo non sarà possibile sapere esattamente cosa farà e come (per mancata messa a disposizione del codice sorgente)"

Tralasciando pure il fatto che tutti noi ignoriamo il funzionamento di quasi tutti gli apparecchi casalinghi (dalla tv all'hi-fi passando per il computer), e comunque la semplice possibilita' di leggere i sorgenti non implica affatto che io li legga o li capisca, la proposta di legge continua:

"... Questo è il punto di partenza per capire l'importanza di una futura diffusione di uno o più sistemi operativi liberi, cioè la cui proprietà non sia di una singola azienda ma governata da una licenza d'uso che ne garantisca la possibilità del libero utilizzo, scambio, studio e modificabilità (GPL= General Public Licence). "

dunque si cita *solo* la GPL, che non e' affatto l'unica licenza che permette di leggere i sorgenti!

E ancora: "L'assunzione di questo sistema operativo, più economico, più efficace, più sicuro nell'ambito della Pubblica Amministrazione non è una scelta amministrativa, ma una scelta eminentemente politica, capace di modificare la dinamica dello sviluppo del nostro Paese. "

Questo e' ridicolo: dove sono gli studi che *dimostrano* le virtu' di maggiore efficacia, economicita' e sicurezza di linux per la PA?!

Magari e' vero, percarita', ma in base a cosa lo si afferma?

E, cosa ancora piu' comica, lo si afferma *a prori e per tutti i settori della PA*, senza porre distinzioni tra backoffice o desktop.

E vediamo il testo di legge vero e proprio:

" La Pubblica Amministrazione che intenda avvalersi di un software non libero, deve motivare analiticamente la ragione della scelta.

4. Della eventuale maggior spesa, derivante da una scelta in senso contrario non appropriata, risponde patrimonialmente il responsabile del procedimento"

E della eventuale maggior spesa per adottare sw libero chi risponde?

Voglio dire: come calcoliamo i costi? Teniamo conto solo dell'acquisto? Ma tutti sappiamo che ormai la pratica piu' reale e' quella di considerare il Tco (total cost of ownership), dunque e' possibile che in determinati usi e settori l'adozione di sw non libero sia piu' conveniente nel medio periodo.

(E anche nel breve: supponiamo di necessitare di un sw che non esista attualmente nella forma "libera" descritta dal testo di legge, ma sia in commercio in forma proprietaria. L'unica scelta possibile e' *fare sviluppare il sw appositamente*. Ovviamente i costi possono essere ben superiori alla adozione del sw proprietario...)

"Entro anni tre dall'approvazione della presente legge gli enti della Pubblica Amministrazione adeguano le proprie strutture"

Questo e' veramente discutible: anni di formazione e di spese per sw che magari funzionano benissimo e sono collaudati devono essere buttati a mare.

In tempi di vacche magrissime per le casse dello stato, io francamente non me la sento di avvallare qualcosa di simile.

Facciamo un sondaggio: chi vuole un aumento delle proprie tasse per favorire il principio della adozione del sw libero?

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A rafforzare la mia tesi, leggo proprio nell'interessante pdf "Open Source scenario e prospettive" ospitato sul sito della AIPA:

"non e' detto che il TCO di una soluzione Open Source sia minore di una soluzione proprietaria ma normalmente la soluzione open source offre una maggiore flessibilita' nell'impiego del budget disponibile"

Il documento mi sembra molto ben redatto, e, oltre ad evidenziare i vantaggi di una soluzione Open (sicurezza, flessibilita', interoperabilita'), elenca anche i problemi di linux (supporto non garantito, insufficiente scalabilita', portabilita' non garantita, mercato instabile, carenza di applicazioni business, carenza di drivers).

Ancora: "il software open source e' estremamente vantaggioso per realizzare sistemi di servizio "installa e dimenticami" quali mail server, web server e file server ... Soluzioni open source risultano al contrario meno vantaggiose in architetture piu' complesse, in generale in sistemi hi-end".

Vengono inoltre evidenziati i problemi di migrazione e di formazione.

Questo solo per ribadire che va bene scegliere open e linux, ma valutando attentamente da caso a caso, e non obbligando a questa scelta per legge.

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Cosa proponi??? Troppo facile criticare e basta... Per completezza dovresti anche dire dove vuoi arrivare. Come dovrebbe comportarsi la PA???

Per me è giusto affermare il principio <B>GENERALE</B> secondo il quale il sw open sia da preferire a quello chiuso e proprietario.

Ovviamnete imporre l'obbligo assoluto è sbagliato, ma il testo in questione impone solo di giustificare l'eventuale scelta di sw proprietario, il che mi sembra sensato.

Insomma se il corrispettivo "open" non esiste basta solo farlo presente ed acquistare quello "closed", non sviluppare per forza un'alternativa libera (come paventi nel tuo esempio finale...).

