Nikon D3... troppo tardi?


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Penso allora di passare ed accontentarmi del dx; tanto per avere il formato pieno su Canon mi pare bisogna andare sulla 5d che costa appunto sui 2300 euro, e a parità di mpixel, le Nikon costano sensibilmente meno, ma non so se questo tipo confronto possa avere un valore tecnico.

Ma per il DX mi spiegate se posso usare senza problemi evidenti il mio 28-80?

Nessun problema, ma avrai l'equivalente di un obiettivo 42(quindi un po' più ampio di un classico 50 mm)-120.

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Ciao, ho letto l'opinione e faccio un paio di commenti spontanei, non per evidenziare inesattezze (come per esempio citare la Nikon Pronea tra le digitali... era una gamma di fotocamere APS, che hanno avuto anche un discreto successo di mercato, pur nell'insuccesso generale del formato APS, ma di questo flop non si può accusare Nikon, che era solo una delle case a spingere questo "tentativo di sopravvivenza della pellicola", ma molto di più le case produttrici di pellicole, Kodak in prima linea). Mi permetto di intervenire non per contrastare l'opinione del fotografo in questione (che non ho il piacere di conoscere, o almeno mi pare). Piuttosto, perché sul discorso del pieno formato c'è tanta cattiva, scarsa, o addirittura malsana informazione. Si parte da un approccio filosofico, e spesso feticista dei fotografi. Sono nati tutti con l'idea del formato, più grande è e meglio è. Questo era vero (e nemmeno del tutto) quando si parlava di pellicola. Il "medio" e il "grande" formato ormai sono da considerarsi come una soluzione che ha senso solo per pochissimi (per non dire nessuno...) e comunque non più elemento distintivo e assimilabile alla qualità. Abbiamo, nell'ultimo anno, fatto diversi interventi tecnici in vari convegni (AdobeLive, Canon Digital Symposium) dove abbiamo dimostrato con fatti e con prove scientifiche del fatto che le differenze tra piccolo e medio formato non possono più avere senso.

Ma veniamo a noi. Nikon, dopo anni, ha presentato una fotocamera pieno formato (quasi... fa sorridere il 23,9 mm del lato corto, un decimo di mm più piccolo), ma la cosa che fa più pensare è la potenzialità di lavorare in multiformato: pieno formato (FX), DX e 5:4. Sembra una banalità, ma in realtà risponde a molteplici esigenze: sul grandangolare spinto meglio il pieno formato, nella foto d'azione meglio il DX (anche se si perdono pixel, il vantaggio è un aumento di velocità di scatto in termini di fotogrammi al secondo), per la stampa (foto di matrimonio, per esempio) il formato 5:4 che rende più facile la stampa automatica (e questo, in certi campi, è un vantaggio). Il pieno formato non è detto che sia la soluzione assoluta, e non sempre la migliore, ma è quella che il mercato chiede, e quindi sia Nikon che Canon la propongono (Canon da qualche anno, rinnovato da qualche giorno sulla sua Canon EOS-1 Ds MarkIII, con 21 milioni di pixel). Dal punto di vista pratico e tecnico, è più facile lavorare su formati leggermente più piccoli, ottimizzando la risoluzione delle ottiche (ridisegnandole: perché tutti fanno le pulci al formato per volere usare ottiche vecchie di decenni? La qualità ottica delle nuove ottiche è parte fondamentale per la resa dell'immagine finale, altro che risoluzione e formato!) e lavorando comunque con risoluzioni buone, pixel non troppo piccoli e specialmente con microlenti in grado di convogliare l'immagine in modo più adeguato. Non è vero che sensori più grandi siano sempre la soluzione migliore: hanno una migliore gamma dinamica, ma hanno anche difetti (rumore). Il compromesso, come al solito, spesso è la strada migliore: troppo piccoli è un fatto negativo (vedi le compatte), molto grandi non sempre garantiscono la qualità migliore.

Di questa macchina, e vi assicuro che non è mio interesse parlarne bene o male, ma solo parlarne in modo corretto, visto che mi occupo di questo settore dell'informazione con il nostro sito, va evidenziata (e il fotografo sembra non esserne interessato, mentre è quella la maggiore rivoluzione qualitativa) la conversione a 14 Bit colore. Abbiamo testato a lungo la Canon EOS-1 D Mark III, la prima con questa caratteristica, ed è incredibile la qualità, specialmente nelle zone d'ombra (e di conseguenza nelle situazioni di luce scarsa... per esempio usando sensibilità elevate). La Nikon D3, ed anche la nuova D300 (così come le Canon Ds Mark III e la D40) lavorano a 14 bit. E solo questo sarebbe sufficiente per dire... le voglio!

Ci sono tante altre cose che fanno di questa nuova generazione di fotocamere professionali una grande evoluzione, e sarà sul campo (e non sui comunicati stampa, e nemmeno nelle opinioni un po' "affrettate") che si capirà chi vincerà la sfida. Credo che aziende come Nikon, Canon e poche altre meritino più rispetto, e meno giudizi affrettati. Lavoro da venti anni nell'informazione della fotografia professionale, e se ho imparato qualcosa è che la qualità non si giudica dai numeri, ma dai risultati. Nessuno ha visto i risultati della D3 (chi li ha visti ha visto comunque risultati di prototipi), io ho visto risultati della nuova Canon, e vi assicuro che l'evoluzione è netta; credo che sarà netta anche in casa Nikon, e non certo per il pieno formato.

Un'ultima cosa, in questa risposta molto lunga (che spero però possa essere utile, e non polemica): E' vero, ci sono evoluzioni nei sensori ma quelli citati dal fotografo che ha aperto questa discussione, quelli di Kodak per intenderci, sono per ora finalizzati ad applicazioni consumer (finiranno su compatte Kodak) e non è detto che, pur più evoluti a parole, lo siano anche nei fatti: ne è la prova il sensore Foveon "pancromatico" usato sulle Sigma: interessante come progetto, ma inferiore nella resa finale rispetto ai prodotti "top". Non sempre si possono applicare prodotti ancora "acerbi" in produzioni professionali che hanno bisogno di una resa perfetta, non di parole.

Grazie se siete arrivati in fondo, e scusate: di questi temi viviamo e quindi cerchiamo di contribuire nel fare chiarezza: tutti i giorni sul nostro sito, ogni tanto intervenendo con commenti e risposte come in questo caso. Buon lavoro a tutti

Luca Pianigiani - jumper.it

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Accidenti...

bastano 5 giorni di assenza per trovare un putiferio scatenato dalle campane dei soliti campanili, con tanto di arrampicate sugli specchi, retromarce preveggenti, falli di reazione, intervento dell'arbitro e...

chicca delle chicche, Luca Pianigiani per la prima volta (?!) su macity a riportare la questione sulla fotografia !

ciao

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290 scatti in 3 giorni ti bastano?

Cmq a me non mi si incendia nulla. Forse la coda si incendia a qualche promoter della concorrenza sotto mentite spoglie che cerca di fare proselitismo diffondendo notizie (assolutamente)false e (parecchio) tendenziose sui forum pubblici.

Mi sono divertito un mondo a sgamarli anche su dpreview.com.

Ciò che veramente non sopporto sono la marea di amenità che si scrivono anche in questo caso, come anche evidenziato dall'amico macusque che di esperienza ce n'ha da vendere.

uhm... situazioni da dermatologia e Antitrust !

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Sono perfettamente d'accordo con Luca Pianigiani, leggo i suoi articoli dai tempi di Fotonotiziario, i suo intervento è molto attento ed equilibrato, privo di polemiche, come è giusto che sia.

Nel mio intervento non ho voluto e non voglio iniziare adesso a fare polemiche, poiché la discussione è in generale sul formato e non sulle marche.

Per liberare dalla mente di qualcuno da questo dubbio, premetto che personalmente, tanto per citare dei marchi, uso Fuji, Nikon e Canon, ottengo dei risultati eccellenti con tutte le macchine.