Tra l'altro è lecito chiedere *dimostrazioni* di ciò che si dice ma non mi sembra che tu dia il buon esempio: chi ha detto che favorendo il sw "FOS" di debbano aumentare le tasse???

Personalemente ritengo l'opposto; adottare sw propritario significa dipendere da un solo fornitore il che è sempre pericoloso e (come è in genere dimostrato) anche economicamente sconveniente.

Invece il sw open non ti lega mai ad una solo soggetto, questo è l'importante.

L'esempio del tv-color, dell'Hi-Fi e degli elettrodomestici è particolarmente calzante.

In caso di assistenza, se il guasto rigurda un componente proprietario, devo rivolgermi per forza al produttore con gli alti costi che tutti conosciamo (esempio pratico: mi hanno chiesto 50€ per il trasformatore di un micro-onde pagato 139.000 lire...).

Cisco

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>Cosa proponi??? Troppo facile criticare e basta... Per completezza dovresti anche dire dove vuoi arrivare. Come dovrebbe comportarsi la PA???

--- non voglio arrivare da nessuna parte, vorrei solo che si lasciassero perdere i disegni di legge e si usasse solo il buonsenso, valutando le opportunita' caso per caso.

Vorrei che, se proprio ci scappa di legiferare, si chiarissero meglio i principi guida della faccenda, e si chiarisse se si intende valutare il tco di una soluzione o si valuta solo il costo di acquisto. Se, come ovvio, si valuta il tco, si devono esplicitare le formule sulla cui base e' calcolato.

>Ovviamnete imporre l'obbligo assoluto è sbagliato, ma il testo in questione impone solo di giustificare l'eventuale scelta di sw proprietario,

---- "La Pubblica Amministrazione è tenuta ad utilizzare, nella propria attività, programmi per elaboratore elettronico dei quali detenga il codice sorgente."

*E' tenuta*.

Ovviamente tu puoi ricordarmi il capoverso in cui si dice:

"La Pubblica Amministrazione che intenda avvalersi di un software non libero, deve motivare analiticamente la ragione della scelta."

Benissimo, io vorrei che si motivasse comunque analiticamente la adozione di un sw, sia esso open o proprietario.

Non ho alcun problema ad accettare un sw open, anche se costa di piu', se mi si dimostra che la scelta e' motivata.

Per questo ritengo l'uso di una legge inutile e anzi dannoso: scegliamo di volta in volta la soluzione migliore per il problema in questione.

Occorre legiferare per stabilire un comportamento simile?

>chi ha detto che favorendo il sw "FOS" di debbano aumentare le tasse???

---- nessuno: e' un paradosso, ma neppure troppo azzardato.

Due esempi:

1- il pacchetto X e' closed, ed e' gia' adottato dalla PA, che ne ha comperato le licenze, e formato il personale per l'uso.

Ricorda che parliamo di migliaia di utenti e di pacchetti sw. Ovviamente le licenze garantiscono anche il supporto.

L'uso e' stato affinato negli anni, ed e' ormai pienamente produttivo.

Sul mercato esiste la alternativa Z, open.

In nome della nuova legge, si decide di passare da X a Z.

Ci sono costi di implementazione, di formazione e di supporto.

E' possibile (nota: non dico che necessariamente accada) che una simile soluzione possa essere piu' costosa di quella closed.

2- La ASL adotta un sw closed gia' pronto e sviluppato e testato e in commercio; vogliamo forzatamente una alternativa open e la commissioniamo alla sw house PippoSoft, questa avra' un certo costo.

Non parliamo di un sw da poco, ma di roba che costa anni di sviluppo e di debug, piu' la implementazione e la assistenza.

E' possibile (nota: non dico che necessariamente accada) che una simile soluzione possa essere piu' costosa di quella closed.

In entrambi i casi l'open puo' costare di piu' ---> occorre spendere di piu'.

O togli i soldi da altri comparti della PA, o aumenti le tasse...

Io e te possiamo essere d'accordo sulla base del principio del sw open, ma quanti lo sono?

Io non scommetterei che si tratti di una questione cosi' sentita dal cittadino medio, che immagino abbia ben altre priorita' di spesa.

E siccome siamo in democrazia...

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Si presume che il software Open costi di meno a livello di licenza di quello prodotto dalla ditta XXX.

Se devo dotare gli uffici di un comune con 40 postazioni di Office per windows e 40 di star office o open office quanto spendo?

Se devo dotare gli stessi uffici di Windows XP professional o Linux Red Hat quanto spendo?

Con il costo attuale delle licenze pensi che il costo del software sia ininfluente rispetto alla formazione?

Perche' dovrebbero aumentare i costi se smetto di utilizzare Windows?

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