Il fatto che Nikon abbia presentato il formato pieno, con tutta probabilità porterà dei benefici a tutti, ci sarà più scelta, più concorrenza porterà ad un rinnovo dei modelli con maggiore rapidità,

la Canon per esempio, mentre il modello EOS 1 D lo ha rinnovato in modo più rapido, il modello superiore la Ds da 16 mega è stata rinnovata solo da poco con un modello da 21 mega, questo probabilmente perché fino ad oggi era l'unica sul mercato con quella risoluzione.

Buon lavoro a tutti.

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Caro Luca,

che piacere la tua risposta! E ci hai visto proprio giusto: è stata una reazione spontanea ed epidermica, affrettata, scritta di getto la sera dell'annuncio e poi sottoposta ai lettori. Come altri in queste righe, mi fai notare la mia distanza dal giornalismo: niente di più vero, sono un fotografo.

Quanto alle vicende Nikon: per esperienza, non mi sbilancio su un dato tecnico, seppur rilevante, prima di averne la conferma sul campo. Il salto da 12 a 14bit è abissale, sono con te, ma come verranno impiegate queste informazioni aggiuntive è questione talmente tecnica e talmente riservata che a noi non toccheranno esami scientifici, ma solo prove sui set. Ti confesso che sono anch'io molto fiducioso, in ogni caso.

Se è vero, come è vero, che grandi aziende meritino più rispetto, lo stesso lo meritano anche i clienti: forse l'essere un passo più lontano dal mirino ti aiuta a smorzare il commento appassionato e la tua grande esperienza ha il suo peso, non solo in chilogrammi; ma hai un passato da fotografo e non puoi non convenire sulla condizione inaccettabile di trovarsi all'improvviso privati di un prezioso corredo e di un importante investimento economico.

Riflettevo sul fatto che, dai pochi fotografi orientali di cui si abbia traccia nei dibattiti in rete, emerge un'opinione completamente opposta alla mia e te la sottopongo: conservare il vecchio corredo non è vantaggioso, specie in epoca digitale, aggiornarlo con buona frequenza consente una migliore competitività.

Ciò che non mi convince di questa opinione, applicandola a Nikon, il problema che ho dovuto affrontare io (ma che sembra negletto) è la resa prospettica degli obbiettivi: il parco ottiche DX non copre con prodotti professionali gli angoli di campo tipici (mancano tutte le ottiche fisse "base": normale, grandangolo, grandangolo spinto, tele, tele da ritratto, tele spinto. Tradotti in lunghezze rapportate al formato: 33mm, 19mm, 13mm, 56mm, 70mm, 120mm), ma aggiunge tre focali, o sovviene alle lacune, secondo i punti di vista, specifiche per il formato del sensore. Si tratta di un fisheye, di uno zoom da grandangolo spinto a grandangolo e di uno zoom da grandangolo a medio tele. Tralascio di proposito tutte le altre, perché al di sotto dei requisiti minimi per l'uso professionale (Certo: qualcuno ora obietterà che l'effetto flou ottenuto spalmando vaselina davanti e dentro un DX 18-70 è impagabile..)

Ciò premesso ti porto due esempi di problemi vissuti: una riproduzione in pianta di soggetti entro il formato A4, ripresa con un 60mm Micro, richiede con un sensore DX di allontanarsi di circa 30-40cm dal soggetto rispetto ad una analoga realizzata in pellicola o su sensore pieno. Potrà sembrarti cosa micrima e cavillosa, ma il fattore di riproduzione cambia, la resa dell'ottica diminuisce, la colonna forse non basta più e, su tutto, si viene ad impressionare un'immagine che – già in partenza – ha delle caratteristiche qualitative inferiori.

Secondo esempio. Ripresa in interni con grandangolo: la serie di ottiche da architettura (i decentrabili, gli ottimi 18mm f/3,5 e 20mm f/2, per non dire dei 28mm e 35mm) è del tutto mortificata, poiché la separazione dei piani prospettici e la distorsione grandangolare risultano innaturali in immagini così ritagliate: senza l'abbondanza dei bordi, lo schiacciamento tende al posticcio e l'unica via per avere un'immagine completa con angolo di campo di 100°, per esempio, è quella di ricorrere non più al 18mm f/3,5, ma al DX 12-24 f/4 impostato a 12mm. Fin qui nessun problema: basta comprarlo. Ma discende da ciò la conclusione limpida che tutti i vecchi grandangoli andavano sostituiti.

Peccato che non ci fossero tutti, ma solo uno zoom per tutte le esigenze.

Peccato per il marketing Nikon, di tutt'altro avviso in materia. E peccato pure per il fatto che, oggi, tutto ciò sembri solo un lungo purgatorio a cui sono stati sottoposti per lo più i fotografi professionisti.

E che senso ha avuto, allora, abituarsi ad usare, per esempio, un 50mm come un 75mm? Forse che lo schiacciamento di piani del 50mm aumentava semplicemente montandolo su un sensore DX e ora, magicamente, tornerà normale?

Non ho mai preteso un sensore più grande, anzi: mi avessero proposto 12 microlenti pari alle mie, avrei fatto cambio. Con grande rammarico, ma l'avrei fatto: personalmente ho trovato fastidiosa questa transizione incompiuta e il sospetto che le ottiche DX fossero un palliativo provvisorio.

Concludo. Sappiamo bene entrambi che la fotografia non è soltanto una macchina che ti ruba l'abbondanza nell'inquadratura – anche perché, per fortuna, ne hanno inventate altre che non lo fanno – ma è anche un piacere nel guardare e nell'afferrare: tutti i discorsi più o meno tecnici sono di una noia mortale, anche quando sono necessari. Il mio rammarico è di aver usato in questi anni molte macchine diverse dalla mia cara, affezionatissima Nikon e non certo per questioni feticistiche di dimensioni: viene semplicemente il momento in cui devi fare i conti con la concorrenza e, nel mio caso specialissimo, il divario è stato amplissimo.

A presto.

Giorgio Pedretti

p.s

Quanto a Pronea: mi scuso con i lettori, è uscita una frase pasticciata. Di "anacronistico" aveva l'aps (giudizio personale), di "digitale" aveva l'odore quasi mai più ripetuto di un'ottica ad hoc, non compatibile con la baionetta F. Rimane una fotocamera a pellicola, esattamente come scritto da Luca.

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Sono contento che l'argomento sia cresciuto, grazie al contributo di tutti. Quando si scende nel dettaglio, è ovvio che i problemi ci sono: abitudini, set, metodologie di lavoro specifiche non possono non risultare compromesse da un cambiamento di formato. Quello che contesto, da anni, è l'atteggiamento a prescindere: ricordo ancora, nella metà degli anni '90 quando i fotografi si dicevano disposti a passare al digitale quando ci sarebbe stato un sensore 4x5 pollici su banco ottico. Mi chiedevano: quando ci sarà? Rispondevo senza titubanze: mai. E' stato così: in studio il "mirino" è diventato il monitor, che volendo può essere anche di 30 pollici!

Analizzando seriamente, sono convinto che oggi le fotocamere di nuova generazione (con o senza pieno formato, a seconda delle esigenze) siano in grado di offrire qualità eccezionali, che fanno dimenticare senza rimpianti tutto il passato. Mancano ancora alcune cose: alcune ottiche professionali proprio per il formato DX (concordo), mancano sistemi efficaci di basculaggio e decentramento sui piccoli formati (c'è qualcosa, e non ditemi che ... tanto c'è Photoshop, che risolve, ma non previene). E manca una triste convinzione: che il digitale, nelle sue massime prestazioni, richiede ottiche ottimizzate, anche se è comodo (guardo il mio portafoglio e dico... si... sarebbe comodo!) che si potessero utilizzare le ottiche usate sulla pellicola. A volte si, ma servirebbero proprio ottiche nuove (che in gran parte, ovviamente, ci sono, anche se forse non nella nostra borsa). Il problema non è il formato, è l'ecosistema, al quale dobbiamo adattarci (noi, e le aziende).

In tutto questo, poi ci sono i compromessi: nostri (che non vorremmo cambiare, che vorremmo usare a vita quello che abbiamo faticosamente acquistato) e quelli delle aziende (che devono fare conti complessi di aggiornamento dei prodotti, misurare il ritorno, gli investimenti, i numeri, il magazzino). Olympus ha seguito la strada giusta: un nuovo sistema (il 4/3) con ottiche ridisegnate: in qualche modo ha detto: ragazzi, cambia tutto! Lo ha fatto perché non aveva un parco di installato da proteggere nelle tasche (borsoni) dei professionisti. Se Nikon e Canon avessero detto: da oggi butta via tutto... probabilmente avrebbe ricevuto delle sonore pernacchie (e comunque, il sistema Olympus E non ha ottenuto un grande successo tra i professionisti, anche perché non comparabile, nella sua globalità, a Nikon e Canon per le esigenze professionali). Si va per gradi, è più facile cambiare corpo che corredo di ottiche, ma strada facendo bisognerà cambiare tutto. Per questo, a volte, specialmente ai giovani (sob... come mi sento vecchio) consiglio di comprare la fotocamera di livello inferiore rispetto alle aspettative e ai desideri (D300 e non D3; 40D e non Mark III) ma di investire la stessa cifra in ottiche eccellenti. A meno che, ovvio, non servano proprio le caratteristiche estreme (9, 10, 11 fts, oppure 21 milioni di pixel).

Per togliere, o quantomeno ridurre questi dubbi (che sono oggi importanti quasi quanto quelli dei primi tempi del digitale) cerchiamo sempre più di parlare e di approfondire con chiarezza. E' vero che ci possono essere differenze di visione, tra i fotografi che tutti i giorni scattano immagini, e il giornalista che cerca di interpretare le evoluzioni. Ma proprio per questo il lavoro che svolgiamo è a diretto contatto e sinergia tra tutti coloro che lavorano in questo mercato, per raggiungere un livello di approfondimento più ampio, e più vicino alla realtà. La porta di Jumper.it è sempre aperta e dedicheremo sempre più sforzi per migliorare. Buona giornata a tutti

Luca Pianigiani- www.jumper.it

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Nessun problema, ma avrai l'equivalente di un obiettivo 42(quindi un po' più ampio di un classico 50 mm)-120.

In realtà ho un il 28-85 Nikon; vorresti dire che le ottiche subiscono uno "scatto" in avanti, il 28 diventa 42 e l'85 un 120 o giù di lì? Scusate, ma non ho grandi conoscenze tecniche specialmente sul digitale che non ho mai usato, solitamente mi concentro più sull'immagine. (Scherzo è su epson ecc! :) )

Gli interventi di Luca e Giorgio sono stati utilissimi.

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Il fatto che la qualiltà tra formato pieno e ritdotto sia la stessa su questo non ci piove, al fotosimphosium teneuto da pianigiani dove venivano discusse queste prove ho partecipato anche io, quello che però ha di più un formato maggiore è la bellezza dello sfocato, e la migliore separazione dei piani a focali equivalenti.

Per me questo basta e avanza.

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In realtà ho un il 28-85 Nikon; vorresti dire che le ottiche subiscono uno "scatto" in avanti, il 28 diventa 42 e l'85 un 120 o giù di lì? Scusate, ma non ho grandi conoscenze tecniche specialmente sul digitale che non ho mai usato, solitamente mi concentro più sull'immagine. (Scherzo è su epson ecc! :) )

Gli interventi di Luca e Giorgio sono stati utilissimi.

Esatto. Ma più che "scatto in avanti" si deve parlare di "ritagliamento dell'immagine", perché la profondità di campo rimane quella della focale originale. L'angolo di campo invece cambia.

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Quindi ovviamente ritagliando lo zoom a 85, viene inquadrata una parte come se fosse un 120 se ho ben capito. Questo zoom come già detto lo pagai tantissimo, quando uscì quasi 900mila lire, non so fino a che punto mi convenga considerato che poi vorrei prendermi un 300, ma economico tipo un sigma o lo stesso nikon 70-300 versione diciamo consumer, ma mi sa tanto che non c'è alternativa, gli zoom per il dx non penso costino poco, qualcuno mi smentisce?

La questione della differenza tra i piani non la sapevo, molto interessante.

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